06 marzo 2014

...una strada fuori mano e un bar....

(post di reimpiego: una volta avevo un prof. all'università che quando diceva qualcosa di molto brillante, aveva il vezzo di prendersi un appunto e segnarselo.)


Ieri sera sono andata in pizzeria con un paio di amiche: la festa della donna è stata l'occasione per ritrovarci dopo una serie infinita di anni...abbiamo ricordato l'estate del 1985, quella che passammo tutte e tre insieme e ci siamo così messe a richiamare alla memoria luoghi di incontro, canzoni e soprattutto ragazzi.
Dany ancora un po'bimba non aveva nessuno, mentre Federica aveva 16 anni si mise con Stefano, che oggi è ancora(!) il suo attuale marito, e padre dei suoi tre figli! Evviva!
A me quindicenne invece quell'anno capitò, degna di una canzone di Baglioni, la storia di "una strada fuori mano e un bar" in aperta campagna dove passando in bici in un sabato d'estate, quello degli scrutini di giugno per intenderci, mi fermai ad acquistare un ghiacciolo.
E in quel bar vidi un ragazzo molto carino, che ricambiò il mio sguardo.
Fu la mia prima estate di baci, di tenerezza, di voglia di stare sempre insieme, con la consapevolezza però di restare anche al proprio posto.
Ci vedevano solo di pomeriggio, soltanto una sera ci fu l'occasione di poterci incontrare al luna park di Marina di Carrara, con Federica e Dany appunto, mentre mio padre e mio fratello giravano nei paraggi.
I miei 15 anni, gli esami di riparazione a settembre, matematica e greco. Sergio aveva 19 anni e oltre che carino era anche gelosissimo. Di me non capiva certe cose, tipo quando mi chiese se per la promozione di settembre avessi desiderato in regalo....una pelliccia! Io?!
Lui voleva che ci fidanzassimo "in casa", io nicchiavo anche perché non era proprio nella mentalità dei miei genitori una cosa del genere! A 15 anni!
Lo tormentava l'idea che di lì a poco avrebbe iniziato il servizio militare e che io invece avrei ricominciato il liceo; dal canto mio ero incosciente del nostro futuro, vivevo quella storia pulita, contenta del mio fidanzatino e delle sue camicie carine. Anche se ogni tanto mi arrivava la voce maligna e invidiosa che esteticamente "lui fosse meglio di me".



Mi lasciò il 30 settembre, ma non ebbe nemmeno il coraggio di dirmelo, mi fece telefonare da un suo amico. Accadde che mentre la ripresa dell'anno scolastico impegnava i miei pomeriggi, nel baretto di campagna si era recata in motorino una ragazza che aveva un paio d'anni più di me, una che era famosa perché era stata fidanzata con il dj della discoteca locale, che era un uomo adulto.
Lei me la ricordo tinta e truccatissima, ma era sicuramente una molto più intrigante della sottoscritta, quindicenne e un poco selvatica. Lei non aveva da fare niente, perché a scuola non ci andava.
E così vissi la sofferenza del primo amore. Inerme. Com'è stato facile farmi del male!
Seppi poi che Sergio  mi aveva preso in giro con gli amici perché quando eravamo insieme io gli recitavo Dante, anche se non l'avevo ancora studiato  a scuola, ma mi sembrava così bello recitare Dante!
Per me era come cantare una canzone!
Ma una fidanzatina che faceva il liceo classico forse per Sergio era troppo ingombrante.

Speravo che Sergio tornasse da me, ma non andò così.
Le sigarette che prima fumavo per gioco, anzi non fumavo quasi più, divennero un'abitudine. E poi tante altre cose. Il liceo, il periodo dei vestiti dark, Catullo, gli scioperi, le Camel, le feste dei 18 anni, la vita, quello carino della terza C, la maturità...

Passato il rancore, mi capitò in quegli anni, anche di imbattermi in quella quasi coetanea, tanto diversa da me, che era stata l'origine della mia sofferenza, mi raccontò di lui, che l'aveva lasciata e aveva fatto soffrire anche lei. Mi confessò che lui quando stavano insieme parlava sempre di me e diceva che ero brutta, bruttissima, ma io avevo già capito tutto, perché quando uno parla sempre di te, c'è solo un motivo per il quale lo fa, sebbene lei, sciocchina, non l'avesse capito.


Rincontrai Sergio quando stavo facendo il primo anno di università e in modo spensierato, nella vita intensa dei miei 20 anni, ci fu posto per un pomeriggio insieme, con una coppia di amici sul lungo fiume ad ascoltare Battisti e un sabato sera in cui ci siamo ritrovati soli in macchina e ci siamo baciati a lungo. Ma a 20 anni non è che ci vogliano dei motivi stringenti per baciarsi, basta l'inclinazione della serata giusta.
Mi telefonò il giorno dopo e con quel suo modo un po'brusco, elementare, mi disse che era stufo di c..te e che voleva fare con me una storia seria. Questa era la sua proposta.
Declinai senza nemmeno rifletterci sopra un istante, eravamo troppo diversi, lo eravamo già un tempo, adesso che erano trascorsi degli anni, le nostre differenze erano accentuate.
E poi semplicemente io non lo amavo!
Non l'ho più sentito da allora. So che non sono stati anni facili quelli che sono seguiti: una sera ad un falò sulla spiaggia ho rincontrato uno dei suoi amici di un tempo, mi ha parlato di lui e mi ha detto che il più grosso sbaglio di Sergio è stato quello di lasciarmi. Credo purtroppo che sia in parte vero, perché so che è ancora oggi è solo, molto solo e mi dispiace tantissimo per lui.
Ci sono persone che hanno una vita intensa, che sanno avere aspetti creativi innanzi alle difficoltà, che vanno avanti, che se ne fregano: lui non è così. Lui è un ragazzo semplice e tutto sommato è rimasto nella maturità anagrafica del 1985, mentre io in tutti questi anni sono cresciuta, sono cambiata. Ho pure recitato Dante finalmente in pubblico, senza che venisse preso come una stramberia.
Però tante volte ho chiesto a me stessa : e se per caso fossimo restati insieme nell'estate del 1985?
Ecco io sarei quella che sono? avrei voluto studiare a tutti i costi, oppure nel giro di qualche anno mi sarei ritrovata ad essere una moglie e madre, senza bizze, senza ambizioni  e senza Dante?
Magari mi sarei accasata invece di laurearmi!
Questi anni in cui ho amato, in cui ho preso sbandate, in cui me ne sono fregata, in cui ho sofferto, anni in cui sono passata come un elefante nella vita altrui, con la consapevolezza di una farfalla, oppure al contrario, sono rimasta legata un tempo assurdo a una promessa d'amore vana.
Lui non l'ho mai dimenticato. Perché il primo amore non si scorda mai.
O forse erano solo i miei 15 anni.
Ma come diceva la mia prof. del liceo:
"non vi fidate mai di chi non ama Dante!".

7 commenti:

fracatz ha detto...

vabbè, diciamo che se un diciannovenne si mette con una quindicenne corre sempre il rischio di essere denunciato, anche se in cuor suo ama Dante

Francesco ha detto...

trattasi di infrazione del codice penale, tra l'altro

Sara ha detto...

ma che palle che siete!!!

UnUomo.InCammino ha detto...

Vite parallele, talvolta si incrociano, poi si lasciano, si incrociano di nuovo, vanno via.

Avevate l'attrazione di ciò che è così diverso e, in parte, incompatibile.
Questo è uno dei paradossi dell'amore, uno dei più frequenti e anche più forti.

Ernest ha detto...

ottimo reimpiego!

Vera ha detto...

Tranquilla Sara, se non ti avesse lasciato nell'estate dell'85 lo avresti lasciato tu nell'inverno incipiente. Una Gatta fugata non è fatta per gli orizzonti limitati

Antonio Vivaldi ha detto...

Ciao Sara, cercando su google informazioni sulle talee di melo mi sono imbattuto nelle tue talee di rose e, nella tua storia, così, senza colpo ferire ho letto di te. Strano come come ci si possa immedesimare in una storia e associarla alla propria, e dopo anni ritrovarsi a pensare al primo amore e al bello della vita. Purtroppo non ho fatto il classico per declinare le rose, ma per questo ci sei tu.