14 novembre 2016

Art bonus

MISURE URGENTI PER FAVORIRE IL MECENATISMO CULTURALE

Ai sensi dell'art.1 del D.L. 31.5.2014, n. 83, "Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo", convertito con modificazioni in Legge n. 106 del 29/07/2014 e s.m.i il cosidetto ART  BONUS:
Chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura, come previsto dalla legge, potrà godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di imposta

Se in voi alberga l'animo di un mecenate, il sito è   QUA! c'è la lista, Regione per Regione, dei beni in attesa di un sostegno, a fronte di un progetto concreto di restauro e/o valorizzazione.
Poi c'è il concorso per votare il mecenate e il relativo progetto, un modo per contribuire ad un'ulteriore valorizzazione dei beni oggetto dell'intervento, le modalità per partecipare sono QUI.
Votare è ovviamente gratis, io ho votato la Biblioteca Gambalunga di Rimini, avrei votato tutti, ma non si può, devo molto a quel prestigioso Istituto culturale. 

8 commenti:

Lorenzo ha detto...

Io lo ripeto, a costo di essere fastidioso.
Qui si parla di "cultura" quando gli studenti non sanno leggere, scrivere e contare.

Io prenderei della gente per strada e gli chiederei che differenza c'è tra una "pinacoteca" e un "mausoleo". Non dico cose difficili come riconoscere un edificio medievale da uno barocco. O sapere leggere una epigrafe.

Sorvoliamo sul fatto che se ti ricoverano al Pronto Soccorso non ci sono le lenzuola o i camici.

Dai, Sara, le comiche.

Sara ha detto...

Lorenzo guarda che non mi hai fatto gli auguri per il compleanno!

Lorenzo ha detto...

Lo so ma in quei giorni ero cieco, adesso sono quasi cieco. Ho perso il momento.

fracatz ha detto...

un sito molto bello con tanti bei progetti, persino il restauro delle mummie degli animali degli antichi egizi, se proprio non si hanno soldi, magari si può decidere di comprare i prodotti delle aziende che hanno donato più di 100 mila euro

Carlo ha detto...

A me, Sara, a leggere queste cose viene da piangere. Constatare che uno Stato non ha più la forza economica per conservare e preservare il proprio patrimonio culturale, mi conferma che quello stesso Stato sta anche "alienando" parte di quel patrimonio. Provare per credere http://www.investinitalyrealestate.com/it/

Ciao Sara

Sara ha detto...

Carlo scusa ma lo Stato non ha MAI avuto la forza di gestire i beni culturali.
Tu hai idea di cosa costa tagliare l'erba in un sito archeologico?

Lorenzo ha detto...

Sara, scusa ma suggerisco di usare un lessico più preciso.
L'espressione "bene culturale" non significa niente, anche il dialetto è un "bene culturale", anche le ricette della cucina tradizionale o la coltivazione di certe specie tipiche di frutta e verdura.

Qui parliamo di immobili. Quindi un patrimonio immobiliare. Oppure parliamo di opere d'arte conservate nei musei, più precisamente negli scantinati dei musei. Ogni categoria ha problematiche, costi e fonti di possibile finanziamento differenti.

Lo Stato non ha il problema della "forza", ha il problema della "competenza". Dipende dal fatto che i dipendenti pubblici non sono assunti con il criterio che devono costare "X" di stipendio e rendere "Y>X", vendendo a terzi la loro prestazione lavorativa. Sono invece assunti col criterio di "creare occupazione", anche anzi sopratutto in perdita e a prescindere dall'utilità.

Prima di svendere il patrimonio immobiliare, lo Stato ha prodotto i famosi 40 mila euro di debito pro capite assumendo il ruolo di "imprenditore", cioè gestendo grandi conglomerati industriali della chimica, dell'acciaio, le Ferrovie, le Poste, il trasporto marittimo, il trasporto aereo, eccetera. Poi, dopo avere fatto fallire e rifallire queste aziende, ha deciso di "privatizzarle".

La gestione del "patrimonio" demaniale, sia esso uno scavo archeologico, un faro, una casa cantoniera, una spiaggia, un museo, qualsiasi cosa, soffre delle stesse problematiche della gestione delle acciaierie o di Alitalia, ovvero che a nessuno, dall'amministratore delegato (o dirigente responsabile) viene chiesto di andare in pareggio o di produrre utili. Nessun amministratore o dirigente è incaricato in base alla sua capacità di portare l'ente amministrato al pareggio o all'utile, cosi come i suoi sottoposti.

Veniamo allo specifico: ho già detto tempo fa che gli Italiani non vanno nei musei o a visitare luoghi storici perché sono analfabeti e non capiscono quello che vedono. L'unico modo sensato per mantenere un museo o qualsiasi altro "bene" pubblico è fare pagare chi ne fa uso, per esempio il biglietto ai visitatori, vendere pubblicazioni, affittare le opere quando vengono esposte altrove, eccetera. Cosa che non è possibile perché:
1. gli Italiani non comprano libri e giornali perché non leggono, non vanno nei musei perché non capiscono cosa c'è dentro.
2. amministratori e impiegati degli enti pubblici non sono capaci di gestirli con logiche di profitto e l'unica cosa che conta è lo stipendietto collegato alla mensione, da cui non si transige se non per congedi per malattia, invalidità e qualsiasi altro motivo.
Aggiungo la terza voce:
£. nella vulgata pseudo-sinistra, tutti hanno "diritto" a tutto, quindi se l'impiegato pubblico ha diritto allo stipendio anche se non fa nulla, l'italiano ha diritto a accedere ai "beni culturali", qualsiasi cosa sia, senza pagare nulla. Altrimenti si innesca il meccanismo "classista", che solo i ricchi possono accedere alla "cultura". Che poi i poveri si indebitino per compare la TV super-ultra da 120 pollici al centro commerciale e l'abbonamento a due o tre network per vedere le partite di calcio e l'isola dei famosi, oltre pagare il canone RAI, quello va bene.

Mi fa ridere tutto. Mi fa ridere che non si riesca a mettere in fila due idee scontate, mi fa ridere che nessuno si domandi quanto è costato il sito di cui sopra, mi fa ridere e piangere vedere la decadenza in cui ci rotoliamo.

Lorenzo ha detto...

Esempio, vedere le fonti di finanziamento: Solo l’apertura della Cattedrale costa al giorno 11 mila euro