Pacchetto Treu

Io sono della generazione del "pacchetto Treu", cioè faccio parte di quei lavoratori che nella seconda parte degli anni '90 si sono trovati a debuttare nel mondo del lavoro, con uno status da serie B, anzi meno.
Ad esempio io ho fatto i famigerati lavori socialmente utili per circa due anni.
La cosa brutta era che nessuno si scandalizzava che fossimo lavoratori pagati praticamente la metà degli altri, per giunta senza contributi, oltre che ovviamente precari. E che tutto questo fosse perfettamente legale.
La cosa più brutta ancora, è che io sulle iniziative per sostenere il lavoro ho visto consumarsi delle brutte speculazioni economiche.
Cioè non ho mai capito perché le stesse Amministrazioni pubbliche che ci facevano lavorare, di fatto, pagandoci la metà di uno stipendio vero, avessero soldi da spendere in consulenze, orientamento, tutoraggi etc.
Una volta fui mandata a un colloquio da un'esperta, o meglio, a udienza, mi toccò anche fare anticamera, per sentirmi dire che avevo bisogno di fare formazione. E io che all'epoca avevo quasi 30 anni, una laurea, un percorso di formazione all'estero e altro ancora, non so bene a cosa si riferisse, quell'illustre sconosciuta a cui il Destino aveva riservato la facoltà di giudizio sulla mia vita lavorativa.
Ho sentito tanti cicaloni da piazza pontificare sulla flessibilità del lavoro.
Poi un lavoro vero l'ho trovato, che poi è quello che faccio oggi, anche se c'è stato un lungo percorso di precariato. Insomma comunque ho avuto il mio lavoro, i contribuiti, cioè tutte quelle cose, che oggi sono considerate un privilegio.
Fanculo al pacchetto Treu!

2 commenti:

Francesco ha detto...

tutta la vita è flessibile ormai, mica solo il lavoro

Brunhilde ha detto...

Il bello è che mica l'ha introdotto il governo Berlusconi..