30 settembre 2016

In risposta a Ernest

Questo post lo ripropongo in risposta e in sostegno a un post di Ernest blogger genovese de I diari dello scooter.

Da ragazza credo di essere stata anch'io vittima di bullismo: di quegli episodi giovanili tutto sommato spiacevoli, è rimasto un vago ricordo.
La prima era una compagna di liceo apparentemente della mia età, ma molto più adulta di me, che per intenderci, al ginnasio avevo ancora le Barbie. Era figlia di un professionista, i suoi genitori conoscevano mia madre e giustificavano in qualche misura quella figlia 15enne che aveva il vezzo di prendersi antipatie seriali.
Era la volta del mio turno e quindi la ricordo dirmi cose sgradite in classe o ghignarmi alle spalle con le sue amiche. Lo riconosco,avevo 14 io ero un po'tonta, stavo sulla mia nuvoletta, non sapevo vestirmi, ne truccarmi, non uscivo di sera, ma avevo le mie amiche e quelle cattiverie gratuite lasciavano il tempo che trovano. Prendemmo strade diverse. Lei fu bocciata, cambiò scuola, iniziò a drogarsi e a frequentare ragazzi che come lei si facevano. La rivedo oggi è sempre ingrugnita,  non si buca più, non credo poi che si sia diplomata, peserà un quintale abbondante, è una ragazza madre di una bimbetta sfuggente e quei genitori che un tempo la giustificavano, ora la devono mantenere.Nonostante i trascorsi, però, sul viso conserva le tracce di una bellezza che poteva essere e  non è stata.

Della quarta ginnasio ricordo un altro episodio, cioè tre compagne di classe che mentre ero sotto i portici ad aspettare l'autobus, mi tesero una sorta di agguato. Forse non erano ben convinte, fu un po'la forza di quel piccolo branco, una di loro aveva un bouquet di fiori e F. glielo strappò per darmelo in faccia. Avevamo 14, 15 anni. Non mi ricordò poi come andarono le cose, se mai mi chiesero scusa. Loro furono  tutte e tre bocciate e di fatto ci siamo perse di vista. Rincontrai  F. un anno dopo a Carrara in via Roma, sapevo già che aveva iniziato a drogarsi eppure era sempre bella, con quei capelli biondi, cortissimi, un viso perfetto. Facemmo un po'di strada insieme quel giorno, mi accompagnò da mio fratello in ospedale, forse si sentì in dovere di farlo, perché mi aveva chiesto 10.000 lire in prestito, che le diedi sapendo a cosa le servissero. Poi ci ritrovammo anni dopo in discoteca, era sciupata dalla droga e da altre brutte storie, ma era tenera come una bambina, ballavamo e mi abbracciava affettuosa. E'morta in un incidente poco tempo dopo, guidavano due ragazze disperate come lei, il padre, medico,  adesso tutti gli anni organizza una rassegna  per ricordare quella che un tempo per lui e per sua moglie era "la figlia deficiente".

Un altro episodio mi capitò quando cambiai liceo, ero più grandina, avevo lunghi capelli neri, mi vestivo di nero, insomma ero un po'dark e mi avevano soprannominata Mortisia, cosa che mi mandava in bestia. Ci si mise anche un ragazzotto demente, che non conoscevo, a pigliarmi in giro per i corridoi del liceo. Arrogante e spavaldo era di fatto una mezza sega. Ecco ora che ci penso era proprio questo che gli dava fastidio di me, cioè il fatto che io non lo annoverassi minimamente come ragazzo. L'hanno arrestato per un traffico di cocaina poco tempo dopo, quando io ero mi sbarcavo il primo anno di università: andavamo a Pisa, ma avevamo entrambi scopi diversi. Gli fecero un mucchio di foto prima di arrestarlo, si era messo a fare le cose in grande, eh!

Io ho pagato in modo del tutto ingiusto il fatto comunque di essere sempre diversa, cioè al ginnasio ero quella addormentata, al liceo la dark etc. fondamentalmente il fatto di essere me stessa e gli episodi che ho raccontato, non è semplicissimo farlo nemmeno oggi, hanno avuto come protagonisti compagne e compagni di scuola che appartenevano a famiglie socialmente molto più stimate, più considerate di quella da cui provengo io, che è invece molto modesta.

Credo che dietro gli episodi di bullismo ci siano delle gravi  responsabilità dei genitori, se un figlio ha dei comportamenti violenti, non è normale! non è furbo! l'epilogo delle storie di droga che ho raccontato forse non ha un valore scientifico, ma è indicativo di situazioni di malessere: in una società difficile ci viviamo tutti, continuare ad agitarla come scusa mi sembra un debole paravento per coprire responsabilità individuali.

15 commenti:

Novella Semplici ha detto...

Sicuramente dietro il bullismo c'è una grande ignoranza. Intesa non come mancanza di istruzione ma di cultura, proprio, di quella che non vendono al supermercato.
Io sono stata vittima di bullismo alle scuole medie, sono stati per me tre anni infernali. Metteteci che i miei mi cambiarono scuola e non conoscevo nessuno, metteteci che capitai in una classe con molti ripetenti, una delle peggiori della scuola.
Le ragazze già a undici anni sapevano cose sul sesso che io manco immaginavo, alcune avevano già provato, i ripetenti poi...
Io ero grassottella, brava a scuola, e suscitavo questi moti di disprezzo. Una volta denunciai al vicepreside una aggressione fuori da scuola, feci i nomi e furono puniti. Vennero il giorno dopo a spintonarmi al pulmino, nessuno intervenne. Pulminista presente. I miei che pure sono bravissime persone non hanno mai capito, hanno sempre detto che il mondo è brutto e che bisogna farsi le ossa... Ma io ho pagato e la mia adolescenza è stata anomala, ho acquistato sicurezza solo dopo il liceo, quando ho iniziato a trovare dei compagni a modo di cui fidarsi.
Victor Hugo diceva che l'istruzione sarebbe stata la chiave dei volta del progresso, e in parte il tempo gli ha dato ragione. Resta però una questione incommensurabile: perché una medesima istruzione renda alcuni vogliosi di migliorarsi e altri invece non li sfiori nemmeno. E qui subentra il buon senso personale e ahimé il ruolo della famiglia. Che negli ultimi tempi si è praticamente dissolto. Nella società della tecnica non c'è più posto per l'emotività e gli scambi familiari restano a livello superficiale, da estranei. Hai mangiato, dove vai, cosa vuoi comprare. Mica si chiede come ti senti? Stiamo crescendo una generazione anestetizzata che non sa più riconoscere i confini di niente e che sa più riconoscere il ruolo dei sentimenti. Poi ci chiediamo a cosa serve la letteratura: a trovarci l'anima, serve. Ogni storia è emotività, come lo era per i greci il teatro.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Questi episodi partono sempre dalle famiglie, certo ognuno ha il proprio carattere, ma l'educazione e il rispetto passa in primis dai genitori. Anch'io sono un papà, capisco che non è facile fare i genitori, ma bisogna che si rispettino i ruoli, molti sono troppo amici dei propri figli e non riescono a trasmettere i giusti valori. Gli ultimi episodi di cronaca, con i genitori che difendono i propri figli, difendendoli e relegando il bullismo come scherzo, sono da vero voltastomaco.
Saluti a presto.

fracatz ha detto...

non tutti i genitori possono permettersi il lusso di essere amici dei propri figli e guai a quei mortidifame che invece lo fanno, rovineranno per sempre la loro prole.
I benestanti possono sempre rimediare ad un figlio degenere fintanto che non incorra nel penale

Lorenzo ha detto...

Tutte stupidaggini.

Siamo andati tutti a scuola, all'oratorio, in piazza, qualcuno a militare, al lavoro, eccetera. Ci sono sempre delle difficoltà, degli ostacoli, gente a cui non piaci, gente che ti fa delle sgarbi, amici che ti tradiscono, ingiustizie, eccetera. Fa parte della vita.

Quando si parla di ragazzi, è impossibile che i genitori, gli amici, gli insegnanti, nessuno veda, senta, parli, come le tre scimmiette. Le situazioni degenerano quando tutti preferiscono farsi i fatti loro, per ignavia, per stupidità, per egoismo, per qualsiasi ragione egoistica. Poi fingono sorpresa.

Ripeto, FINGONO.

Ai miei tempi nessun genitore era "amico" dei figli. I babbi erano come il Dio della bibbia, le mamme arcangeli con strali infuocati. Non si risolvevano i problemi col dialogo, partivano subito i ceffoni e i calci nel culo, nei casi più gravi, in pubblico. Se la situazione superava un ceto limite, si cambiava scuola e giro di amicizie, tabula rasa. Gli insegnanti convocavano i genitori alla minima infrazione e questo scatenava automaticamente schiaffoni e calci in culo, a prescindere dal torto o dalla ragione.

Adesso i genitori sono "amichetti", senza alcun altro ruolo che fonte di denaro. Gli insegnanti chiamano lo psicologo per esaminare le difficoltà di relazione dei ragazzi in una classe, ai miei tempi risolveva tutto l'ora di ginnastica. Gli amici pare oggi non esistano, sono "amici" come gente che incontri ad una festa.

E va bene cosi, perché questo è il migliore dei mondi possibili.

Francesco ha detto...

la nostra epoca e la nostra società cattolica giustifica e perdona tutto

sbagliatissimo

ste gente deve essere punita severamente

Alahambra ha detto...

Mah
Io sono stata decisamente oggetto di bullismo, solo che non era d'abitudine chiamarlo così. Non ho mai pensato di suicidarmi però, ed ho cercato in tutti i modi di tenere famiglie e docenti lontani da questo. Poi mia madre vide i lividi e dovetti per forza raccontare.
Sono passati quasi 25 anni e penso che buona parte dell'atteggiamento dei compagni fosse dovuto al mio che non sapevo reagire nel modo giusto, ovvero nella fattispecie affermare la mia forza, non necessariamente in modo fisico.
Detto questo io credo in modo assai convinto che il cosiddetto bullismo sia sempre esistito e che sempre esisterà perché legato al mondo animale. Ci si sfida e ci si incastra nella gerarchia. Dal più forte al più debole. Disgraziatamente l'uomo ha stabilito che la società deve proteggere gli individui più deboli, sempre più rendendo fragile tutta la specie.
Per quello che mi riguarda il suicidio non rende vittime, né è sempre il caso fosse farne questioni di stato.

semola ha detto...

... anch'io ho subito atti di bullismo, che in parte hanno influenzato la mia infanzia...
... io magrolino e non incline alla violenza ... lui robusto e violento...
...tutto è iniziato all' asilo ad opera di un mio cugino che ha la mia stessa età...
... poi tutto è continuato alle elementari, in un piccolo paese non potevamo che finire nella stessa classe...
... finalmente le medie ... la città ... e invece ... stessa scuola e stessa classe...
... qualunque persona mi facessi amico, facendomi oggetto di scherno, riusciva ad allontanarlo da me ... i ragazzi stanno sempre dalla parte del più forte ...
...poi tutto cambia ... io cresco... mi faccio più robusto... e frequento il liceo scientifico... e poi l'università ... lui non cresce più e va' a ragioneria che frequentera' per 2 anni...
... ci incrociamo spesso in paese ... e credo provi ancora un ingiustificato senso d'invidia nei miei confronti... ma sono lontani i tempi in cui poteva icutermi timore o soggezione...

UIFPW08 ha detto...

Passo per un abbraccio.
Buon fine settimana Sara.
Maurizio

Lorenzo ha detto...

Francesco, se ti riferisci al "perdono" per chi prende di mira qualcuno e lo maltratta, non direi che sia il caso.

Se un ragazzo si presenta dal preside della scuola e dice Tizio e Caio mi sputano addosso, dubito proprio che il preside si limiti a dire "so' ragazzi".

Il fatto è che le cose vengono sottaciute, per primi dalle "vittime", poi da tutte le persone che hanno attorno e che fanno finta di non vedere. Ma tu sai che quando nasci tra i palazzi e scendi per strada a giocare, ti ciulano le biglie un paio di volte e la macchinina, poi cominci ad imparare l'antifona. Quando combattere, quando scappare, chi sono gli amici, chi devi farti amico per poi andare a chiedere protezione, quando la cosa è risolvibile e quando devi salire di livello.

Non appari magicamente alle superiori dal nulla, fai un certo percorso. Mio nipote a quattro anni oggi cacciava le lucertole ai giardinetti e come sempre ha litigato con altri marmocchi per ragioni che capiscono solo al loro livello. La nonna si preoccupa, invece io sono della idea che faccia parte del gioco. Vai all'asilo, le prendi e le dai. Vai alle elementari, le prendi e le dai. Eccetera.

Ora io mi domando e chiedo cosa pensa un genitore (o un insegnante) quando vedo un ragazzo che sta li in un angolo e si prende gli sputi. Che è "normale"? Che la cosa "anormale" è che qualcuno gli sputi addosso? Boh.

Ernest ha detto...

Si anche quando andavamo noi a scuola succedevano cose del genere, non ti so dire francamente se erano le stesse rispetto a quello che oggi succedono . Mi sento di dire però che non possiamo comparare i due periodi, troppo differenti. Oggi i ragazzi si trovano davanti troppo "cattivi maestri", pessimi genitori che non riescono nemmeno a farsi rispettare in casa. Non si generalizza ma spesso è così, non sono pochi gli esempi di insegnanti che si vedono piombare in classe il genitore indignato perché il giorno prima è stato sequestrato il cellulare... una volta oltre al sequestro c'era anche il calcio in culo probabile.
Non mi piace nemmeno sentire parlare di deboli perché dove sta scritto che una persona deve per forza essere forte, debba riuscire a sopportare gli insulti di chi attacca per prima per paura di essere deriso.
Mi spaventa il silenzio di chi c'era, di chi c'è e si volta, questo mi fa davvero paura
un saluto

xpisp (Stefano) ha detto...

Io credo che ognuno di noi, se si sforza e ci pensa bene, ha fatto lui il bullo.
Magari un commento singolo acido, magari una sola volta con quella persona, ma credo che a tutti sia capitato di sfottere qualcuno, ridere di qualcuno, ecc.
Ad esempio, nell'articolo sopra c'è sempre un pochino di rivalsa, di dire un bel "tié"
E sinceramente lo trovo giusto!
Come trovo normale che ci sia lo sfottò, ecc.
Ricordo perfettamente di essere stato il 4occhi, cicciottello, con l'apparecchio, ecc...ma ricordo che qualche commento l'ho pure restituito.
quindi forse la strada è quella della presa di coscienza dei propri errori(o piccole mancanze) e poi spiegare ai propri figli (cosa che ho cominciato dalla 1° elementare) che se gli altri ti sfottono è perchè gli fai paura!

PS
Provate a ricordarvi tutte le barzellette, film comici, ecc degli anni '80 e ditemi di cosa e chi si rideva!

PS2
Il caso che riportava Ernest mi sembra però di un livello e di una cattiveria che va oltre la battuta e l'emarginazione. Calci, sputi, ecc in una scuola non possono essere tollerati, anche se mi vedo già il genitore che difende il figlio "violento"

Sara ha detto...

Io volevo dire che se un ragazzo o una ragazza che definiamo "bullo", è un ragazzo problematico, io ho esposto casi di compagni di scuola che stavano per avere, se già non avevano, problemi di droga.

Lorenzo ha detto...

Io compagni di scuola del genere non ne ho mai avuti perché alle superiori c'era una selezione spietata e senza appello. Basti dire che in prima le sezioni erano A B C D E F G H, in quinta erano A B C D, quindi metà degli iscritti in prima entro la quinta aveva abbandonato.

Detto questo, il "ragazzo problematico" non appare improvvisamente dal nulla. Fa un percorso durante il quale si preferisce non applicare le dovute dosi di calci in culo quando serve perché costa fatica e significa prendersi delle responsabilità.

Oggi il problema dei genitori non è più che il figlio sia un mentecatto, un debosciato, quanto che sia "escluso", che è l'immagine speculare del "bullismo". Il risultato è che i ragazzi, che già sono aggravati dalla inevitabile età della "stupidera", non hanno nessun concetto del Bene e del Male, del Giusto e dello Sbagliato. Al massimo contemplano il numero di "like".

Nuvola ha detto...

Io devo dire che, a sentire questi racconti, non ho mai passato nulla di lontanamente comparabile. Certo, ero la secchiona della classe quasi sempre, magari non ero cool, ma nessuno mai mi ha messo le mani addosso o mi ha fatto pressione psicologica pesante. Riguardando le cose indietro, mi sembra di aver vissuto nel paradiso terrestre. I miei compagni di scuola del liceo per esempio erano molto sensati e tutt'ora (quelli che ho ri-visto/ri-sentito) mi sembrano tali. Io vivevo in profonda campagna, per dire.

Per quanto invece riguarda la mia parte di genitore, ecco, spero che riuscirò ad accorgermi se qualcosa va storto per i miei figli (in qualunque direzione). Nella scuola si fa un gran parlare di bullying (almeno nella elementary) e non so se davvero parlarne aiuti o meno. Certo i bambini tendono a fare naturalmente branco contro singoli bambini, ma ci vuole anche che gli educatori a scuola siano attenti e intervengano da subito in queste dinamiche, e che a casa si dia un indirizzo chiaro al bambino. Certo, dipende anche tanto dal contesto in cui si è, e francamente mio fratello che vive in una metropoli italiana è messo peggio (come qualità dei compagni di scuola dei suoi figli) di me.

Ho varie riserve sulla scuola dei miei figli ma, dal punto di vista del tessuto sociale delle persone che le ruotano attorno, probabilmente in Italia faticherei a trovarne di comparabili (e non intendo "ugualmente ricchi" ma "ugualmente sensati").

diego bruschi ha detto...

Un thread molto interessante. Penso che i cattivi esempi siano cruciali. I "prepotenti" ci sono sempre stati, la differenza la fanno le famiglie che giustificano.