04 dicembre 2016

dell'Esselunga e dell'iPhone7 e chissene

In questo week end  nel corso del quale la cosa più mondana che ho fatto è stata andare a votare per il referendum, avrò ricevuto non so quanti messaggi whatsapp in merito alla possibilità di vincere un iPhone7  , con una sorta di concorso a premi che fa l'Esselunga. Ora non si tratta tanto di un'improvvisa ondata di filantropia, piuttosto chi manda il messaggio lo fa nell'ambito di una sorta di catena di Sant'Antonio, anche se non ho capito bene come funziona.
Ad ogni buon conto con me e'tempo perso, non vado all'Esselunga, non mi piace, mi piace la Coop.  
L'Esselunga mi innervosisce, con quelle luci, con quell'atmosfera di  bengodi individualista, con quelle merci confezionate, alla faccia dell'impatto ambientale, l'illusione che tanto facendo la differenziata ti lavi la coscienza e lasci pulito  il mondo. 
La Coop no. 
La Coop ti ricorda che al mondo non ci sei solo tu, c'e gente che sta peggio di noi, c'e'gente a cui va data una possibilita': alla Coop trovi il caffe'equosolidale della linea Fartrade, il succo di frutti di bosco prodotto da una cooperativa di donne della ex Jugoslavia e poi ci sono i prodotti Libera,ricavati dalle terre sequestrate alla mafia che sono buonissimi. Poi i prodotti di marca Coop hanno un giusto rapporto prezzo-qualita',ad esempio io mi compro anche le calze a rete, ne faccio incetta quando c'e'lo sconto con il bollino da appiccicarci sopra. Praticamente le calze a rete della Coop mi costano la meta'delle altre.   
Quanto all'iPhone7 non so a cosa mi possa servire, io mi alzo alle 6 e 20 del mattino, e'dura! ecco dubito che qualsivoglia telefonino potrebbe rendermi la vita migliore, negli ultimi anni non ho avuto il tempo mentale per capire cosa accidenti sia un iPhone, impegnata com'ero a vivere, quindi l'iPhone7 che agognate di vincere mandandomi il messaggino, non lo conosco e dunque non lo desidero, giacche'come insegna S. Agostino, non si puo'desiderare cio'che e'incognitum.
Quello che mi serve ora lo so, mi devo procurare una damigianetta  , perche'mi voglio comperare 10, 12 litri d'olio nostrale da un contadino.

10 commenti:

fracatz ha detto...

brava, brava, e non dimenticare che la ccoooppp sei tu, chi può darti di più?
riguardo l'iphone credo che sia come il tuo sansung da 80 euri in offerta speciale, in quanto wuozzappe funziona benissimo pure con lui, è solo questione di status, con saamsugghe i nostri ragazzi ti prendono per mortadifame

UnUomo.InCammino ha detto...

Wow, Saraccia colle calze a rete! Molto sexy!

Io cerco di ridurre sempre piu' gli acquisti dalla GDO.
GAS, produttori e piccole botteghe, quando possibile.

viola ha detto...

La COOP ha anche ottimi prodotti per la cura del viso e del corpo!

UIFPW08 ha detto...

Credo che la scelta dell'olio sia saggia. Buon lunedì Sara.
Il mio abbraccio
Maurizio

Francesco ha detto...

esselunghiano tutta la vita, lo sai :-))

Marco Poli ha detto...

Come consumatore non entro nel merito della diatriba tra Esselunga e Coop ( non frequento entrambe, di solito );
commento solo che l'iniziativa è un po' tarda, l'iPhone mi sembra avere perso un po' di smalto, come status symbol ...

{ con 80 - 90 € è possibile comprare un ottimo ed efficiente [ Microsoft 550 ] ( ex-Nokia ), per dire, e chissà perché la gente si priva di altri beni e servizi per avere in tasca un Apple o Samsung che costa 10 volte tanto, e che prima o poi perderanno per distrazione o furto }.

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Lorenzo ha detto...

Sara, lo iPhone è un furbofono venduto da Apple, quindi aggiunge alle caratteristiche del "terminale di servizi", cioè il furbofono, con cui godi passivamente dei "servizi a valore aggiunto" che ti vendono i vari provider, la virtù di essere "status symbol", vedi il nostro wannabe-Duce che rispondeva alle domande dei sudditi (Matteo Risponde) con un nel logo Apple in primo piano.Il furbofono è male, il furbofono Apple è il male al quadrato. Se fossi io il Duce, molte cose sarebbero differenti.

La Coop sarebbe solo una catena di negozi come un'altra, quindi vai a comprare le calze maialotte dove ti conviene o dove ti trovi meglio, in maniera agnostica, SE NON FOSSE che lo status di cooperativa implica ingiusti (perché fuori dal tempo) vantaggi fiscali e che lo status di cooperativa comunista implica(va) ingiusti vantaggi quando di tratta di trattare con la Pubblica Amministrazione.

Io faccio la spesa alla Coop-ettina sotto casa perché altrimenti devo camminare per chilometri e spero non la chiudano, sono anche disposto a pagare un po' di più per avere la comodità logistica. Mio fratello deve fare la spesa per la famiglia e ci va in auto, va alla Esselunga in un altro Comune perché è conveniente. Qui da me poi ci sono i centri commerciali come fenomeno sociologico, indipendentemente dai marchi, sia per le abitudini che ingenerano che per gli aspetti urbanistici (rido pensando al concetto di urbanistica in Italia). Ci scriveranno dei libri, un giorno.

tvandtv ha detto...

sabato alle 8.30 stavo facendo la spesa all'slunga e quando in coda alla cassa, parte la musichetta che uno dei cliente ha appena vinto qualcosa.. mi sale il crimine..
io vorrei vincere il telefono solo per rivenderlo..

Patalice ha detto...

a me l'Esselunga piace molto... ma non ce l'ho particolarmente vicina a casa, così devo ripiegare su Auchan e Simply...

Lorenzo ha detto...

Ah Sara, a proposito di desiderare quello che non si conosce.
Evito di passare da Cartesio per commentare S. Agostino, povero, invece ti dico che chi possiede un iPhone nella stragrande maggioranza dei casi non ne sa quasi nulla, si limita a desiderarlo, acquistarlo ed adoperarlo come può, perché è "figo".
Desiderare non è sullo stesso piano di "conoscere" ma sul piano di "immaginare".
Il marketing non ti spiega a cosa serve o come funziona una aggeggio, suscita in te il "bisogno" di averlo, un bisogno del tutto irrazionale. D'altra parte, se tu conoscessi il gadget che ti vorrebbero indurre ad acquistare, ammesso e non concesso che avesse una effettiva utilità e che tu fossi indifferente al fatto che lo fabbricano gli schiavi, non saresti mai disposta a pagarlo minimo cinque volte il suo valore concreto.