Ho sempre detestato questo tratto di strada a margine della ferrovia, un po'di campagna trascurata, qualche casa isolata, impermeabile. Un tratto monotono d'afalto che da bambina mi sembrava interminabile da percorrere a piedi quando andavo con mia mamma dai nonni e che da adulta mi sono forzata a percorrere per tenermi in forma fisica.
Ci passo in bici dopo tanto tempo e avvicinandomi verso la casa dove sono cresciuta il paesaggio mi diventa famigliare, sempre case isolate, ma conosciute.
La casa dove andavamo a comperare le pesche. Quella dove andavamo a comprare "il latte delle mucche". Le sere d'estate in cui sentivi per la via il profumo degli sgabei fritti che arrivava da qualche casa.
E le persone.
Per anni mi è sembrata una comunità più o meno immobile, si nasceva poco, si moriva meno. Ogni nucleo ,compreso il nostro, aveva il parentado.
Il tempo ha fatto il suo corso.
Mentre pedalo cerco i volti dietro le recinzioni: Sara, da quant'è che non ti vedo? E come sta la mamma?
E poi il ricordo di chi non c'è più, quando lui legava le vigne, il nome di un cagnolino, ti ricordi quella volta...
La comunità di un tempo non c'è quasi più, le case troppo grandi per le famiglie sempre più piccole. Non è più come una volta quando vivevamo tutti in un'osmosi sociale quotidiana. Non è rimasto più nessun negozio dove incontrarsi ogni giorno, ma là vicino c'è il Penny Market. Nelle case ci abita gente diversa, ognuno sta in casa sua, italiani e stranieri e forse si incontrano quando portano in giro il cane e si salutano, ma non si conoscono per nome.