17 febbraio 2008

Chi costruì Tebe dalle sette porte?

Leggevo stamani su La Nazione che a Sarzana devono dare il nome ad una piazza. Sono state avanzate tre proposte da altrettante associazioni/partiti: chi ha proposto di intitolare la piazza a Fabrizio De André, che onestamente non so se bazzicasse da queste parti, salva semper omni reverentia. Chi ha suggerito di intitolarla a Rosa Luxemburg , con la motivazione più che legittima che non c'è una via, una piazza a Sarzana che porti il nome di una donna! Certo che proprio Rosa Luxemburg! Voglio dire, qualcosa di un po'più attuale/originale, no? Una terza compagine ha proposto invece di intitolare la piazza a Bettino Craxi.
Cioè se proprio dobbiamo andare a prendere in prestito un nome che viene da fuori, lo fa osservare pure il trafiletto del giornale, la scelta è lunghissima. Dobbiamo per forza ricorrere ai soliti nomi di gente che titoli ne ha conseguiti fin troppi? Un po'di fantasia!
Allora se proprio vogliamo ricorrere all'importazione perchè non intitolare una piazza a Laureta, giovane ragazza albanese che sui nostri viali ha incontrato la morte a soli 21 anni, come simbolo delle donne vittime della prostituzione? O possibile che tra tanti morti di lavoro nella Provincia di La Spezia, tra segherie di marmo e container del porto, non ce ne sia uno che vanti ascendenze sarzanesi?
Eppure io un nome sarzanese l'avrei anche. Si chiamava Linda ed è mancata il 4 novembre del 2005 appena 2 mesi e poi avrebbe compiuto 100 anni. Sono sicura che sia morta solo perchè l'avesse deciso lei stessa. Il medico lo vedeva una volta all'anno, giusto per il vaccino antinfluenzale e lui faceva un po'di scena e le misurava la pressione.
Un carattere di quelli che piegano il ferro e lo rigirano, come era vanto dei fabbri sarzanesi di un tempo.
Ha fatto la staffetta partigiana. Lo è stata,almeno credo, per senso del dovere, non credo mossa tanto dall'ideologia, se non dal fatto che in quel momento sapeva che quello era il suo contributo alla guerra di liberazione.
Mi ha raccontato alcuni episodi, come se fossero cronache di vita altrui, senza infervorarsi nelle emozioni della paura o dell'orgoglio. Lo ha fatto anche perchè aveva un'intelligenza che le ha consentito di farlo tenendo testa ai gerarchi fascisti e ai tedeschi. Gliela faceva sotto il naso.
Finita la guerra è tornata alla sua vita di sempre, fatta di duro lavoro, certo,ma anche di canti, di balli e ogni ha fatto anche qualche viaggetto "Almeno ho visto un po' il mondo", mi ha detto.
E ha seminato pure migliaia e migliaia e migliaia di piantine.

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