24 gennaio 2015

la scrittrice di libri e il metodo storico

Non ho nostalgia della  mia "vecchia" direttrice, le ho dato anni importanti, una decina, avendo in cambio un bel niente. Tuttavia mi ha insegnato a stare in guardia da un certo tipo di studiosi,cioe'quelli che per un po'di notorieta'si venderebbero anche la madre. Si, diceva proprio cosi'.
L'ultima in ordine di tempo alternava frasi francamente sgarbate all'indirizzo mio e di una collega, anche se non ho capito bene le ragioni di tanta cafonaggine, comunque abbiamo continuato entrambe ad interagire con lei, con consueta gentilezza.
E sbottava che lei ha scritto un sacco di libri di storia ( ma non ha una laurea in Storia, tanto mica serve essere laureati in Storia per essere storici?) e che il suo ultimo libro e'andato a ruba, adesso ne stava preparando un altro, che lei e'una da due o tre libri all'anno...Quando le ho detto che ho dato un esame con Adriano Prosperi, mi ha guardato torva e non ha detto niente.
Ora io queste situazioni le conosco, cioe'le conosciamo tutti, certi editori vivono proprio di questo. E dunque non ti sentire March Bloch se scrivi libri per  un editore compiacente, perche' l'indagine storica e'ben altro rispetto al metodo compilativo dei dilettanti allo sbaraglio!
Tant'e'che certi libretti dal carattere, come dire, amatoriale?, non li trovi mai nei programmi universitari della laurea in Storia e dubito anche che, salvo in virtu'di una grande amicizia, un docente universitario di Storia, si presti a presentare opere di storici dilettanti.
Va beh, lei, la cafona, valeva bene una ricerca in rete e cosi', spulciando in internet ho visto che e'addirittura citata in un libro!Si! E'citata quale autrice di un plagio ai danni di un altra studiosa, a cui ha copiato un capitolo, senza citare la fonte: bene, brava, bis!

6 commenti:

fracatz ha detto...

quanto si sente il bisogno di anime candide in questo paese.
Peccato che poi codeste anime candide vengano fatte fuori dai furbi, da quelli/e cosiddetti/e con le palle insomma, oppure certe rifiutano di scendere in campo per paura di sporcarsi le mani.

Marco Bertoli ha detto...

Ahaha, che figura da conga!

Nuvola Sospesa ha detto...

E' citata quale autrice di un plagio ai danni di un altra studiosa, a cui ha copiato un capitolo, senza citare la fonte.

Clap clap clap! Complimenti alla scrittrice! Ah ah ah!

Gliela hai mostrata la citazione?

Ciao,

Lorenzo ha detto...

Premessa: quando si generalizza ovviamente non si tiene conto delle possibili eccezioni, anche notevoli.

L'università italiana è insieme causa e conseguenza del declino italiano, quindi andrebbe rasa al suolo e rifondata. Ci sono tante magagne ma quella più consistente è sempre il "lei non sa chi sono io" che si associa inevitabilmente a qualsiasi incarico pubblico. In altre parole la corte dei miracoli e feudale dei docenti-baroni.

Poi io conosco un tale che si è inventato una pseudo-religione/filosofia/idelogia e che ha scritto diciotto (18) volumi spessi dieci centrimentri ognuno per illustrarla. Pubblica questi e i molti altri suoi libri e cerca di venderli.
Tutto questo quando mi viene detto che gli Italiani sono tra i popoli che leggono di meno e che l'editoria è in crisi. Qui vedo un paradosso, un po' come dire che in Calabria c'è contemporaneamente il maggior numero di laureati sulla media della popolazione e contemporaneamente il maggior numero di analfabeti. Il paradosso calabrese si risolve considerando che in un mondo di ciechi il guergio è re, quindi in un mondo di analfabeti se sai leggere e scrivere ti spetta una laurea. Il paradosso dei libri si risolve nello stesso modo, dicendo che qualsiasi pirlotto con un PC e una stampante può scrivere e stampare un libro irrilevante.

diego ha detto...

molti fra coloro che scrivono sono affetti da vanità, ed è interessante notare che lo sono nella stessa misura scrittori di letteratura come di saggistica

un po’ di vanità è comprensibile, fa parte dell’essere umani, ma è davvero antipatica la sicumera di chi si sente superiore

l’editoria, non è più un filtro valido, si pubblica per tanti motivi, uno dei quali, molto spesso non appalesato, è l’autore che paga la stampa

Ernest ha detto...

un libro di storia non fa uno storico e poi bisogna vedere come è scritto...