24 febbraio 2014

L'archetipo di Diana

Dedicato alla ministra Maria Elena Boschi


Indico la formella in marmo inserita nella mostra, ritrae Diana, la dea della caccia. Davanti a lei un cagnolino sollevato sulle zampe posteriori, colto nel momento di gioia, proprio del cane che sta per andare a caccia. Diana ha l'arco teso, i capelli raccolti e indossa la gonna corta...ma come la gonna corta?! le dee non portano la minigonna!!!
E invece Diana indossa una veste che le arriva quasi a metà coscia.
E pur con quella gonna corta, la vergine Diana non è certo seduttiva, piuttosto è altera, casta, ieratica. Quella gonna corta non serve per far vedere le gambe, no, è una concessione di Zeus per renderle più agevole l'attività della caccia. Come farebbe altrimenti Diana cacciatrice ad inseguire le prede nei boschi, negli incolti, con una veste lunga, che di sicuro resterebbe impigliata alle frasche?
E così Diana ottiene la gonna corta, per potere andare a caccia, ma in cambio fa voto di castità a padre Zeus!
Diana si cimenta in un campo maschile,anzi maschile per eccellenza, ma lo fa pagando il prezzo altissimo della rinuncia alla propria femminilità. Ecco cosa ci testimonia il mito.



E dunque penso alla politica, al sindacato, a tutti quegli ambiti della prerogativa maschile, dove troppe volte, ancora, nostro malgrado vale il mito di Diana.

E così se da un lato si accorcia la strada, non si fa gavetta e allora la favorita di turno ha gli attributi femminili primordiali bene in evidenza o quando invece è una donna che ha un'esperienza di tutto rispetto, ha intelligenza, ha competenza, ma cede al gioco maschile, del botox e più che un rappresentante delle istituzioni sembra una pornostar degli anni '70.
Oppure c'è chi come Diana, chi è autorevole, chi è stimata, chi arriva al vertice, ma ha una femminilità negata, una fisicità mortificata in giacche da uomo ed anche se è una bella donna, deve dare di se un'immagine brusca, spiccia e perfino un po'rude.

Quindi il nostro impegno precipuo da donne deve essere indirizzato a farci accettare nella nostra completezza, perché ogni modello unilaterale è mortificante! Tra la bella oca e la brutta intelligente, dobbiamo trovare il nostro spazio, guadagnarcelo da sole e protestare energicamente se non ce lo danno.
Quando protesti dicono che sei una rompicoglioni. Io ormai l'ho imparato e vado avanti.
Certo quando protesti lo devi mettere in conto, ma se non ti muovi da sola per i tuoi diritti, in un mondo ancora permeato di maschilismo, non ti regalano niente.
Semmai ti rifilano la bidonata tipo alla povera vergine Diana.
Invece dobbiamo tutelare anche la nostra femminilità, anche le nostre frivolezze, le nostre innumerevoli paia di scarpe, siamo così belle noi donne!


post di recupero: rientra nella spiegazione che per lungo tempo ho esposto alle giovani donne, alle ragazzine, quando tenevo percorsi didattici. 
Qua ometto i nomi, ma durante le mie esposizioni invece li dichiaravo come esempi. Una volta ho fatto una gaffe, perchè  come paradigma di femminilità negata ho citato una donna molto famosa, diciamo pure la Segretaria del mio ex sindacato, solo che la ragazza che avevo davanti era sua nipote...
La femminilità, o meglio, la sessualità femminile, quando non è addomesticata, è sempre stata tradizionalmente considerata un elemento di disturbo, anche in età pre-cristiana quindi la vera emancipazione femminile ci sarà quando sarà quando riusciremo a essere donne in gamba, sul lavoro, nella vita pubblica, nella partecipazione, essendo contemporaneamente anche femmine.



6 commenti:

Francesco ha detto...

non sono d'accordo, lo sai

e soprattutto so che avrò ragione nel non esserlo

diego ha detto...

la femminilità autentica è, già nella sua essenza, «sovversiva»; il problema fondamentale è che la femminilità, filtrata dagli occhi d’un maschio, è sempre e comunque deformata; una donna ci appare sempre in relazione al nostro gusto maschile, quindi di volta in volta la vediamo velata da un inevitabile pre-giudizio; non credo sia possibile, da un maschio la cosa meno peggio che puoi ottenere è una certa non volgarità; è un tema molto interessante, io consiglierei la lettura di «modi bruschi» di franco la cecla che ben disegna il pensiero maschile, nei suoi limiti

fracatz ha detto...

anche i romani andavano in giro a gambe scoperte, cosiccome gli scozzesi.
Anche noi da piccini non potevamo indossare i pantaloni lunghi, neanche d'inverno e non per questo ci ammalavamo.
Il freddo tempra i corpi e gli animi.
Poi venne il consumismo gli umani si rammollirono e lasciarono agli stilisti froci il compito di dirci come vestirci

Ernest ha detto...

con la lista che ci ha fornito Fonzie mi viene da stare in silenzio stampa... :)

Giò ha detto...

Ho sempre ritenuto piuttosto curioso che l'archetipo femminile sia, di volta in volta, la copia sbiadita del maschio (la famosa donna con le "palle", rende l'idea, ma crea qualche raccapriccio), o la donna che appaghi i desideri del maschio. Il femminino come esclusiva proiezione del maschile. In definitiva, all'immaginario collettivo manca un unto di vista, dunque, un pezzo di mondo, cosa che lo rende assai più povero. Personalmente, potendo scegliere, tra Elettra ed Ismene, preferirei un caffè con la seconda!

Biagioli Alessandro ha detto...

la vera evoluzione (?) ci sara quando sarete realizzate per quel che fate voi donne con traguardi da voi fissati..voi adesso vi sentite evolute quando arrivate a pensare come gli uomini e raggiungete i ns obbiettivi..ha più rivoluzionato la scuola Montessori con la sua visione femminile della scuola che le ministre .le donne che ragionano da uomo ,sono la negazione della femminilità ,la rivoluzione sessuale ha visto come parita il portare i pantaloni siamo fermi a quello.uno dei motivi è la scarsa solidarietà che cè tra voi donne ,donne di sx che danno della zoccola a quelle di dx ..gli uomini non si danno tra di loro offese cosi fanno branco anche se la pensano agli antipodi,ricordo Bertinotti che comunque ammirava erlusconi ,perché era il presidente del milan super vincente la sua squadra del cuore...