18 marzo 2017

Non si diventa Luigi Pirandello su un vassoio d'argento.

L'ultimo anno di liceo classico litigai con il prof. di italiano e mi mandò all'esame  di maturità con 5, tuttavia la cosa non mi turbò affatto:ero spavalda, forte, una ragazzona tutta salute dai lunghi capelli neri e tanti braccialetti ai polsi che tintinnavano. Speravo che uscisse filosofia come materia d'esame, ero brava, anzi bravissima e poi quell'anno, statisticamente parlando, toccava proprio alla mia materia preferita. E invece filosofia non uscì, incassai lo smacco e mi gettai su storia, del resto, lasciato lo studio di italiano, studiando storia mi garantivo anche la preparazione per il tema. All'esame feci il tema su Giovanni Giolitti, che da allora entrò nel pantheon dei miei eroi, dove risiede  tuttora.
E così a distanza di tanto tempo mi ritrovo a studiare seriamente italiano oggi, per fornire un aiuto al figlio di un'amica,  che a causa di vicende difficili è rimasto indietro negli studi. La volta scorsa ha preso 7, ma per l'interrogazione successiva c'era da preparare Pirandello, tanto caro alla sua prof. e di conseguenza tanto inviso a lui. Perché quando gli insegnanti insistono troppo su un autore i ragazzi poi non lo possono soffrire! 
E così ci siamo messi a studiare, lui per essere interrogato, io per sostenerlo e mi sono ritrovata a soffermarmi sulla vita di Pirandello, l'autore di opere teatrali ripetute chissà quante volte! Pirandello il vincitore del nobel!Pirandello vicino al fascismo!
E invece approfondendo la sua biografia, cosa che mi ero ben guardata di fare a suo tempo, ho scoperto i particolari di una vita comunque impegnativa.
La nascita in una famiglia che ha sofferto il tradimento per gli ideali del Risorgimento da parte del Regno d'Italia, la vocazione precoce, precocissima di scrittore teatrale in un ragazzino di 12 anni, il cui padre però lo indirizzava a studi tecnici.
Poi ci fu il tracollo finanziario che devastò la sua famiglia in un'epoca in cui il fallimento era percepito come un'onta sociale. E inoltre la necessità di provvedere a crescere tre bambini, i suoi figli, mentre la moglie precipitava in una sofferenza da cui non si sarebbe più ripresa. E quel romanzo Il fu Mattia Pascal, scritto nelle notti passate  al capezzale della moglie, che deve essere costato chissà quanta stanchezza fisica. D'altro canto, certe note biografiche, sono la chiave d'accesso per accostare la sua grandiosa produzione letteraria.
Spero che il mio allievo abbia compreso, che Luigi Pirandello non si nasce, ma si diventa affrontando le prove, anche aspre,  della vita.
All'interrogazione poi ha preso 7, ma pare che la prof. non conceda voti più alti. Bisogna non trascurare il fatto che  lei accolga con entusiasmo l'impegno che lui ci sta mettendo da quando lo seguo io, non è scontato ciò, perché alle volte ci sono insegnanti che se anche  i ragazzi cercano di migliorarsi, non si rendono disponibili.
Quest'anno si celebrano i 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello. 

9 commenti:

Francesco ha detto...

Poi era siciliano

Novella Semplici ha detto...

Pirandello è stato un grande. Anche letterariamente. E' uno dei miei scrittori preferiti. Tra l'altro il Fu Mattia Pascal è per me è uno dei suoi libri, non quello migliore. Uno, nessuno e centomila e le opere teatrali sono dei capolavori assoluti, soprattutto Sei personaggi in cerca d'autore.
Sarà un caso che il Mattia Pascal lo abbia letto al liceo e gli altri di mia iniziativa?
La mia prof (peraltro bravissima e che ricordo con tanto affetto) al ginnasio ci ha fatto leggere molta letteratura francese (Stendhal, Balzac, Flaubert), Giovanni Verga e tutti i libri di Italo Svevo. Ho trovato tutto orribile. Non so, saranno stati gli ormoni. Io tuttora adoro letteratura inglese e russa, la francese non la digerisco tanto. Verga lo odio e Svevo pure.

Lorenzo ha detto...

Mai avuto problemi con l'Italiano, intendo la materia scolastica. Ricordo che fui ripreso i primi anni di liceo perché avevo una prosa un po' involuta, da li imparai a cercare di scrivere in maniera essenziale, concisa. Da li e forse dalle versioni di Cesare. Lo studio della letteratura era una delle cose meno impegnative, anche se poi ho detestato Foscolo e Leopardi. Alla maturità mi ero preparato come approfondimento su Pavese, un discreto mattone. Ebbi problemi con l'insegnante di matematica e fisica e li ho accumulato un ritardo e delle lacune, forse dovrei dire una mancanza di confidenza, che non ho più recuperato. Alla fine ho sempre avuto la media del sette ma mi costava cento volte più fatica che nelle altre materie. Guarda il caso, lo stesso insegnante fu poi membro interno all'esame, in incubo.

Il mestiere dell'insegnante.
Uno dei miei pallini, argomento di cui discuto spesso e volentieri. Purtroppo la cruda verità è che, salvo eccezioni, il mestiere dell'insegnante da sempre è un ripiego. Sia per chi lo pratica, sia per lo Stato che utilizza il Pubblico Impiego come "ammortizzatore sociale". Il risultato che mentre Leonardo andava a bottega dal Verrocchio, dove trovava come compagno il Botticelli ed altri geni del suo tempo, lo studente contemporaneo si trova parcheggiato a scuola senza costrutto, con dei guardiani svogliati come insegnanti, gente che, sempre salvo eccezioni, fa quel mestiere perché non ne troverebbe un altro e perché è un mestiere mal pagato forse ma anche poco impegnativo. Ora, se al carabiniere si richiede coraggio e abnegazione, non importa se poi fatica coi congiuntivi, l'insegnante semianalfabeta, che magari sfrutta le pieghe dei regolamenti e circolari per nascondersi, ha conseguenze catastrofiche su generazioni di studenti.

Manco da molto dalla Scuola quindi mi sono perso le famose "riforme". Quello che posso vedere è che c'è stato un appiattimento, una semplificazione, una specie di "minimo comune denominatore".

fracatz ha detto...

non mi piacciono gli insegnanti che non danno più di sette, perché poi quando ci si confronta con gli altri studenti che invece hanno tutti nove ci si sente penalizzati, magari si perde la borsa di studio del dopolavoro del babbo, però debbo ammettere che quei prof che davano 4 al primo trimestre, poi 5 al secondo e ti promovevano con 6 erano gli unici che lasciavano impressa la loro materia nei cervelli dei pargoli, sempreché trattavasi di materia poi necessaria nella vita

Nuvola ha detto...

Io "Il fu Mattia Pascal" l'ho proprio adorato come libro. Letto durante l'università, per mia iniziativa, che prima non mi obbligarono a leggerlo. Ho letto anche altri dei suoi libri e brani dei suoi pezzi teatrali, ma per me il fu Mattia Pascal rimane davvero l'opera sua che ho apprezzato di più. Andai anche a teatro una volta, a Trieste, a vederne una rappresentazione teatrale: bellissimo.

Vero, non si nasce Pirandello, ma si diventa.

Mia figlia divora libri... che prende a scuola. Tutta roba nuova per me, e a tratti troppo moderna se posso dire. Inoltre è tutto in inglese e turco e non sempre riesco a giudicarne il livello letterario... Comunque ha appena dieci anni, si vedrà.
Probabilmente anche lei avrà i propri libri del cuore un giorno. Chissà se leggerà Pirandello prima o poi, e se le piacerà.

viola ha detto...

Trovo che a molti insegnanti manchi la sensibilità e la capacità di intendere che prima di tutto bisogna saper incoraggiare e valorizzare i ragazzi che hanno di fronte ciascuno in maniera differente a secondo del loro carattere e personalità; spesso l'imperativo è seguire il programma ed il resto va a farsi benedire.. e così quante belle potenzialità perse nel nulla

diego ha detto...

hai fatto un buon lavoro per quel ragazzo (studiare con te è sicuramente una bella fortuna) e, fra le conseguenze positive per te, c’è anche l’approfondimento su Pirandello; devo dire che sul rapporto fra biografia e produzione letteraria sono orientato ad una certa prudenza, nel senso che è giusto conoscere la vicenda personale ma il giudizio sulle opere non deve esserne condizionato; Pirandello è un gigante, al livello di Kafka, Leopardi, Dante, direi che quasi non si discute; ero bravo d’italiano al liceo, ma assai poco studioso, con la conseguenza di aver impiegato 7 anni a venir via da piazza Verdi...

Biagioli Alessandro ha detto...

siamo tutti un po piarandelliani ,firmo il mainfesto degli intellettuali fascsti è vero ma gli altri che lo fecero erano altrettanto di fama ..siamo tutti uno nessuno e 100mila .un popolo che ha sempre ripudiato Balla ,Marinetti etc. solo per essere stati fascisti fieri,non come natta,napolitano e fo che lo furono ma si ricliclarono nel Pci.mi fa piacere questo tuo revisionismo alla De Felice

Claudia ha detto...

Grzie per la biografia. Quella studiata a suo tempo non la ricordavo, la tua versione la ricorderò