a E.



"grande è questa potenza della memoria, troppo, Dio mio: una cripta profonda e sconfinata. Chi può toccare il fondo! Ed è una potenza della mia mente, fa parte della mia natura. Eppure io stesso non comprendo tutto quello che sono.
La mente dunque è tropo angusta per conoscere se stessa! E dov'è allora ciò che non comprende di sé? Dev'essere in lei stessa, non fuori di lei. E allora in che senso non lo comprende? Una gran meraviglia mi nasce da questo pensiero, e resto stupefatto.
E vanno ad ammirare le montagne altissime e le onde paurose del mare e il bacino dei grandi fiumi e l'orizzonte dell'oceano sconfinato e il girotondo delle stelle: e trascurano se stessi gli uomini, e non si meravigliano che io parli di tutte queste cose senza vederle con gli occhi. Eppure non potrei parlarne affatto se non avessi entro di me spazi così grandiosi da spalancarmi davanti, nella memoria, le montagne e i fiumi e le onde e le stelle che vidi, e l'oceano di cui sentii parlare: come li avessi fuori di me, nel giro dello sguardo. Pure il mio sguardo non le ha inghiottite quando con gli occhi le ho vedute, e non sono le stesse cose che ritrovo in me, bensì le loro immagini, e di ciascuna conosco l'origine e il senso che ha prodotto l'impressione."

Agostino d'Ippona, Confessioni, libro decimo, 8.15

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