23 aprile 2014

l'ostessa di Luni

questo è un post di risulta, è dedicato a una donna che non ho mai conosciuto, ma a cui devo molto.
Mi è stato chiesto per quale motivo propongo post già editi e non trovo altra risposta ragionevole se non che ripubblico cose che ho scritto e  che mi sono piaciute.



La nonna di mio nonno si chiamava Filomena e fu per lungo tempo un'ostessa nella piana di Luni.
Anzi, ho serie ragioni per pensare che fosse l'ostessa per eccellenza da quelle parti, diciamo tra la fine dell' Ottocento e i tre decenni del secolo successivo. Mio nonno Nandino, che a Luni ebbe modo di trascorrere l'unica vacanza della sua vita, notare che lui veniva da Battilana, cioè a circa 2,5 km di distanza, mi ha raccontato che quella locanda fungeva anche da una sorta di ufficio di collocamento, perchè lì si incontravano quanti cercavano lavoro nelle cave di marmo, con coloro che erano in cerca di maestranze.
Poi non mi ha raccontato altro, perchè tanto mio nonno era fatto così, gli chiedevi qualcosa e partiva per i fatti suoi "Eh, sarebbe bello che l'aprissimo anche noi una locanda a Luni, vicino al colosseo (n.d.r. l'anfiteatro), sai quanta gente, quante famiglie ci verrebbero a mangiare la domenica..." "Si (ghe mancherisse!ma mi racconti qualcosa di tua nonna..." e lui niente da fare, continuava dritto a seguire l'onda dei suoi pensieri: "Ma te lo sai quanta gente la domenica va a pranzo fuori con la famiglia e vogliono mangiare bene?" e poi rivolgendosi a sua moglie, mia nonna Beatrice con tono di rimprovero " 'ne Bia'ma n't'ha insegnat'a la to'nepota a fari da magnar?!" e così via, di modo che io della sua nonna Filomena, con molto rammarico, so pochissimo.
So che ebbe tre mariti, dei quali ignoro il nome, e dell'ultimo restò vedova perchè lui, sordo per il lavoro alle cave, una sera rientrando a casa, attraversò la ferrovia, ma non sentì il fischio del treno.
Però da questo dato sullo stato civile, posso dedurre che Filomena era una donna che credeva nell'amore e tutto sommato, morto un marito e ripigliatosene un altro, era anche una donna dotata di un certo senso pratico.
Posso immaginare il suo giardino che poi sarà stato come i giardini poveri delle case di un tempo, dove i fiori si coltivavano anche e soprattutto per portarli al cimitero, così che si tendeva a preferire quelli che avevano il minor bisogno possibile di cure, cercando di garantirsi tuttavia le fioriture mese dopo mese. E così avrà avuto i muscari blu, i narcisi gialli, gli iris bianchi e viola e via via stagione dopo stagione per non restare mai senza.
E la locanda? presumo lì si potesse mangiare di domenica la pasta all'uovo, ovvero"gli stringon con la psela" e "la fritela d'castagnacc" e nei giorni feriali "la pasta al pisto" o "'na po' de polenta". Per chi ne volesse poi ci saranno stati anche la "vergazzata" e il "marligà". (*)
Più o meno i piatti suppongo fossero sempre i soliti, voglio dire era una locanda dove andava la gente comune, gli operai di Fabricotti. A quel tempo la scelta era ristretta per forza di cose, già era una fortuna avere qualcosa nel piatto e anche se qualcuno degli avventori faceva lo spiritoso e le chiedeva "ne Filò, cost'ha fat'da magnar?" io m'immagino lei, l'ostessa Filomena, che gli spiritosi doveva tenerli a bada, avrà risposto: "Per te ai ho fat' la mnestra del cornuto!".Che poi sarebbe la pasta in bianco, quella più elementare, in ragione del fatto che la presunta moglie fedifraga perde tempo ad andare in giro e dunque si ritrova cucinare in fretta e furia, la pasta condita con l'olio d'oliva e una spolverata di parmigiamo.
Così se vi capita di rinvenire nel secchio dell'immondizia un involucro di "Quattro salti in padella", fate le vostre opportune considerazioni.

*"gli stringon con la psela" sono le tagliatelle all'uovo condite con il ragù e i piselli
"la fritela d'castagnacc" ovviamente sono le frittelle con la farina di castagne
"la pasta al pisto" c'è bisogno di dirlo?
la "vergazzata" la pancetta del maiale arrotolata e stagionata
il "marligà", o testa in cassetta , com'è noto del maiale non si butta via niente...

5 commenti:

Francesco ha detto...

quella della minestra del cornuto non è male ! :-)

Giò ha detto...

Mi piace questo riferimento alla Signora Filomena come ad una donna dotata di “senso pratico”, che credeva nell'amore, con i suoi tre mariti, è quasi un personaggio letterario, una Donna Flor (mia nonna si è fermata al secondo, ma anche lei era donna di senso pratico”). Poi le vecchie locande sono porto di mare, sono confini tra i mondi, dove si fanno gli incontri tra “domanda e offerta”, dove si consumano dialettiche. Per il resto voto per stringoni e “pasta al pisto”.

Ernest ha detto...

che poi di solito son quei posti dove ancora oggi si mangia meglio

Alberto Cane ha detto...

Donna formidabile, come ce n'erano e ce ne sono. Ma allora erano più formidabili. E se ne narra nella mia vallata.

Biagioli Alessandro ha detto...

Sara la nnuova grafica che hai scelto mi esalta la leggera presbiobiA data dai miei 48 anni ..please potresti dare una agiustatina ?senno va bene uguale ti leggo lo stesso !:) bella storia io la leggo la prima volta !