Non so perchè, ma è in certi pomeriggi d'estate che mi viene in mente lei. Era bellissima: la vedevo quasi esclusivamente di profilo, lei sedeva in prima fila, io nella penultima. Eppure aveva già un sentore di tragedia fin da allora, tanto che la prof. d'inglese, eravamo in IV ginnasio, sapendo della sua imminente bocciatura, la sconsigliò di tentare la strada di un altro liceo, che all'epoca era frequentato da gente pessima. E invece ci andò.
La rividi due anni più tardi in via Roma: mi chiese se potevo prestarle dei soldi. Era ancora bella, ancora vestita con un certo gusto originale, ricercato. Mi accompagnò fino in ospedale dove stavo andando a trovare mio fratello e fui felice che lui la vedesse, bella com'era.
La ritrovai anni dopo in discoteca. Mi abbracciò tanto, era come una bimba. Aveva proprio bisogno di essere abbracciata. Sapevo che era stata in comunità. Quella fu l'ultima volta che la vidi.
Morì in un incidente, ma non se ne parlò, non si lesse sui giornali: troppo il disagio, penso anche d'immagine, per quella famiglia, non importante, ma comunque in vista. Per quel padre, soprattutto, che quando lei abortì, fece mettere la spirale anche alla sorella minore. O per quella madre che distingueva tra "la figlia intelligente e la figlia deficiente".
So che le organizzano una qualche commemorazione con scopi benefici in una città che non è la sua, lontano da quelle che un tempo erano le sue compagne di scuola, in quell'ultimo suo anno prima che si compiesse ciò che a tutti, forse, sembrava inevitabile.

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