O tempora, o mores!

Rientro a casa passate le 8. E' già quasi buio. Ho con me una "nandina domestica" di cui sentivo un esagerato bisogno, dato che il mio giardino è carente di arbusti, così che quando le mie rose saranno tutte senza foglie, ci penserà lei, la "nandina domestica" a dare un po'di tono al giardino. Devo solo trovare una giustificazione con mio marito circa l'ennesima presenza vegetale da gestire. Perché io faccio come Penelope, cioè più o meno: mi disfo quasi settimanalmente di grandi quantitativi di piante, con la scusa legittima che non riesco più a gestirle. E poi ricompro. Risemino. Ritaleo. Molto ricevo un regalo, da amiche e colleghe. Così che per una pianta che parte, ne arrivano almeno tre.
Ma la "nandina mi serviva", accipicchia! E così me la sono trascinata nel suo bel vaso fino al cancello di casa.
Per poi ritrovarmi senza chiavi, sul marciapiede. Sotto gli sguardi perplessi di chi passa in auto, e per fortuna è una zona tranquilla questa.
Niente da dire: indosso un paio di jeans, un maglione blu che ha visto tempi migliori, diciamo quando ancora c'erano le lire.
E un giubbotto sportivo che praticamente ha tenuto a battesimo i miei acquisti in euro. Decisamente non indosso abiti succinti. Semmai stazzonati. Tardo grunge, si potrebbero definire.
Però mi scoccia star qua, ad aspettare il marito che ho prontamente avvisato "sono rimasta chiusa fuori!".
Mi metto all'angolo, dietro al pilastro. Mi nascondo insomma dal via vai di auto, in questi tempi di caccia alle streghe.
Ma poi penso che non ci può essere nessun equivoco, nessuna sfida ai decreti del ministero delle "pari opportunità"e mi tengo in braccio lei, la "nandina domestica".

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