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08 gennaio 2020

La pazza sofferente

Sono passati tanti anni, ero adolescente.
La ricordo vagamente , era nota come pazza.
Girava vestita di stracci sottili, pallidissima, sofferente e povera. 
Un giorno d'estate salì sull'autobus e inizió a raccontare a voce alta,  nel silenzio indifferente e imbarazzato,  di noi compagni di viaggio,   la sua storia di violenza. Non richiesta, raccontò dei soldati tedeschi che obbligarono lei e sua sorella a spogliarsi e violentarono entrambe. Usó parole non volgari, ma crude. 
Raccontò la sua verità scomoda a udirsi. 
Io ero troppo giovane per comprendere pienamente cosa ha significato quella vicenda, quante donne come lei hanno subito violenza in tempo di guerra e dopo sono rimaste vittima del contagio sociale. 
Quel soliloquio che provocava l'imbarazzo degli astanti, la sua stessa plateale emarginazione, lo capisco solo oggi, erano la sua denuncia per la violenza subita.