05 aprile 2014

il lavoro e la cultura

Stamani sono uscita di buon ora per fare una passeggiata lungo il torrente con le teddy girls, ovvero le mie due cagnoline e ho incrociato una vicina di casa anziana, la quale aveva premura di essere informata sulle mie vicende. "Non lavori più là?" "No!" "Uh, che peccato!", praticamente dava per scontato che io non stessi più lavorando.
Ora io ho iniziato a lavorare all'indomani della laurea, pur con forme di lavoro dai nomi curiosi, tipo "lsu" , "giubilare", che rispecchiavano le velleità dei leader diessini della fine degli anni '90, D'Alema prima, Veltroni, nondimeno sono sempre stata occupata e retribuita, a fronte di una laurea in Filosofia, che ordinariamente si presume non abbia alcuna utilità per trovare lavoro. 
Magari ho lavorato più di quanto avessi dovuto fare in base al mio profilo professionale assolutamente modesto, cioè per un lunghissimo tempo, aspettando Godot, ho pensato che il mio impegno sarebbe stato riconosciuto. Invece Godot è arrivato, ma aveva un altro nome e vista la mal parata io ho reagito mettendomi a studiare di nuovo, imbarcandomi in un impegnativo pendolarisismo verso Genova che mi è servito a conquistare un nuovo diploma.
Per altro quella di riprendere gli studi è stata una scelta che ho fatto quando mi si è prospettata, senza procrastinarla, perché nella vita se aspetti il momento giusto per fare cose scomode, non viene mai!
Comunque tante, ma proprio tante volte sia il fatto che io avessi fatto studi umanistici unitamente al fatto che  avessi ripreso  a studiare pur in età adulta, ha indotto chi mi conosce poco a credere che non avessi un lavoro stabile. 
Talune volte ho avuto anche l'impressione che ci fosse una sorta di compiacimento, ma forse perchè il mondo del lavoro è così difficile che "mal comune, mezzo gaudio". 
Quando frequentavo l'università passavo spesso gli appunti a una tipa che mi stressava, era una signora grande, sui 30, 35 anni, che faceva l'insegnante e mi scocciava pure metti che io fossi a parlare con un tipo carino e quella  mi interrompeva  con le sue richieste di appunti , tant'è che devo averla fulminata con lo sguardo quando mi chiese "potresti non scrivere con la penna rossa che non vengono le fotocopie?", ma soprattutto io non riuscivo a comprendere per quale motivo quella tipa che aveva già una laurea, aveva già un lavoro, tuttavia continuava a studiare e io studentessa universitaria di 22, 23 anni, proprio non riuscivo a capire il perché!

7 commenti:

diego ha detto...

studiare è anche un modo di essere, un bel modo di essere

ne conosco donne così, è nella loro natura e, debbo dire, non è che studiano per compensare alla mancanza di bellezza, di eleganza (e perfino di figli, perchè una mia cara amica studia sempre e ne ha due)

no, è proprio un’inclinazione che, nel caso di persone che hanno anche senso pratico, serve anche per cambiare lavoro, ma il vero scopo intimo è esser sempre studenti (non in senso giovanilistico, ma proprio sanamente esistenziale)

Mariella ha detto...

E la risposta ora c'è!

Francesco ha detto...

Beh, forse adesso lo hai capito perche' voleva prendere una seconda laurea ! :-)

Giò ha detto...

Una volta si diceva “studia così ti fai una posizione”; ed invece studiare riesce anche a dare una sensazione di appagamento così completa, e poi offre sempre una seconda opportunità, in qualche modo rende liberi... hai fatto benissimo ad assecondare la tua pulsione nel ricominciare a farlo!

Morena D. ha detto...

E' un dono quello di studiare, conoscere e rimettersi sempre in gioco!

elenamaria ha detto...

Sara, mi hai fatto sorridere quando hai parlato di "una signora grande sui 30 35 anni".. Grazie. E grazie di essere passata, che bello conoscere una giovane donna così entusiasta. A presto.

Ernest ha detto...

confesso... a me piace studiare. Non mi piace quando la cosa è forzata. All'orizzonte potrebbe esserci un'altra laurea visto i tempi che corrono nelle strutture in cui lavoro.. vedremo