Temistocle

(post di recupero..)
Non so quanto tempo sia passato, perché da quando non ti ho più vista, vivo giorni confusi.
Sono tornato che era notte fonda dall'ultima delle mie più feroci battaglie, c'erano tutti ad attendermi, solo tu non c'eri, quando io avrei voluto invece che solo tu ci fossi.
T'avrei amata anche quella notte, nonostante la stanchezza del viaggio.
Si, t'avrei amata, nella tua stanza, alla luce fioca delle tue lucerne, assaporando la tua pelle morbida e bianca, profumata di melissa.
Si,ti avrei amata, anche quella notte, nonostante la stanchezza, nonostante tutto, perché solo la voglia di amarci ci ha tenuto uniti. Niente altro.
Non il legame di un figlio, non l'obbligo di un giuramento fatto innanzi agli dei, non l'onere di condividere case e pascoli produttivi.
Niente altro ci ha tenuto insieme, nel nostro tempo breve, se non la voglia di amarci. E io ho tanto bisogno di essere amato solo per me stesso.
Adesso che tu non ci sei, mi guardo in giro, annuso l'aria in cerca di un'altra sfida: la guerra è la mia dimensione, Ares o piuttosto Marte come lo chiamano alcuni, è il dio che io venero in segreto, e se fatico,si, se fatico a venire a capo delle mie sfide, è perché io sono Temistocle, sono il migliore,posso vincere solo con onestà e virtù, mentre i miei nemici invece hanno la meglio al prezzo immondo della slealtà.
Ma tu sapessi com'è dura vivere sempre senza un cedimento! Tu sapessi l'amarezza che conosco fin da quando ero fanciullo obbligato a dover dar sempre prova di virtù innanzi agli uomini e agli dei, quando intorno i miei compagni erano oggetto d'orgoglio dei loro congiunti, senza pena d'essere altro che se stessi.
E ora che tu non ci sei, che tu sei sparita, penso che sia stata di certo l'invidia di un dio ad allontanarti da me, o forse è a causa qualche maleficio di strega immonda che tu adesso sei lontana da me, dalla stretta appassionata delle mie braccia, dalle mie labbra che hanno sete di te.
E così ti sono venuto a cercare. Le prime volte ho chiesto in giro, con discrezione, poi quando non sono riuscito ad avere notizie certe su di te, sulla tua sorte, mi sono travestito da viandante e a capo coperto sono arrivato fin sulla soglia della tua dimora, all'isola di Venere.

Là, seduto su un gradino mi sono confuso tra coloro che aspettavano in cortile , in attesa dei benefici della tua casa. Alle 6 del pomeriggio è uscita la tua nutrice. Lei, una vecchietta piccola piccola, d'età indefinita, si è messa a distribuire i pani tra quanti erano lì in attesa e una volta arrivata innanzi a me, si è come arresta, impietrita.
In un sibilo di rabbia mi ha detto "Tu che ci fai qui?Vai via!".
Ma come ha fatto a riconoscermi? Tu mi dicesti che lei era cieca?!
Di scatto mi sono alzato, e dato che stava andando via, le sono arrivato alle spalle per trattenerla. E le ho chiesto di te.

Ed è così che ho saputo che sei andata in Egitto, che ti sei arruolata di tua libera volontà, come una nereide, in un corteo del dio Oceano, presso quello che chiamano il Mar Rosso. La tua nutrice mi ha detto che vivi giorni felici, lontano da me, che pure ti ho amato tanto.
E avevo bisogno di te, di quell'amore nascosto, lontana dalla luce del giorno, lontano dagli uomini.
Avevo bisogno di quel nostro amore, senza scopo, senza ruolo, perché sai, è dura essere il migliore e doverlo sempre dimostrare, non avere mai tregua, ma essere obbligato instancabilmente a passare da una guerra all'altra.

Tu, regina di Venere, mi hai conosciuto invece nelle battaglie del tuo letto dai pesanti drappi bianchi e le mie uniche strategie erano quelle per convincerti a stare con me ancora un poco, e ogni guizzo del tuo sguardo, decretava la mia resa incondizionata innanzi a te, perché tu lo sai, regina, un uomo innamorato è disarmato e inerme come un bambino.

5 commenti:

Mariella ha detto...

Post magnifico.
Ma perché di recupero?

Sara ha detto...

E'una serie che ho scritto nel 2010.

fracatz ha detto...

urca, addirittura in egitto!
proprio come la bella elena che tutti credevano in troia, mentre era stato giove a metterci una sosia perché si era accorto che c'era stata troppa crescita demografica.
Menelao ci restò di pezza, ma in cuor suo ne fu felice

Claudia ha detto...

Ricordo. Bello!

Novella Semplici ha detto...

Molto bello!