30 luglio 2016

Le parole per il giardino


10 commenti:

Lorenzo ha detto...

Sempre a proposito della pochezza. L'orto si coltiva, è un tipo di coltivazione intensiva, detta "orticultura". Provare ad estendere l'insiemino del giardinaggio all'insieme della agricoltura.

A questo proposito, prego notare che si dice "coltivatore - coltivatrice", dato che esiste il verbo "coltivare" e non si dice "coltivatora" (il correttore ortografico infatti, siano lodate le macchine, me lo segnala), nel caso l'analfabetismo di Stato stesse colando anche qui.

Ah, si dice anche "orticultore - orticultrice". Se fossimo convinti della necessità di cambiare la lingua e dovessimo coniare un neologismo (che è diverso da storpiare o semplificare), se non fossimo istruiti per essere trogloditi, si potrebbe dire "giardinocultore - giardinocultrice".

Novella Semplici ha detto...

Il tuo "giardinicolo" è una parola molto carina e sono stata tentata di usarla qualche volta. Se l'hai inventata tu dovresti mettere il brevetto! :)
In effetti scrivere di verde è un po' faticoso perché devi stare attenta a non ripetere e spesso non ci sono sufficienti sinonimi, bisogna fare un po' le capriole. Aiutano il latino, l'inglese e a volte il greco. Anche il francese credo un poco, ma non lo conosco.

UnUomo.InCammino ha detto...

Le questioni linguistiche mi stanno sempre molto a cuore.
Ci sono parti del linguaggio che sono povere, se non misere, per motivi ambientali e culturali (la mancanza di una tradizione di giardinaggio in ampie parti del paese) o morali (il lessico dell'eros, ad esempio).
Come far evolvere, arricchire la lingua italiana per rappresentare "nuovi" concetti e nuovi aspetti della realtà?

Biagioli Alessandro ha detto...

acerizzato=territorio a forte presenta del genere Acer
;)

Lorenzo ha detto...

UomoCoso, "arricchire" una lingua non è mai stato un problema. Si aggiungono parole e verbi.
Ma il fatto è che qui si parla del CONTRARIO, ovvero che la lingua deve essere "impoverita" per portarla alla gente (non si può dire "abbassarla").

Ti ricordi la faccenda di abolire il congiuntivo, alcuni tempi del passato, eccetera, per "adeguare" la lingua al parlato. Dove la idea geniale era nel finale "come fanno i Francesi negli opuscoli che danno agli immigrati".

Ripeto, accendi la radio, leggi un giornale. Persone che di professione fanno i "comunicatori" quindi dovrebbero padroneggiare la lingua ed eventualmente proporre i tuoi "arricchimenti", fanno di tutto per storpiarla, non solo usandola nel modo più volgare possibile ma facendo uso spropositato di neologismi di origine la più varia, comprese storpiature di altre lingue.

La cosa che mi spaventa è che a nessuno viene in mente di chiedersi il PERCHE delle cose. Perché si dice in un modo, perché si dovrebbe dire in un altro. Niente, tutto e tutti in un istante presente, tutto e tutti sullo stesso livello, sottile come un foglio di carta.

Marco Bertoli ha detto...

Simpatico ma ingenuo l'appello a un'autorità, la Crusca – che comunque non può essere un'autorità normativa – per supplire a un'apparente carenza di lessico specifico…

Sono un po' perplesso. Da che mondo è mondo, da qualsiasi attività germina spontaneo il suo lessico specialistico, come le foglie dai rami, perché i suoi praticanti hanno necessità di comunicare fra loro. Mi sembra strano, anzi, impossibile che non sia così per il giardinaggio.

Claudia ha detto...

Buona idea, quella di Lidia.
Della carenza di parole adatte ad esprimere concetti relativi al coltivare me ne sono resa conto durante la stesura del mio pezzettino de "Il giardino svelato".
Quanto tempo ho passato nel cercare inutilmente una parola diversa, o più adatta, più evocativa.
Chissà se grazie a questa petizione qualcuno inventerà o troverà parole veramente efficaci.

Spesso i bambini inventano parole, a volte anche molto simpatiche, ma solitamente nessuno dà risalto alla cosa.
Io, tanti tanti anni fa, non conoscendo la parola "freddolosa" dissi che mia zia era gelosa e ottenni un paio di ceffoni.

UnUomo.InCammino ha detto...

> chiedersi il PERCHE delle cose

Il fatto è che esistono registri diversi, italiani diversi.
Anche in Italia, siamo diversi (altro che sta fissazione psicotica per l'uguaglianza degli ugualisti illuministi e marxisti) e gli italiani parlati sono diversi.
E' sempre stato così e non siamo certo gli unici (in Grecia esistevano due lingue greche diverse, una colta, ufficiale ed una popolare, prima che la prima venisse abolita a favore della seconda).
Perché le società e quindi le lingue tendono al peggio? ad appiattirsi su versioni mediocre, povere, scadenti?
Perché l'eccellenza è minoritaria per definizione. Esiste un'entropia termodinamica ma anche sociale e linguistica.
E' los tesso motivo per cui, ad ogni uscita che faccio, mi incranio a raccogliere sporte di rifiuti abbandonati da lerci dentro e quindi fuori: la mediocrità avanza, cresce.
La mediocrità è la conseguenza dell'ugualismo: non si può essere campioni centometristi, allora si è tutti ugualmente minorati fisico-mentali che faticano ad utilizzare le due propaggini che si allungano sotto il bacino. tutti uguali, necessariamente tutti minorati.

La Crusca stessa ha ragion d'essere perché esiste un'ampia maggioranza di persone che massacrano la lingua, la deturpano, la rendono misera.
La lingua, infine, è il primo segno di una cultura.
Da cui possiamo dire che le cose stanno progredendo rapidamente verso il peggio.

Sara ha detto...

Iaia che tipa la zia!

Claudia ha detto...

Una zia GELOSISSIMA!!! :-D