09 marzo 2017

Reddito d'inclusione.

Io questo film me lo sono gia visto non so quante volte.
O sono io che penso male.
Il nuovo welfare forse alleggerirà la condizione di molti che hanno realmente bisogno, verrà sfuttato dai soliti molti furbi che sfruttano le maglie del nostro sistema fiscale e avrà il risultato certo di impoverire chi le tasse le paga davvero.

9 commenti:

fracatz ha detto...

reddito di inclusione, reddito di inclusione......
ma non senti come sona male?
Chissà perché 'sta vorta l'hanno buttata là, così alla svelta senza nemmeno consultare i consulenti della comunicazione figli del laureificio thajathano, quelli delle roboanti parole misteriose e fascinose per le meningi dell'immaginifico: Job acts, spending review, step child adoption...
Io ad esempio, da consulente aggratiss qui sul webbe, col traduttore google avrei suggerito "Inclusion income"

Novella Semplici ha detto...

Il problema c'è. Il lavoro in futuro sarà bene sempre più prezioso, visto che andiamo verso una automazione spinta in quasi tutti i campi. Già adesso con il precariato diffuso non si vive bene. Il guaio come sempre in italia sono i furbi, quelli di professione.
Andiamo, mai sentito di nessuno che riscuotesse la disoccupazione l

Alberto ha detto...

Una parte andrà a chi ne ha veramente bisogno ma un'altra parte purtroppo andrà, come dici, ai soliti furbi che fanno dichiarazioni menzognere.

Lorenzo ha detto...

Sara, ti faccio notare che in Italia non esiste "welfare" fuori dai sindacati a cui da sempre lo Stato delega la gestione del "sociale" in ambito lavorativo.

Infatti NON ESISTE un servizio di collocamento obbligatorio, NON ESISTE di conseguenza un sussidio di disoccupazione.

Tempo fa la azienda di un mio amico ha delocalizzato lo sviluppo all'estero e ha concordato coi sindacati la "cassa integrazione". Io ho detto al mio amico "ma vi avranno informati delle opzioni, avrete votato" e lui "no, non ci hanno detto niente a parte la lista dei cassintegrati a cose fatte".

La mia logica è ovvia, un dipendente di un certo tipo non ha alcun interesse a farsi parcheggiare in cassa integrazione e poi trovarsi da solo a cercare una alternativa, sarebbe molto più conveniente chiedere alla azienda e al sindacato di concordare un piano di ricollocamento, magari previo corso di riqualificazione. Invece niente, meglio stare a casa a cazzeggiare per qualche anno per poi trovarsi con l'acqua alla gola e dovere accettare l'impiego della Agenzia di Lavoro Iterinale (tipo Manpower, Adecco, eccetera).

Notare poi che la cassa integrazione non è una procedura standardizzata, viene concordata di volta in volta, con modalità ipoteticamente differenti, se ho capito bene il meccanismo con seduti al tavolo l'azienda e i sindacati, con lo Stato che si fa garante solo dei pagamenti e ignora tutto il resto.

Ora, il "reddito" di perse è una misura che può essere permanente solo per gli invalidi. Quelli che invece sono disoccupati o sotto-occupati non possono vivere di "reddito" e tempo indefinito, bisogna procurargli un lavoro e renderli indipendenti dalle bizze dei governi e delle manovre finanziarie. Sopratutto considerato il Debito stratosferico che ci portiamo sulla groppa.

Quando dico "procurargli un lavoro" ovviamente non intendo assumerli in qualche luogo della P.A. a fare finta di lavorare, intendo un lavoro vero, presso una azienda che produca in Italia. Cosa che è palesemente in contrasto con tutte le manovre per massimizzare la "globalizzazione" che, secondo i tuoi amichetti, ci porterebbe grandi ricchezze.

Inoltre, in conclusione, è palese che se non si riesce a dare un lavoro agli Italiani non si capisce il senso di importare milioni di stranieri come manodopera non qualificata, se non quello banale di abbassare drasticamente il potere contrattuale della offerta rispetto alla domanda.

Mala tempora currunt.

Carlo ha detto...

Il fatto che in questo Paese ci siano più "furbetti" che persone oneste non può essere un limite che impedisce di considerare positivo un provvedimento che non è stato ancora trasformato in realtà è che paesi molto più civili del nostro hanno già adottato, declinato nelle varie forme, come il reddito di cittadinanza oppure il reddito da lavoro o questo reddito d'inclusione.

Perché oltre ai soliti "furbetti", rimane il problema di 4 milioni e mezzo di individui censiti (quindi, senza considerare quelli che sfuggono ad ogni sistema di rilevazione), all'incirca l'8% della popolazione che vive in condizioni di povertà assoluta, ossia persone che spendono meno del livello sufficiente che servirebbe per vivere.

Inoltre, mi pare che ci siano dei criteri di controllo che si baserebbero sulla certificazione Isee e sul fatto che non devi rifiutare più di un certo numero di proposte di lavoro da parte dello sportello regionale di collocamento.

Cercare di tornare ad un un welfare più inclusivo e diffuso, sarebbe solo un piccolo passo (e per nulla sufficiente) per rivalutare un partito che fino ad oggi ha solo perseguito politiche liberiste, come le migliori forze conservatrici di centrodestra.

Comunque, tranquilli tutti: 1) l'ha detto poletti! Un nome, una garanzia di fregatura; 2) siamo già in campagna elettorale... per il decreto attuativo c'è tempo!! Anche di ripensarci e non fare (come al solito) un bel nulla!

Ciao Sara

Ofelia Deville ha detto...

Reddito ad incluione... meglio dire reddito ad esclusione, ovvero chi avrà veramente bisogno sarà escluso a favore dei soliti furbi immanicati. Siamo in Italia dopotutto!
Buon fine settimana

Francesco ha detto...

Bisogna creare opportunità di lavoro non assistenzialismo

No a qualunque forma di reddito garantito o di cittadinanza o di inclusione o come cazzo vogliamo chiamarlo

diego ha detto...

Condivido la considerazione di Novella Semplici. Un problema epocale esiste: la tecnologia non crea più posti di lavoro di quanti invece ne distrugge, ed è un fenomeno ormai antico, ne scriveva decenni fa Jeremy Rifkin nel bellissimo saggio «la fine del lavoro»; quindi forme di redistribuzione del reddito non basate sul classico rapporto di lavoro vanno studiate e applicate; il problema della finanziarizzazione dell’economia, cioè l’arricchimenti illimitato di pochi e l’impoverimento di interi ceti sociali (non i classici poveri, ma anche la vecchia tradizionale borghesia) rende necessario ricostruire il rapporto fra reddito e distribuzione su basi nuove; il provvedimento in questione non è un capolavoro, i furbi ci sono e lo sappiamo, ma nel complesso non sono sfavorevole

Lorenzo ha detto...

Diego, mi tocca ripetere che non hai capito come funziona il mondo.

In Italia non abbiamo il problema di un aumento della automazione che toglie lavoro agli operai. Abbiamo il problema che le produzioni sono state spostate in paesi dove non è necessaria l'automazione perché la manodopera costa pochissimo.

Ti racconto una storiella che dovrebbe essere nota a tutti: i gadget elettronici tipo gli iPad e iPhone della Apple sono in realtà progettati, fabbricati e assemblati da pochi "grossisti" cinesi che lavorano per tutti le grandi "marche". Queste "marche" si limitano ad applicare sui gadget il loro marchio e il loro lavoro consiste nel fornire le specifiche del prodotto al grossista cinese e nella commercializzazione del prodotto finito.

Questo non solo significa che tra un prodotto a marchio Pippo e uno a marchio Paperino non c'è differenza qualitativa, dato che che i componenti, la progettazione, la fabbricazione e l'assemblaggio sono operati da grossisti che lavorano per tutti indifferentemente, significa anche che i prodotti elettronici che vengono commercializzati nei negozi italiani, europei e mondiali non hanno nessuna relazione con le aziende italiane, europee e mondiali, ovvero non "possediamo" ne "controlliamo" la relativa tecnologia e non produciamo NULLA.

Per assemblare un iPad o un iPhone non si usano dei robot, perché non ne vale la pena, si usano migliaia di schiavi cinesi strappati dalle campagne e messi dentro i fabbriconi a montare aggeggi con le manine, come tante formiche, per il proverbiale pugno di riso.

E questo è solo un esempio, avviene più o meno lo stesso per tutte le categorie merceologiche, dai vestiti ai tondini d'acciaio per l'edilizia. Ho postato uno dei millemila esempi sul mio blog, quello di una azienda della Brianza.

Mi hanno cambiato poco tempo fa il contatore del gas per metterne uno a lettura remota, sono andato a verificare e lo fabbricano in Romania. Che non è l'Indonesia ma a fini pratici è uguale. Nello stesso momento importiamo milioni di persone dall'Africa che potrebbero essere impiegate solo in occupazioni non qualificate, di pura manovalanza, per esempio strappare le erbacce dai parchi.

Quindi:
1. non esiste il problema della automazione perché le produzioni vanno la dove la manodopera costa meno, non dove c'è la maggiore automazione.
2. oltre la diminuzione della domanda di manodopera a causa della delocalizzazione delle produzioni, abbiamo un eccesso di offerta di manodopera non qualificata per via della immigrazione non regolata, questo causa la concorrenza nei livelli inferiori del "mondo del lavoro", per esempio la tradizionale edilizia e da li a salire. Il banale "se non ti va questo posto vattene che ne trovo altri dieci".