"Il cammino della storia" di C. Pavese

Io frequento qualche volta colleghi, gente che scrive come me, e mi vuol bene. Ci vediamo un momento e parliamo con foga. L'altro anno mi dicevano tutti: "Si va all'estero. In Italia non c'è più niente da fare". Finiva che ci sarei rimasto solo e ci soffrivo. Poi nessuno è partito e ogni tanto ci rivediamo.
Uno di loro - un bravo giovane - mi ha spiegato perché voleva andare all'estero. "O in America o in Russia" dice. "Noi intellettuali abbiamo il dovere di trovarci sempre dove la storia cammina. Ci sono paesi che la storia dimentica. Tutti i fiumi hanno gomiti, angoli morti. Oggi - e ieri - nascere in Italia è come perdere il treno. Manca l'ossigeno, l'occasione, la scelta. Non si vede nessuno, non si tocca niente. E'una provincia. Le questioni italiane sono vecchie questioni borghesi e romantiche, già risolte all'estero. Nel migliore dei casi, restando in Italia non si può che rattopparci il vestito con cenci smessi dagli altri. Bisogna aver coraggio e rinnovare il guardaroba. Ricominciare".
- Andare in Cina ti piacerebbe?
- Perbacco. La Cina è il mondo di domani.
- Trent'anni fa non era niente. Una grossa provincia.
- Ma adesso è tutta un'altra cosa. E' rientrata nel torrente della storia. Ci si scontrano due mondi. Prendi anche l'India...
- A me pare - gli dissi - che se i cinesi di trent'anni fa invece di starci e lavorare se ne andavano dove la storia camminava e buttavano i vestiti rattoppati, la Cina restava il pantano di prima.
- Ma è diverso - gridò l'amico - è diverso. La Cina ha la massa, le centinaia di milioni. Ha problemi mondiali. E' un terreno di scontro fra Oriente e Occidente...
- Dappertutto è terreno di scontro. Dappertutto la gente è milioni. Basta andare alla base, nelle cantine delle società, e trovi anche in Italia i milioni affamati, ignoranti e mondiali, come quelli cinesi. FIn che procedi per sezione orizzontale, fosse pure in America, fosse pure in Russia, ti tieni fuori dalla storia. Ma toccando lo strato più vero, la massa che suda, puoi spaziare lo sguardo a piacere. Nemmeno ti fermano i confini politici. Dappertutto la storia cammina.
L'amico mi guardò seccato. - Non negherai - mi disse - che ci sono paesi più intelligenti degli altri, dove si sente un'aria più viva e mossa, dove il semplice trovartici ti fa capire il tuo tempo in modo più pungete e, se vuoi, disperato.
- Non capisco. A sentirti, sei abbastanza disperato di vegetare in Italia. Che altro chiedi? Se il problema è sentire di più, capire di più, ecco per capire capisci, tant'è vero che sai dove andresti.
- Vedi com'è - continuai - se l'idea di informarsi di quel che succede nel mondo, non c'è che da leggere quel che nel mondo si scrive. Tutt'al più, fare un viaggio. Farne molti, se vuoi. Come i cinesi o i nichilisti. Ma non fare quel muso. Non pigliare quell'aria, come fosse il diluvio. Scomodare la storia e trapiantarsi chissà dove per sentire e capire di più, è a dir poco una leggerezza. E' come vantarsi di amare il prossimo perché si è tifosi di calcio e si gode la folla delle grandi partite. Se il paese è arretrato, borghese e romantico, tanto meglio: ci sarà più da fare. Quello che conta nella storia è fare.
- Oh ecco - fa l'amico - l'hai detta. Nei paesi che la storia abbandona, non c'è niente da fare. là si guarda e si vegeta.
- Chi guarda? Chi vegeta? Chi non trova da fare a due passi da casa, non ne trova nemmeno a Nuova York. Tutto quello che sei ce l'hai dentro. E io credo che tu vuoi trapiantarti non per fare di più ma per trovare la pappa fatta o abbandonarti alla corrente della storia con più comodo.
Quello che avviene oggi in Italia è sufficiente per un uomo.
- Ma insomma, ce ne sono paesi di punta. Ogni secolo ha i suoi. Prendi Firenze e poi la Francia. Senza dubbio era tutt'altro nascere nel Trecento a Firenze oppure in Turchia.
- Tutt'altro come?
-C'era più senso, c'era scelta, c'era gusto. Una persona intelligente rendeva di più. In tutto quel che facevi ci pulsava la storia. Non che sia un merito, d'accordo.
- Lo vedi che dici sciocchezze? C'era gusto...sei tornato al capire e al sentire di prima. Non parlare di storia che pulsa. Dì che ti piace quel che è fatto, che s'impone quest'oggi e il consenso di tutti lo segue. Il pulsare non sai cosa sia.
- Tu lo sai?
- Non ci penso. Ho di meglio da fare-
- Per esempio discorrere. Non soltanto con te. Con della gente che contiene tutto il mondo e la sua storia. E la contiene non perché la voglia fare ma perché si accontenta di vivere dove le tocca e di agire su quel che le tocca. La rivoluzione una sola. Che cosa credi?Di trovare in capo al mondo della gente che non abbia gli stessi problemi che ha qui?
- Lasciamo stare la politica- mi disse ridendo.
- O non volevi andare in Russia? - faccio.
Mi diede allora del patriottardo. Intellettuale dilettante, gli risposi.
Si può essere più scemi? Non ci siamo più visti.
26 giugno 1946

n.d.r.
Questo brano non è in rete, l'ho copiato pazientemente e lo dedico a una persona la cui conversazione mi lascia sempre migliore di come mi ha trovata : Antonio.B.

1 commento:

Daniele ha detto...

Ciao, un passaggio molto interessante quello da te pubblicato.
Di Cesare Pavese mi è sempre rimasta in memoria una sua frase:
«Quello che l'uomo cerca nel piacere è un infinito e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di raggiungere questo infinito »
(Dal Diario di Cesare Pavese.)
Cosa ne pensi?