Lei è una di quelle che sono passate da qua, con una storia sempre un po'uguale:il paese d'origine lontano, i parenti sempre affamati di soldi, le troppe ore di lavoro, la figlia da crescere con un padre che non caccia un euro da anni.
Come sempre uguale è il mio comportamento :il pensierino per la bambina, l'ovetto Kinder, il regalo di compleanno, per lei "i vestiti che guarda se ti piacciono, te li lascio volentieri", compreso uno di Pinko con ancora l'etichetta (io ne frattempo sono dimagrita) con l'augurio a questa donna di alcuni anni più giovane di me, di indossarlo in una serata speciale.
Poi le volte che l'ho portata a casa, evitando l'autobus che qua ne passa uno ogni tanto e pure quei due km da farsi a piedi per arrivare a casa una volta scesa. Fa caldo camminare sotto il sole d'estate dopo che hai fatto pulizie per ore.
Mi chiamava per salutarmi, dopo che aveva fatto le pulizie in case altrui, ma lo capivo che voleva un passaggio.
Le ho chiesto una cosa, un solo favore, una discrezione, un non fare, un astenersi per il bene di una persona fragile.
Ieri, a distanza di anni, non solo ho saputo che ha fatto ciò che non volevo facesse, ma che mi ha anche sputtanato.
Non è la prima volta che una persona che ho aiutato anche materialmente, mi ricompensa con la sua ingratitudine.
Mi chiedo se certe persone siano capaci di rapporti autentici o se dovendo costruire la loro vita sulla necessità, una persona vale l'altra.