Del 1 maggio 1994


Chissà se anche tu lo sapevi
chissà se anche tu l'hai sempre saputo
che sarebbe finita così.
Ma sai, i bambini di strada muoiono per molto meno
e forse è proprio loro che osservi giocare dalla finestra
e il video è spento
perchè hai paura di vedermi giocare con la vita.
Qualcuno piangerà,
qualcuno dirà "se l'è cercata".
No mamma, non volevo morire così
non volevo che sucedesse come quando un pilota muore giovane.
Volevo solo vincere, vincere, vincere.
Sai quanto le ho amate queste macchine,
sempre più veloci, sempre più perfette,
mentre un uomo è solo un uomo
un uomo è sempre un uomo.
E poi ti dirò, non fa male morire così,
è quasi dolce questo calore...
No, non ti sto dicendo che sia giusto morire così,
ma così correndo ho conquistato il mondo,
per tornare da te dopo ogni gara.
Da te che adesso, come tutti, più di tutti,
ti chiederai se si poteva evitare.
Da Silva era il cognome di mio padre,
ma io per correre ho scelto il tuo: SENNA



Credo che questa sia la cosa più speciale che io abbia scritto.
L'ho scritta di getto proprio quel giorno. Un furor, uno dono, un atto di mediazione per chi non aveva più voce.
Ricordo le emozioni stralunate di quel giorno. La mia gioventù. I miei capelli lunghi e una scampagnata con i miei amici. Tra una pallonata e l'altra, l'orecchio andava alla radio, che raccontava di Senna che stava morendo.

1994.
Anche quello un anno di elezioni. E sembra ieri.
La voglia di scappare da un Paese che non sentivo più mio, che mi aveva tradita.
E scappare da mio padre, dal suo dolore per essersi ritrovato a 49 anni senza lavoro. Dato che lui era l'unico impiegato di quella ditta storica, si era scritto la lettera di licenziamento da solo, per se e per i colleghi "ringraziando per la collaborazione prestata in tutti questi anni".
E poi volevo scappare come vuoi farlo a 23 anni, quando sei innamorata, ma quella storia nata tra i banchi del corso di Filosofia delle dottrine politiche, sai che non avrà futuro. Forse l'ultima storia d'amore in età giovanile. O la prima dell'età adulta.

E dunque poi sono scappata davvero: 3 mesi fuori dall'Italia, io che di solito faccio fatica a varcare i confini della mia provincia.

1994. Sono trascorsi 16 anni.

Ancora elezioni e più o meno i vincitori e i volti sono quelli di allora.
Mio padre ha compiuto da poco 65 anni, gli ho regalato un maglione blu.
Il ragazzo di cui ero innamorata è diventato un leader no global e nonostante la laurea in Filosofia credo lavori in ambito informatico.
Io non ho più i miei capelli lunghi e non ho più desiderio di scappare. Di solito il 1 maggio indosso una gonna femminile e rassicurante e vado al lavoro, ma mi diverto un mondo perchè mi piace stare in mezzo a tanta gente. "Dirigo il traffico", sono solita dire, nella mia piana, a poco più di un km da dove vissi quella scampagnata con i miei amici. tanti ani fa. Tra una pallonata e l'altra, con un orecchio teso alla radio, che parlava di Ayrton Senna....


(p.s. boh, magari mi querelano per l'indiscrezione ma voglio aggiungere che due miei amici di quel tempo, due delle persone a me più care, che erano con me quel pomeriggio del 1994, amici tra di loro, dopo tutti questi anni , si proprio dopo tutto questo tempo, hanno scoperto di essere fatti l'uno per l'altra...posso dirlo senza retorica che SONO FELICE PER LORO!!!!)

9 commenti:

Brunhilde ha detto...

Ma anche tu hai studiato Scienze Politiche?

Anonimo ha detto...

romantica, commovente, intima, tenera, dolce amica.
ma perchè ti piacevano i Litfiba e non i CCCP?
baci dal tuo io

Kira&Pepe ha detto...

Ho letto, e mi ha proprio toccato il cuore... che brividi...

Ernest ha detto...

ciao sara
per me il 1994 è un anno speciale, un anno che mi ricorda una storia nata tra i banchi di scuola, proseguita, sfociata in 16 anni di vita insieme, giunta al matrimonio, e poi però finita in quasi un anno e mezzo fa... la vita è anche questa, ho imparato a pensare che la vita è anche questa e va vissuta giorno per giorno...
un anno incredibile, iniziato con una occupazione di 15 giorni nella mia scuola a genova proseguito poi con l'inizio dell'università, scienze politiche, gli scioperi, le elezioni la discesa in campo del cavaliere nero (non dimenticherò mai quel titolo del manifesto)...
E poi quella morte, di uno come Senna, di un uomo nato per correre, per vivere un colpo incredibile per tutti, una di quelle date che uno si porta dietro, che danno come un senso del passate del tempo.
Quanti ricordi... emozioni diverse che ci ricordano che la vita è anceh questo
un saluto

Sara ha detto...

@Brunhilde ciao!!! Non ho studiato scienze politiche, ma Filosofia, a Pisa. Quell'anno seguivo corso su Keynes a Pisa.
@Io (?!) i CCCP sono troppo raffinati per me.
Kira, grazie...e forza con le foto giardinicole!
@Ernest, caspita che vita intensa, accipicchia! Tu sei così giovane, mentre il tuo vissuto è adulto. In fondo questo post è stato scritto sapendo che il 1994 era un anno speciale anche per te. Anche se non credevo che lo fosse a tal punto. Perché alle volte ho nostalgia dell'università, di tutti quei discorsi che si facevano per lavorare a un mondo migliore e quando vengo ogni giorno sul tuo blog, ritorno a quel periodo.

Black75 ha detto...

Senna.... quanti pianti mi feci quel bastardo pomeriggio di 16 anni fa...
per come la vedo io con lui si è chiuso il tempo in cui i piloti erano degli eroi, uomini si, ma uomini veri, ed allora si che contavano più loro delle bare su quattro ruote che guidavano.
I detriti del crash inquadrati nello specchietto retrovisore di un giovanissimo Schumacher segnavano un simbolico passaggio da un'era alla successiva: il tramonto degli eroi.
Non dimentichiamo neanche il povero Roland Ratzenberger, scomparso al volante della sua Simtek (monoposto messa insieme usando lo scarto delle altre scuderie) il giorno precedente all'addio ad Ayrton.
Fatalità.
Si certo.
Noi portiamo dentro il ricordo, qualcuno ha dentro il "peso" di queste fatalità.
Ricordo a tutti che il piantone del volante della Williams (rottosi in una curva che si percorre a piena velocità) era stato "modificato" per permettere al pilota di avere più spazio per muovere le ginocchia all'interno dell'abitacolo; mentre per la Simtek non ci sono proprio parole: è inammissibile che un alettone si "stacchi" e voli via di punto in bianco facendo letteralmente decollare la vettura.
Fatalità.... ma anche un po' di leggerezza e/o incompetenza da parte di qualcuno.

Franz ha detto...

Cara amica, oggi, come allora, il cuore, la sensibilità e l'intelligenza ti sanno dettare pagine di intensità davvero grande!
All'origine dell'esigenza imperiosa di scappare c'è spesso un'ansia di verità e giustizia, o magari anche di bellezza, di qualità.
Sono ben felice che, con la maturità, tu abbia raggiunto una certa serenità; ma sei proprio sicura che nei nuovi equilibri della tua vita, nella tua piana, in quei nuovi festosi primo maggio di lavoro in mezzo alla gente, in quel maglione blu tanto rassicurante regalato a tuo padre, non si celino ancora tracce di quella insopprimibile ansia?
Da parte mia, ed ho dieci anni e passa più di te, non mi nascondo una ricorrente voglia di scappare, che di tanto in tanto mi interroga sulla possibilità di una vita (cioé di quanto ne resta) più vera e significativa, magari in un Paese lontano dai mostri che ci governano e dalla mostruosità dei tanti che continuano ad eleggerli, o anche solo e semplicemente in luoghi più solitari, verdi, lontani dai rumori, dallo stridore.

Un saluto affettuoso dal tuo amico Franz.

Sara ha detto...

Blake credo che quella sia stata l'ultima volta che ho visto un gran premio. Non ricordo quel particolare, ma è vero c'è stata sorta di passaggio di consegne tra una generazione e l'altra, tra uno stile di guida e l'altro, tra un capitolo di storia eroica della Formula 1 e quello attuale.
Solo Ecclestone è sempre lo stesso.
Io però sono ed ero smisuratamente piquettiana!

Sara ha detto...

Franz adesso non scapperei, perchè credo nelle mie responsabilità , anche nel poco che, indomita, riesco a fare ogni giorno.
La disoccupazione di mio padre è stata un peso gravoso per la mia famiglia, anche per questo apprezzo il lavoro nella mia piana.
Poi Sant'Agostino, che io amo molto, diceva che "quando si ama ciò che si fa non ci si affatica e se anche ci si affaticasse la fatica stessa sarebbe amata".