10 ottobre 2014

la bella gioventù

Ci sono tante iniziative in corso che commemorano il centenario della I guerra mondiale. Ricordo il mio preside delle medie, che quando ci portò sul Pasubio, considerò da insegnante, che c'era purtroppo una sorta di pudore nel raccontare, nell'insegnare, quel conflitto, quasi fosse una vergogna storica di cui non parlare. 
Ora però se ne parla eccome, dando voce per lo più al dolore di quanti in quella guerra hanno perso la vita e la gioventù, portati sul fronte, contro gli Austriaci, che altro non erano che sventurati come loro.
Oggi sono andata alla presentazione di un libro, un diario di guerra, ma anche lo scorsa domenica ho assistito ad un'analoga lettura pubblica da brividi. 
Il mio bisnonno materno ha fatto la prima guerra mondiale, si chiamava Ottavio ed fu niente meno che un ragazzo del '99. Sapere che nel mio sangue scorre la sua tempra, mi rende orgogliosa e forse pure un po'più caparbia, casomai ce ne fosse bisogno.
Per fortuna è tornato dalla guerra e ha sposato Stellina, la prima delle sue tre mogli,  con lei  ha avuto 6 figli, 5 femmine e un maschio, mio nonno Nandino  della Battilana.
Stellina è mancata giovane, a poco più di 50 anni, accipicchia, che bello sarebbe un giorno ritrovarsi tutti proprio tutti insieme e fare una gigantesca sterminata, famiglia allargata. Stellina non l'ho mai conosciuta, quindi non so se le assomiglio.
Il mio bisnonno l'ho conosciuto da vecchio, ricordo il suo aspetto fiero, le sue immancabili camice bianche, cioè non ha mai avuto l'aspetto malmesso di certi anziani, né nella postura, né nell'abbigliamento. 
Oggi ascoltando questa  ed altre canzoni, durante la presentazione del libro,  mi sono commossa, ho pensato a lui ragazzino, catapultato lontano da casa, in una realtà di morte e violenza, chissà perché ma mi viene da pensare che per difendersi abbia assunto una corazza, che poi ha tenuto per sempre. 

Les Anarchistes è un gruppo di Carrara e al mio bisnonno Ottavio, che portava un cognome che più carrarino non si può, sarebbero sicuramente piaciuti.

22 commenti:

Mariella ha detto...

Che bel ricordo del bisnonno. Ne sei giustamente orgogliosa.
E le guerre sono puro orrore e basta.

Francesco ha detto...

Mio nonno fu disertore

Kylie ha detto...

Io sono sulla linea del Piave. Anche qui ci sono commemorazioni in tema.

Buon fine settimana!

Sara ha detto...

Fra i casi di diserzione erano frequentissimi.

Lorenzo ha detto...

Anche mio nonno era un ragazzo del '99 con tanto di medagliere appeso nel tinello.

In ogni famiglia italiana ci sono state tragedie legate alla Grande Guerra, considerato il numero proporzionalmente esagerato dei morti e dei mutilati.

Per quanto mi riguarda ho anche avuto un contatto prossimo quando ho fatto la naja negli Alpini, la cui letteratura è stata principalmente forgiata in quel conflitto. E, pur non essendo le due esperienze minimamente paragonabili, mi è servito per capire un po' meglio certe cose.

Gianna Ferri ha detto...

Se i giovani d'oggi si fermassero a riflettere...sui loro coetanei, morti per un ideale...forse il mondo sarebbe migliore, cara Sara.

Baci e buona domenica.

Alberto ha detto...

Una guerra disgraziata come tutte le guerre ma questa ancora di più. Soldati nemici che a Natale si scambiavano i regali dalle trincee opposte e che qualche giorno dopo si sarebbero sbudellati negli assalti alla baionetta ordinati da ufficiali incoscienti e responsabili dei massacri. Cappellani militari cattolici che benedivano le armi nostre e quelle dei nemici. Tantissimi disertori, se presi fucilati. I prigionieri fatti dopo Caporetto e rinchiusi nei campi austriaci dimenticati dallo Stato italiano. Altroché ideali, i soldati riempiti di grappa prima dei combattimenti per stordirli. Qualcuno ha visto "Uomini contro" di Francesco Rosi? Dai reduci incattiviti per una vittoria che ridusse il paese alla fame nacque il fascismo.

Ognuno ha i ricordi dei nonni, o bisnonni, che combatterono quelle battaglie. Molto bello il tuo.

Vera ha detto...

Consigli di lettura (o di ascolto)ma immagino li conosciate già:
"Un anno sull'Altopiano" di Emilio Lussu; bellissimo anche nella versione di Radio 3 letto da quel mago del palcoscenico che è Marco Paolini:
http://www.adaltavoce.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-9fe19bce-1c27-4b63-b41e-2d7581d21374#

Splendido anche "Niente di Nuovo sul fronte Occidentale" di Erich Maria Remarque; non altrettanto bella la lettura su radio 3 fatta da Elia Schilton senza nerbo e sottotono:
http://www.adaltavoce.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-9fe19bce-1c27-4b63-b41e-2d7581d21374#

Entambi i libri fortemente antimilitaristi.

Lorenzo ha detto...

A chi interessa, a naja si marciava cantando questo:
Monte Nero

Pare sia stato composto dagli Alpini superstiti dell'assalto in oggetto.

diego ha detto...

è vero, cara Sara, erano ragazzini, mandati al macello, e fa davvero tenerezza (una tenerezza tragica) pensarci

anche la famiglia di mio nonno fu squarciata dalla guerra, con due ragazzi morti al fronte

UnUomo.InCammino ha detto...

Ma un gruppo anarchico ha um(a)... cap*? =:)

UnUomo.InCammino ha detto...

Sto ascoltando Monte Nero.
Io ho una predileszione per i canti alpini, salmodianti e nella lore adamantina semplicita' portano il dramma, l'asprezza, lo struggimento, il mistero della vita e morte.
Ascolto, mi emoziono e penso a quella gente, italiana, austriaca e al loro sacrificio e a nazionalismi, sfruttamento e lotta per le risorse di cui furono vittime e (allora) solo in parte carnefici.
Siamo cosi' lontani ora, siamo alla parte opposta del diametro e ora stiamo riavvicinandoci alla guerra.
Perche' ci sono cose che si possono forse capire di testa, ma che sono comprensibili solo nel corpo, nelle emozioni.

Giò ha detto...

E piacciono anche a me!

Lorenzo ha detto...

Nella naja alpina, forse per la specificità del contesto operativo semi-autonomo e per il (fu) reclutamento regionale, c'è chiarissimo il senso del contrasto stridente tra la disumanità della macchina burocratica e industriale della guerra moderna e la dimensione umana dell'alpino con le sue piccole miserie quotidiane come la fame, la sete, il freddo, il vento e la pioggia che gli entra nel collo e i suoi eroismi suicidi che sanno un po' della casa che può quasi vedere nella valle e un po' ribellione verso la autorità.

Sara, ho guardato meglio gli agrumi, li ho aperti e direi che hai ragione, sembrano proprio arance selvatiche, forse qui più di cosi non crescono per via del clima. Epperò la marmellata non si può fare perché la parte superiore del frutto è annerita dai fumi, anche lavandola non si toglie.

Vera ha detto...

mio nonno Gigi ha avuto una storia un po'particolare Trentino di nascita apparteneva quindi alle Terre irredente ed era suddito austriaco e qindi pur essendo anti austriaco per loro ha dovuto fare la guerra. ovviamente non sul fronte italiano ma verso la Russia. Fatto prigioniero verso la fine del periodo bellico, a conflitto concluso non potè tornare in patria in quanto combattente per l'Austria ed il Trentino nel frattempo liberato era divenuto Italino e come tale certo non poteva e non voleva certo andare in Ausria. Per ritornare ha dovuto fare il giro del mondo sempre più a Est e con rientro dall'America.

Sara ha detto...

Abbiamo la Storia a un passo da noi. Giusto ieri. Quanto assomigliamo a chi ci ha preceduto?

Lorenzo ha detto...

Dipende cosa intendi con "chi ci ha preceduto". Io assomiglio a mio nonno. Ma la Storia viene riscritta di continuo da chi ha interesse a controllare le masse, per esempio presentare gli eroi come criminali e i criminali come eroi.

"Vi racconterò di William Wallace! Gli storici inglesi diranno che sono un bugiardo, ma a scrivere la storia sono gli stessi che hanno impiccato degli eroi." (Robert Bruce)

Mariella ha detto...

Ieri ero in libreria. Ho visto un libro che mi piace segnalarti perché mi ha fatto pensare a te e al tuo bel post.
Si intitola "La guerra dei Nostri Nonni"
E' il nuovo di Aldo Cazzullo. Editore Mondandori.
Bacio.

Kylie ha detto...

Buon inizio di settimana cara!

Sara ha detto...

Grazie Mary del pensiero!
Bella Kylie!

UnUomo.InCammino ha detto...

> mio nonno Gigi ha avuto una storia un po'particolare Trentino di nascita
> apparteneva quindi alle Terre irredente ed era suddito austriaco

Anche mia nonna e mio nonno trentini erano paesani (e anche sudditi) dell'Austria Ungheria.
E mantenerono nostalgia per Cecco Beppe e l'amministrazione asburgica.
E così molti trentini.
L'irredentismo fu movimento elitario con scarsa adesione nella popolazione.

Vera ha detto...

@UnUomo.InCammino
"Gott erchalte, Gott beschuetze unsern Kaiser unser Land"
Con avi trentini penso che ti dica qualcosa, per gli altri significa "dio mantenga, dio protegga il nostro kaiser il nostro paese".
Questo in teoria avrebbero dovuto cantare tutti i sudditi a fine di ogni messa: non propriamente d'accordo con questa idea la gente dei paesi cantava una filastrocca senza senso in dialetto che nei suoni ricordava la preghierina accontentando così i gendarmi:
"Gobbe alte gobbe spizze onzi il kaiser col boter"
ovvero gobbe alte gobbe appuntite ungi il kaiser con il burro.
Ci sono stati e ci sono tuttora nostalgici (basta ricordare il PPTT: partito popolare trentino tirolese)eppure erano in molti, moltissimi a non sentirsi austiaci e a vivere l'Austria come nazione occupante. (Ovviamente questo non è valido per le popolazioni germanofone dell'Alto Adige che è stato annesso all'Italia per quello che ritengo sia stato un grave errore.)
Che poi gli attivisti fossero una minoranza e che il malgoverno fascista abbia lasciato molti scontenti questa è un'altra storia.