09 maggio 2016

La rete degli archivi per non dimenticare

La Rete degli archivi per non dimenticare e'un portale della Direzione Generale degli Archivi inaugurato il 9 maggio del 2011, in occasione del Giorno della Memoria. La rete si compone di archivi pubblici, privati, di enti, associazioni e ha lo scopo di tutelare e promuovere le fonti documentali dei fenomeni del terrorismo, della violenza organizzata e della criminalita', che hanno colpito l'Italia repubblicana.

Il portale permette di accedere alla documentazione gia'digitalizzata di un progetto in corso di implemento, in collaborazione con il Ministero della Giustizia, relativo a documentazione sulla "storia ancora da scrivere", quindi su episodi del nostro passato prossimo, dall'omicidio di Ilaria Alpi  a quello di Mauro Rostagno, alla strage di Bologna a atti di commissioni parlamentari . 
Per consulare il progetto :LA RETE DEGLI ARCHIVI PER NON DIMENTICARE



31 commenti:

fracatz ha detto...

io sono per l'abolizione della privacy e per la messa in rete dei dati di tutti, in questo modo i criminali ed i disonesti avrebbero vita più difficile.
Mi piacerebbe avere in rete il registro dei cattivi pagatori, degli sfrattati, delle bollette di gas, luce, acqua così da poter controllare se l'ammnistratore le paga, delle dichiarazioni dei redditi etc etc.
Peccato che il mio partito degli under 70.000 che lo ha in programma non è amato dal nostro generoso immagnifico bobbolo

Lorenzo ha detto...

La mia obiezione è che il concetto di "non dimenticare" ovvero di "ricordare" presuppone che una persona abbia imparato una certa cosa e poi la voglia o debba ricordare nel corso della vita.

Per "ricordare" bisogna prima "imparare".
Esiste il "giorno dell'imparare" senza il quale il "giorno del ricordare" non ha senso?

Poi mi sposto ad osservare che moltissima gente ha imparato e ancora impara cose sbagliate. Di conseguenza quando si pone il problema delle cose da ricordare bisogna decidere se tutte le cose imparate vanno ricordate oppure solo quelle giuste/vere/corrette.

Da cui in mezzo tra il "giorno dell'imparare" e il "giorno del ricordare" ci sarà il "giorno del fare ordine tra le cose imparate".

Faccio un esempio banale: nella remota antichità navigatori, mercanti e filosofi sapevano che la terra era grossomodo una grossa palla e cioè che fosse curva. Avevano anche calcolato con buona approssimazione il raggio, sfruttando la misurazione delle ombre in certi luoghi geograficamente distanti. Questo fatto, pur essendo stato "imparato" da alcuni e anche "documentato", fu poi ignorato perché per secoli la stragrandissima parte delle persone imparava altre nozioni fondate sulla esperienza diretta e quindi non poteva ricordare una cosa ignota, che non gli veniva insegnata.

Ovvero, gli "archivi" e la "memoria" non sono affatto concetti "neutri" ne hanno direttamente a che fare con la "verità".

Lorenzo ha detto...

Ecco un esempio di tontaggine, spero finta:
"io sono per l'abolizione della privacy e per la messa in rete dei dati di tutti, in questo modo i criminali ed i disonesti avrebbero vita più difficile."

Primo, non esiste nessuna "privacy".
Ovvero, non esiste nessun Dio che garantisca che solo certe informazioni siano disponibili e solo a certi enti o persone e non ad altri. In realtà gli unici limiti esistenti sono quelli di tipo fisico, ovvero se non ti fai un autoscatto con pipino di fuori questa immagine non esiste quindi non è disponibile, viceversa se esiste è anche disponibile. Aggiungo che l'elettronica è sempre più pervasiva. Immaginiamoci una lampadina che sia accessibile da una "app" sul furbofono per regolarne l'intensità oppure farla accendere ad una data ora. Se la lampadina ha dentro certi circuiti ed è collegata a certe reti, non esiste nessun limite alle cose che può fare, a parte ancora quelli fisici. Ovvero la lampadina può registrare tutto quello che succede nel suo intorno e inviare le informazioni ad una "mamma" remota qualsiasi e siccome queste operazioni sono compiute dai livelli più bassi dell'elettronica, sono inaccessibili all'utente finale della lampadina.

Secondo, la "messa in rete" è un concetto privo di significato.
Tecnicamente la "rete" altro non è che un insieme di protocolli tramite cui si possono collegare tra di loro dei dispositivi elettronici qualsiasi. Le informazioni non esistono nella "rete" perché la "rete" a sua volta non esiste. Esistono invece all'interno dei dispositivi elettronici qualsiasi. Le modalità con cui questi dispositivi elettronici memorizzano, elaborano e rendono accessibili le informazioni non sono garantite da Dio, come sopra, dipendono invece dalle persone che hanno accesso fisico ai dispositivi, partendo dal livello più basso e cioè dal fabbricante dell'elettronica e dalle persone che aggiungono il "firmware", cioè il software di base che fa funzionare l'elettronica (che non è la "app" accessibile all'utente diversi strati più in alto). E' vero che una volta messa in circolazione la fotografia autoscatto del tuo pipino è molto difficile rimuoverla da tutti i dispositivi del mondo su cui potrebbe esisterne una copia. Però invertendo la logica, un criminale ha tutte le possibilità non solo di accedere alle informazioni altrui ma di NON rendere disponibili quelle che lo riguardano, oppure di falsificarle a piacimento. Dato che il criminale ha risorse ingenti, potrebbe posizionarsi dove può avere il maggiore controllo sui dispositivi elettronici, perché ancora non c'è nessun Dio a consentire alla NSA di fare certe cose invece della Spectre o della Mafia russa.

Terzo, le informazioni "digitali" (termine usato impropriamente per dire che risiedono dentro dispositivi elettronici) si possono creare, modificare e distruggere in una frazione di secondo. Esempio, la Monna Lisa è li ferma da secoli, magari la tela e i colori si sono degradati col tempo ma in maniera costante e prevedibile. La "Monna Lisa digitale" è solo un insieme di numeri de vengono tradotti da certi circuiti che accendono o spengono delle microscopiche lampadine a comporre l'immagine visibile. In ogni momento la "Monna Lisa digitale" può cambiare in qualcosa di diverso in maniera impercettibile, in maniera sensibile, diventare il ritratto di Stalin, qualsiasi cosa, essere moltiplicata all'infinito, ridimensionata, deformata o "spenta" e cancellata. Ergo, non esiste nessuna "verità materiale" nel "digitale", esistono solo gli aspetti/valori quantitativi.

Ernest ha detto...

davvero interessante

Flor ha detto...

Non sapevo dell'esistenza di questo archivio. Mi sembra molto interessante!

Francesco ha detto...

anche qui Solone alberga.

Lorenzo ha detto...

L'ignoranza non è qualcosa di cui vantarsi.

Carlo ha detto...

E' quel "per non dimenticare" che mi fa apprezzare un progetto come questo, in un Paese che dimentica facilmente, pur avendo vissuto momenti di assoluta atrocità e profondo, cupo mistero. Soprattutto quest'ultimo, lo si trova puntuale in quasi ogni fatto di mafia o di terrorismo, avvenuto nel nostro Paese. Ma anche certi omicidi, scontato ricordare Pasolini, non derogano da tale regola del mistero. Mi auguro che venga proposto e diffuso nelle scuole, come fonte di approfondimento culturale. Perché se aspettiamo che il popolo italiota, di sua iniziativa, vada a documentarsi, allora possiamo pure rinunciarci.

Ciao Sara.

Andrea ha detto...

Non m'importa niente distinguere se certi strumenti sono per non dimenticare o per ricordare o per imparare, l'importante è che si possa avere accesso a certe informazioni. Se certe problematiche vengono conosciute, sicuramente è anche più facile risolverle. Benvenga la rete degli archivi!

Lorenzo ha detto...

Prego notare:

1. tale Carlo ritiene che ci si possa documentare sui "misteri" e non gli viene il dubbio che se esiste un "mistero" è perché non ci sono documenti da consultare e se ci sono, sono artefatti.

2. tale Andrea non si preoccupa di distinguere, di sapere come funzionano gli strumenti, non si preoccupa del fatto che prima di ricordare devi imparare. Quale modo migliore di affrontare le "problematiche" che il motto del Ventennio "noi ce ne freghiamo!", ah il gusto tagliente della auto-ironia involontaria.

1984.

Sara ha detto...

Lorenzo mi pare che tu capisca a modo tuo.

Lorenzo ha detto...

Sara, prima ho argomentato.
Poi ho osservato che la maggior parte della gente è semplicemente inadeguata, ovvero non ha le informazioni e non è in grado di elaborare informazioni, quindi pensa e si esprime con dei luoghi comuni, frasi fatte. Non è un "dato di fatto" ne un fenomeno spontaneo. E' cosi perché conviene, sopratutto al certe "elite".

Se vuoi posso anche andare oltre: la Pubblica Amministrazione ha il solo scopo di distribuire risorse tramite il "posto di lavoro" a quanta più gente possibile, con meccanismi clientelari. Se io vivessi in Australia, sarebbe divertente andare e vedere come funzionano meccanicamente gli "Archivi di Stato", chi ci lavora e con quali costi/risultati. Come e perché la P.A. usa la "Rete". Siccome vivo in Italia, cerco di non pensarci.

Mariella ha detto...

Mi sembra un bel passo, importante.

Sara ha detto...

Lorenzo non hai argomentato, hai fatto i tuoi prercorsi francamente opinabili, lo sai.

Lorenzo ha detto...

Sara ma in che lingua scrivi? Cosa significa "hai fatto i tuoi percorsi"?
Sopra ho scritto due cose, la prima è che l'archivio è utile solo a qualcuno che conosce le cose contenute nell'archivio. Cosi come un libro è utile a qualcuno che sa leggere. Da cui la fase di gran lunga predominante su quella della archiviazione è la fase dell'apprendimento.
La seconda cosa che ho scritto è che la "rete" è una espressione priva di senso perché i co9ntenuti si trovano effettivamente dentro certi dispositivi elettronici. Chi controlla questi dispositivi controlla i contenuti ed è in grado di crearli, modificarli e rimuoverli a piacimento. Quindi il "valore" della "rete" non è di ordine qualitativo ma di ordine quantitativo.

Di poi ho osservato che palesemente la maggior parte delle persone, inclusi i frequentatori del tuo blog, quindi anche gli "utenti della rete" non possono usare correttamente ne la "rete" ne gli "archivi", per le ragioni espresse sopra. Ovvero gli manca tutta la parte che è necessariamente propedeutica.

La conclusione è che la messa in "rete" degli "archivi" nella migliore delle ipotesi è una operazione di nicchia e auto-referente.

Questo significa fare un mio percorso opinabile e non significa argomentare? Boh, forse mi serve un dizionario di "eccebombese".

Carlo ha detto...

Ciao Sara, spero mi consentirai una breve replica a quel tizio che si firma "Lorenzo".

Senti, coso, usa la cortesia, oltre che la buona creanza, di non replicare ai commenti altrui, soprattutto ai miei. Eviteremo, così facendo, che io replichi, a modo mio, ai tuoi inutili sproloqui, talmente inutili che quando li incontro in qualche blog, li salto a piè pari senza degnarli della minima attenzione. Fai come me, è meglio. Qua, di "inadeguato" ci sei solo tu.

Inoltre, leggi quello che scrivono gli altri prima di pontificare e definirli "inadeguati". Io non ho scritto che con un progetto come quello presentato da Sara, ci si possa documentare sui "misteri" di questo Paese. Ho scritto che è importante come strumento per diffondere conoscenza, in un Paese dove tanti giovani non sanno cosa sia la strage di Piazza Fontana o della stazione di Bologna. Poi, eventualmente e lo aggiungo adesso, puoi anche scoprire che ci sono "misteri" ancora non svelati, dietro certi fatti.

Sara ha detto...

Lorenzo se le cose non le sai, evita di parlarne.

semola ha detto...

... non entro nel merito della discussione...
... ma per stemperare gli animi avrei un dubbio, un "mistero" da risolvere...
...mi dica un po', signorina Sara archivista capo... mi saprebbe dire che significchi la parola "palliatone"? Che significchi?

Lorenzo ha detto...

Carlo, i giovano NON SANNO LEGGERE E SCRIVERE!.
Una grandissima parte degli Italiani si qualifica alla voce "analfabeta funzionale", cioè uno che sa leggere le parole ma non ne capisce il senso.
Il problema dell'essere analfabeti è abbastanza più serio di quello di non conoscere la strage di Piazza Fontana.
La tua "aggiunta adesso" non aggiunge nulla. Ancora non capisci cosa viene prima e cosa viene dopo, non capisci nemmeno la differenza tra una cosa che esiste e una cosa che non esiste.

Quindi, ripeto, quanto sopra, ovvero:
1. chi non sa leggere non riceve nessun beneficio dagli "archivi" (senza considerare quale sia il contenuto degli archivi). Prego notare che la stessa P.A. che produce gli "archivi" PRODUCE GLI ANALFABETI e lo fa stipendiando MILIONI di dipendenti. E' facile fare la prova, si prende una persona a caso per strada e la si interroga su un argomento qualsiasi.
2. la "conoscenza" non può venire dalla "rete", dato che per quanto ho scritto sopra, non esiste nessun valore "qualitativo" accessibile tramite la "rete". Semplifico, un conto è guardare la Giconda al Louvre, un altro è guardare una immagine sullo schermo del furbofono.

Sara mi dice che devo evitare di parlare perché le cose non le so. Ah le matte risate. Casomai certe cose non si possono dire (più precisamente scrivere).

Sara ha detto...

Semola non lo so! dove l'hai pescata? al lago baffone?

semola ha detto...

..... era una citazione di un vecchio film di Toto/Sordi...
... uff! non solo non capita.... ma maco ha rasserenato gli animi...
... un successone n'somma...

Andrea ha detto...

Riguardo alla nota di Lorenzo al mio commento in cui dice che non mi preoccupo di sapere come funzionano gli strumenti, faccio presente che il dizionario Treccani definisce "strumento" qualsiasi arnese, congegno, dispositivo e sim., necessario per compiere una determinata operazione o svolgere una attività. Chi usa uno strumento (es. un computer) non ha pertanto nessuna necessità di sapere come funziona, purché se ne serva e lo sappia usare per il fine cui è stato realizzato.
Quanto al 'me ne frego' di matrice fascista, informo il mio interlocutore che la mia autoironia era tutt'altro che involontaria, essendo interessato alla divulgazione delle informazioni, piuttosto che alla produzione di sterili considerazioni pseudo filosofiche.
Mi piacerebbe infine sapere su quale base il signor Lorenzo si è appoggiato per poter affermare che i giovani (tutti) non sanno leggere né scrivere.

Lorenzo ha detto...

"Chi usa uno strumento (es. un computer) non ha pertanto nessuna necessità di sapere come funziona"

Assolutamente FALSO.
Oltre ad essere uno slogan commerciale che illude il cretinetti di potere usare un gadget elettronico senza FATICA (perché imparare qualsiasi cosa costa fatica), questo mantra del "non serve sapere come funziona" fa l'interesse di quelli che hanno il controllo del gadget medesimo e tramite questo controllo possono fare come gli pare, ovvero usare il gadget come strumento di controllo.

La massa di ignoranti è una massa di schiavi.
Nel nostro caso, di schiavi elettronificati.

"sterili considerazioni pseudo-filosofiche"... be si, non hai bisogno di sapere come funziona, giusto? Quindi tu pigi il bottone ed esce la nocciolina. Questo basta, non ti serve sapere nulla sulla natura del bottone e della nocciolina, hai mai visto un animale da laboratorio fare "pseudo-filosofia"?

Riguardo i "giovani", categoria del pensiero che ha tutta una sua genesi e una sua storia, basta usare il computer senza sapere come funziona e fare una ricerca su Wikipedia alla voce "analfabetismo in Italia". Oppure si potrebbe andare a vedere i dati delle varie organizzazioni internazionali che sottopongono gli studenti ai test per valutarne le competenze. Oppure, ancora più semplicemente, per non fare della "pseudo-filosofia", basta uscire di casa, andare presso un capannello di giovani e apostrofarne uno a proposito di un argomento qualsiasi.

Lorenzo ha detto...

Poi Sara, vienimi a dire che non so di cosa parlo, eh... dai facciamo il gioco delle tre scimmiette tre.

Sara ha detto...

wiki-Lorenzo!

Lorenzo ha detto...

Sara, se tu festeggi il fatto che la P.A. (con tutto il male che gli voglio) rende disponibili A SPESE MIE gli Archivi di Stato in "rete", cosa che è utile a meno gente degli iscritti al club degli aeromodelli di balsa, a maggior ragione dovresti celebrare il fatto che una organizzazione X mette a disposizione GRATIS gli articoli di Wikipedia in tutto il mondo, in tutte le lingue.

Adesso, siccome sappiamo dello stereotipo, tu dirai che gli Archivi contengono la Verità mentre Wikipedia contiene solo gli articoli scritti da gente qualsiasi, non necessariamente veri o attendibili. Lasciando da parte l'ovvia considerazione che puoi sempre verificare Wikipedia andando a cercare le fonti (indicate nella eventuale bibliografia acclusa), il fatto è che, come dicevo sopra, nella "rete" non c'è NIENTE che abbia un valore QUALITATIVO, ovvero se uno non è "non ho bisogno di sapere", qualsiasi cosa ha valore solo per le modalità di uso/accesso, cioè per un valore quantitativo. Anche gli Archivi di Stato.

Comunque confido che ci capiamo. Solo che certe cose per consuetudine non si devono dire.

Lorenzo ha detto...

A proposito di numeri ed Istruzione, ecco un grafico prodotto tramite gli strumenti di Google, i dati sono del World Economic Forum:

Quality of the educational system

Li ho impostati io, se lavorate sulla colonna di sinistra vi potete fare i vostri grafici come vi pare.

Andrea ha detto...

A tale Lorenzo non do risposta. E' inutile.

Costantino ha detto...

Gli archivi , le archiviste e gli archivisti hanno ispirato vicende, racconti, misteri, film, hanno alimentato discussioni e fantasie.
Se non ci fossero stati, sarebbe occorso crearli.

UnUomo.InCammino ha detto...

Gli archivi sono dei contenitori di dati.
Bisogna capire con quali dati sono stati riempiti e quali dati sono stati rimossi, non immessi ovvero omessi.
Ad esempio, nel Dopoguerra, ci furono un fracasso di omicidi politici compiuti a danno dei fascisti. Come osserva il tuo amico Massimo Fini, ahah, un sacco di fascisti diventarono di colpo comunisti e furono più realisti del re e furono feroci nel giustiziare un bel po' di neri per farsi vedere genuinamente rossi.
Quei crimini furono documentati? registrati?

Sara ha detto...

Uomo non ti resta che fare una prova, vai nell'archivio di stato della tua citta' e chiedi.
Dire a priori che non ci sono i documenti, non va bene.