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18 gennaio 2012

Il governo Monti in sintesi.


E il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
D’un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
All’opere imbelli dell’arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.
Il forte si mesce col vinto nemico,
Col novo signore rimane l’antico;
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
Si posano insieme sui campi cruenti
D’un volgo disperso che nome non ha.


A. Manzoni, Adelchi


22 febbraio 2010

Indicativamente di Sarzana

Beh, non è propriamente un sarzanese, ma la piazza a suo nome è stata voluta a furor di popolo.
Tenne allo stadio un memorabile concerto nel 1981 che è entrato nella leggenda: beato chi c'era!
Curioso, stamattina mentre mi avvicino all'epigrafe per fotografarla, arriva un ragazzo, cioè uno della mia età, scatta la foto con il telefonino e se ne va.
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Insomma, ci provino pure a rivendicarne le ascendenze: Le origini sarzanesi di Napoleone sono una cosa seria e documentata!
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La bottega di un antiquario in via Mascardi: Re Tarlo I. Non s'improvvisa niente, è una tradizione consolidata!
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Verticali su Sarzana

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20 febbraio 2010

Sarzanese d'adozione

Questa è una plateale ed insolente dichiarazione d'amore alla mia città, Sarzana.
Non mi stanco mai di vedere i suoi angoli, i suoi abbaini, i negozi chic e le botteghe artigiane, la bella gente a giro e i cani a zonzo.
E dire che io sono originaria di Luni, cioè provengo da ben sei km di distanza....
Dedicato al sognatore mariano che ogni giorno, incurante dei vigili e dei divieti, dà il becchime ai piccioni.


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Partendosi di là e andando tre giornate verso levante, l'uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole d'argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d'oro che canta ogni mattina su una torre.
Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste ance in altre città.


Italo Calvino, Le città invisibili, Le città e la memoria. 1

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Al di là di sei fiumi e tre catene di montagne sorge Zora, città che chi l'ha vista una volta non può più dimenticare. Ma non perché essa lasci come altre città memorabili un'immagine fuor del comune nei ricordi. Zora ha la proprietà di restare nella memoria punto per punto, nella successione delle vie, e delle case lungo le vie, e delle porte e delle finestre nelle case, pur non mostrando in esse bellezze o rarità particolari. Il suo segreto è il modo in cui la vista scorre su figure che si succedono come in una partitura musicale nella quale non si può spostare o cambiare nessuna nota.
Italo Calvino, op. cit., Le città e la memoria. 4

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Di là, dopo sei giorni e sei notti, l'uomo arriva a Zobeide, città bianca, ben esposta alla luna, con vie che girano su se stesse come in un gomitolo. Questo si racconta della sua fondazione: uomini di nazioni diverse ebbero un sogno uguale, videro una donna correre di notte per una città sconosciuta, da dietro, con i capelli lunghi, ed era nuda. Sognarono d'inseguirla. gira gira ognuno la perdette. Dopo il sogno andarono cercando quella città; non la trovarono ma si trovarono fra loro; decisero di costruire una città come nel sogno.
Italo Calvino, op. cit., Le città e il desiderio . 5


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Entrai ai Ipazia un mattino, un giardino di magnolie si specchiava su lagune azzurre, io andavo fra le siepi sicuro di scoprire belle e giovani dame fare il bagno: ma in fondo all'acqua i granchi mordevano gli occhi delle suicide con la pietra legata al collo e i capelli verdi d'alghe.

Italo Calvino, op. cit., Le città e i segni. 4

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E' l'umore di chi la guarda che dà alla città di Zembrude la sua forma. Se ci passi fischiettando, a naso librato dietro al fischio, la conoscerai di sotto in su; davanzali, tende che sventolano, zampilli. Se ci cammini col mento sul petto, con le unghie ficcate nelle palme, i tuoi sguardi s'impiglieranno raso terra nei rigagnoli, i tombini, le resche di pesce, la cartaccia.
Italo Calvino, op. cit., Le città e gli occhi. 2

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A Ersilia, per stabilire i rapporti che reggono la vita della città, gli abitanti tendono dei fili fra gli spigoli delle case, bianchi o neri o grigi o bianco-e-neri a seconda se segnano relazioni di parentela, scambio, autorità e rappresentanza. Quando i fili sono tanti che non ci può più passare in mezzo, gli abitanti vanno via: le case vengono smontate, restano solo i fili e i sostegni dei fili.

Italo Calvino, op. cit., Le città e gli scambi. 4


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Non c'è città più di Eusapia propensa a godere la vita e a sfuggire gli affanni. E perché il salto dalla vita alla morte sia meno brusco, gli abitanti hanno costruito una coppia identica della loro città sottoterra. I cadaveri, seccati in modo che ne resti lo scheletro rivestito di pelle gialla, vengono portati là sotto a continuare le occupazioni di prima. Di queste, sono i momenti più spensierati ad avere la preferenza; i più sono di loro vengono seduti attorno a tavole imbandite, o atteggiati in posizione di danza o nel gesto di suonare trombette.

Italo Calvino, op. cit., Le città i morti . 3

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Se toccando terra a Trude non avessi letto il nome della città scritto a grandi lettere, avrei creduto d'essere arrivato allo stesso aeroporto da cui ero partito. I sobborghi ce mi fecero attraversare non erano diversi da quegli altri, con le stesse case gialline e verdoline. Seguendo le stesse frecce si girava le stesse aiole delle stesse piazze. Le vie del centro mettevano in mostra mercanzie e imballaggi che non cambiavano in nulla. Era la prima volta che venivo a Trude, ma già conoscevo l'albergo in cui mi capitò di scendere...
Italo Calvino, op. cit., Le città continue . 2


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Per parlarti di Pentesilea dovrei cominciare a descriverti l'ingresso della città. Tu certo immagini di vedere levarsi dalla pianura polverosa una cinta di mura, d'avvicinarti passo passo alla porta, sorvegliata dai gabellieri ce già guatano storto ai tuoi fagotti. Fino a che non l'hai raggiunta ne sei fuori; passi sotto un archivolto e ti ritrovi dentro la città; il suo spessore compatto ti circonda; intagliato nella sua pietra c'è un disegno che ti si rivelerà se ne segui il tracciato tutto spigoli.
Italo Calvino, op. cit., Le città continue . 5



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04 febbraio 2010

De André - Sarzana 1981


Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

Il mercato del giovedì

Il mercato del giovedì a Sarzana è un rito comunitario a cui partecipa tutta la vallata del Magra, ma sarei pronta a giurare che viene gente perfino da Aulla per fare acquisti al mercato del giovedì.
Una volta capitai per caso il giovedì dal medico a Castelnuovo e rispetto alla consueta folla di vecchiette, trovai un signore da solo in sala d'attesa il quale sentenziò" Al giovedì le donne stanno tutte bene, vanno al mercato a Sarzana". Verissimo e nonostante il proliferare di supermercati, ipermercati e brico, il mercato sarzanese tiene sempre così che tu le vedi le signore dei paesi vicini che il giovedì immancabilmente si affollano alle fermate dell'autobus. Perché la tradizione vuole che al mercato a Sarzana ci si vada in corriera, indossando il vestito buono.
Un'istituzione storica quella del mercato che negli anni ho visto cambiare, quando nei banchi accanto ai venditori toscani, sono apparsi sempre più numerosi cinesi e marocchini e accanto alla clientela autoctona sempre più spesso ci trovi numerose le badanti dei paesi dell'est che il giovedì hanno il loro giorno libero, o signore del sud del mediterraneo, a spasso con il marito.
Ai miei tempi il mercato era un'occasione infrasettimanale per fare lo struscio: cioè il mercato quando io avevo 16, 17 anni offriva la scusa per venire a Sarzana, incontrasi con le amiche, vedere i ragazzi carini etc. oggi non lo so se funziona sempre così.
I vestiti in proporzione costano veramente molto di meno rispetto a un tempo, ma io non sono mai stata capace di comperarmi cose al mercato di Sarzana, altrove, cioè nel mercato di altre città qualche affare dignitoso l'ho anche fatto, ma per il mercato sarzanese nutro ancora oggi un'irredimibile idiosincrasia, con poche eccezioni.
Mi piace infatti un banco del Forte (Forte dei Marmi!n.d.r. ) che ha arredamento per la casa, non sono cose economicissime, ma l'assortimento comprende oggetti ricercati, senza essere modaioli.
Ovviamente poi c'è il banco delle piante di piazza Matteoti , che ho iniziato a frequentare dietro proficua segnalazione di una femmina giardinicola e quando passo da lì compro sempre qualcosa, perché accanto alle piante tradizionali, ci trovo puntualmente qualche novità che mi mette gola e a cui non posso resistere!
Oggi gironzolavo con Apua e a un certo punto ho visto un banco in cui vendevano ceramiche a prezzi scontatissimi: tazze, tazzine, piatti,portaceneri etc. e la mia attenzione è stata catturata da delle tazze color arancione, che costavano solo un euro! E io adoro il colore arancio, le tazze poi le rompo sempre....
E così chiedo al signore del banco due di quelle tazze e quando fa per porgermele vedo che sul fondo arancione c'è scritto UNITI PER L'ULIVO, con tanto di ramoscello!
"Ma come?!" dico al venditore :"Tazze di propaganda politica? Di sicuro sono di risulta. " e lui "Per quello costano solo un euro!"
E allora ho ripiegato sull'acquisto di due tazze bianche, essenziali.

Ma un dubbio mi assale, non è che tra un cambio di nome e l'altro, la ricerca di un leader, di un' alleanza, di un equilibrio, di un orientamento, con tutta l'acqua sotto i ponti della Storia che è passata, mi sono persa invece l'opportunità di acquistarmi alla modicissima somma di un euro un pezzo da museo?!

24 novembre 2009

...a proposito del crocifisso...


Questa a Sarzana chiamiamo la crosa.
Se turba la sensibilità di qualcuno, potremmo sostituirla con un bel carciofo.
Oppure con una lattina di coca cola.
O eventualmente con un bel Nulla Cosmico.

epigrafico sarzanese

Quest'epigrafe, sormontata da una croce, segna il luogo in cui s'incontrarono San Francesco "tutto amore" e San Domenico "tutto luce". (cliccandoci sopra, l'immagine s'ingrandisce)

Non se ne avrà male San Domenico,ma San Francesco ha ottenuto maggior fortuna da queste parti. Non credo che i Santi soffrano l'indivia!



In piazza Giacomo Matteotti :l'omaggio a una vittima del fascismo di ieri


e una vittima del fascismo di oggi: Davide Capolicchio, ucciso poco più che ventenne nella strage dei Georgofili


quest'epigrafe affissa sulla facciata del palazzo comunale di Sarzana recita:
ORMA DI DANTE NON SI CANCELLA

No, non si cancella ed è una di quelle emozioni che rendono la vita degna di essere vissuta.

06 agosto 2009

L'importanza di vivere a Sarzana (e due!)



Manca un giorno all'inizio dell'evento dionisiaco sarzanese, anzi valligiano (Val di Magra) per eccellenza!
Vivere a Sarzana è come essere in vacanza ogni giorno. Va beh, non tutto il giorno, ma mezza giornata si!

01 agosto 2009

L'importanza di vivere a Sarzana



Va beh, da buoni autoctoni di stirpe ligure, ovviamente dobbiamo un po'mugugnare, io per prima, sarà che ad un paio di conferenze per le quali avevo acquistato il biglietto, mi è toccato stare in piedi.

Però stamani, passando in bici a zonzo per piazza San Giorgio, ho visto che c'era già la fila di gente ad acquistare i biglietti per il Festival della Mente e la cosa mi è sembrata di buon auspicio! E pensare che manca più di un mese!!!

09 maggio 2009

Amarcord a passeggio per Sarzana

lì un tempo c'era una libreria. C'è stato un periodo in cui a Sarzana c'erano 2 librerie. Forse addirittura 3.
Poi al posto della libreria nel medesimo locale fu aperta una yogurteria. Credo fosse la fine degli anni '90.
Non so da quanto tempo al posto della yogurteria è stato aperto un centro per l'abbronzatura artificiale, a Sarzana ce ne saranno almeno 4 o 5, a cui bisogna aggiungere ovviamente gli istituti di bellezza che hanno i lettini, le lampade e quant'altro per garantire agli autoctoni un aspetto "abbronzato".
Riepilogando :prima libreria, poi yogurteria, oggi centro abbronzatura.
Penso a come cambiano le cose.
A com'è cambiata negli anni questa città. I suoi abitanti sono cambiati. Le loro esigenze.
E'ho un un moto di malinconia passando innanzi alla vetrata che recita "DOCCIA ABBRONZANTE CON CABINA ANTIPANICO".

20 novembre 2008

Piazza Capolicchio

Passo spesso per piazza Capolicchio. Mi soffermo a guardare le bordure di santolina e le rose tappezzanti che digradano verso la fossa del torrione, per la precisione quel torrione sarzanese limitrofo alla "Croce" dove s'incontrarono San Francesco e San Domenico. Ogni volta mi sorprendo a riflettere su quella scelta di verde urbano, essenziale e nel contempo di buon gusto, che segue con dolcezza il declivio che congiunge via Torrione San Francesco con via dei Molini (si, "Molini" in sarzanese, non "mulini" in italiano). Mi piace che il Comune di Sarzana abbia restaurato in modo gradevole quella piazza, anche se non mi ricordo quale carica istituzionale venne a inaugurarla a suo tempo.
Quella piazza che mi lascia puntualmente, ogni volta che ci passo, un filo di malinconia, anche se ho pudore e molta difficoltà a spiegare il perché. Quella piazza che è intitolata a Dario Capolicchio, cittadino sarzanese, poco più che ventenne, ucciso nel 1993 nella strage dei Georgofili. Dario risiedeva a Firenze perchè studiava Architettura all'università.
Io all'epoca dell'attentato facevo la postina a tempo determinato, ronzavo per la piana e per i monti di Arcola sopra un motorino Peripoli rosso, cantando la canzone della Nannini"Radio Baccano" tra una consegna e l'altra.
Fa effetto pensare a una persona che oggi dovrebbe avere la mia età, che avrebbe potuto fare tutte le cose che ho fatto io: avrebbe potuto laurearsi, sposarsi, stringere amicizie, raccogliere successi, subire sconfitte, scoprisi giorno dopo giorno più adulto...quante cose vissute in questi anni!
Il Comune di Sarzana ha disposto anche una borsa di studio per rendere omaggio a quel nostro concittadino, e conosco personalmente un promettente archeologo che si è aggiudicato l'ultima edizione.
Stasera sono passata con Apua, per l'ennesima volta da quella piazza. All'inizio e verso la metà del sentiero che l'attraversa, c'erano due coppie di ragazzi che si baciavano. Giovani. Sui 20 anni. Belli. Teneri. Appassionati.
Non mi è mai sembrata così bella come stasera la piazza.
Credo che sarebbe piaciuta anche a Dario.

05 novembre 2008

Cafoni & impuniti a Sarzana!

Sono in centro a Sarzana e ho la sciagurata idea di attraversare insieme a una signora di circa 70 anni, il passaggio pedonale innanzi al bar all'imbocco di viale della Pace. Ci ritroviamo entrambe alle prese con un suv che sta facendo manovra di parcheggio sopra le strisce pedonali e ci guardiamo l'un l'altra, stralunate. Mi fermo e resto a vedere i due giovani uomini che escono dall'auto. Vorrei dir loro qualcosa, ma già in passato mi è capitato di di riprendere qualcuno parcheggiato sulle strisce e gliene riandava a lui. E guardo i due che se ne entrano belli belli nel bar. Mi giro e cerco un vigile. Annuso l'aria e sento che ne posso trovare uno. Infatti attraverso piazza Martiri, quella dove si parcheggia a pagamento, limitrofa per intenderci alle strisce pedonali dove invece si parcheggia a ufo, perchè vedo dall'altro lato, incolonnata nel traffico, un auto dei vigili! Ecco ciò che volevo! E attraverso la piazza con poche auto parcheggiate e guardo a signora bionda alle prese con il parchimetro e con il venditore abusivo di paccottiglie. A fornire l'obolo allo Stato e all'anti-Stato dunque , una scena ordinaria in quel di Sarzana. Raggiungo l'auto dei vigili e picchio al finestrino. Indico a quello seduto accanto al guidatore che che c'è un suv parcheggiato sulle strisce pedonali davanti al bar. Il vigile alza gli occhi al cielo e bofonchia "ah!". Ripeto "guardi che è là!". Di nuovo occhi al cielo e stessa espressione monosillabica. Arriva il verde e l'auto dei vigili se ne va in direzione opposta rispetto a quella che gli ho segnalato. E io resto lì al semaforo. Come una fessa. Perchè come tale sono stata trattata da chi quanto meno, in virtù di una divisa aveva non solo il dovere di intervenire per ciò che gli ho segnalato, ma anche l'obbligo di esprimersi nella lingua ufficiale di questo Paese e non limitarsi a emettere una vocale strascicata.
Comunque se venite a Sarzana, parcheggiate pure dove vi pare, i parcheggi a pagamento lasciateli ai fessi.

31 agosto 2008

un bicchiere d'acqua nella piccola Atene

Sabato sera nella piccola Atene, così si chiama Sarzana, per bocca di chi ne vuole un centro d'attrazione turistica e culturale.
Conduco il figlio di un conoscente a prendere un gelato. Gli prendo un cono da 3 euro in una stimatissima gelateria del centro. Per tutta risposta, lui che un bimbo di 11 anni mi dice che il gelato è carissimo, che dove abita lui, cioè a Roma, per 3 euro si mangiano coni ben più grossi. Non ne dubito, io che appartengo alla generazione che un gelato lo pagava 100 lire e lo prendevo tutti i pomeriggi quando passava il gelataio con il suo carretto-frigo e il motorino e noi bimbi ad aspettarlo seduti su un muretto. Non c'era nemmeno bisogno che suonasse la trombetta per richiamarci perchè eravamo lì già da un po', in attesa.
Saranno passati ormai 30 anni o quasi
Se non che ieri sera il bimbo del nostro amico, dopo il gelato, consumato in piedi, aveva sete e si è rifatto la fila al bar affollatissimo e per un bicchiere d'acqua si è sentito chiedere 50 centesimi.
Forse un po'più di fontane pubbliche non guasterebbero anche nella "piccola Atene".

30 agosto 2008

Il Festival della Mente di Sarzana

Non è che io m'impegni a fare il bastian contrario, beh, si diciamo che è un mio talento naturale, ecco tutto.
E dunque mi rallegra il fatto che da 4 anni a questa parte a Sarzana si tenga il Festival della Mente. Sarà che ho anche un campanilismo tanto congenito quanto sfegatato, ragion per cui sono contenta di vedere tanti foresti, lombardi per lo più, calare nella mia piana e prender coscienza di quanto sia bella.
Mi piace girare per Sarzana con Apua al guinzaglio e vedere belle signore bionde di mezza età, muoversi a drappelli, oppure sedute ai tavolinetti dei bar. Mi piace che mi fermino e mi chiedano dov'è il Chiostro di San Francesco e se ho tempo posso pure girare sui tacchi e accompagnarcele direttamente. Sembra più bella anche a me la mia città in questi giorni.
Quello che mi lascia più perplesso è il comportamento degli autoctoni, o almeno di parte di essi. Entri in un negozio di vestiti e trovi la titolare al telefono che manco ti fila "Eh...c'è il festival della mente! Vengono da tutte le parti del mondo!(si va beh...n.d.r.)" sulla soglia di un altro negozio, colgo un'altra conversazione animata di due signore" Bisognerebbe trovare i biglietti per andare ad ascoltare qualcosa...".
Certo il programma presenta un fitto calendario di conversazioni "intelligenti", condotte da filosofi, scienziati, artisti e tutto ciò bellissimo.
Tuttavia tutto l'anno la nostra provincia riserva appuntamenti culturali eccellenti, con protagonisti noti e meno noti, oltretutto a ufo e molti troppo spesso sono negletti o comunque con un uditorio numericamente limitato e ciò mi lascia perplessa a fronte del fermento di questi tre giorni sarzanesi, per cui mi chiedo quanto sia reale questa fame-sete di cultura, o quanto invece non sia l'ambizione di poter dire "Io c'ero".
La cultura è un percorso. E' un impegno. Un piacere. Un sacrificio. Non si consuma in un evento, che certo può concorrere, ma non è sufficiente.

20 marzo 2008

...tornavo a casa e nel buio del torrione di piazza Capolicchio ho visto due tipi fermi con delle valige. "signora, signora" e in un italiano stentato un uomo di origini sudamericane mi chiede qualcosa circa dove siamo e e poi mi fa vedere un biglietto con l'indirizzo di un bed & brekfast vicino a casa mia. Accanto a lui un ragazzo dai tratti marcatamente orientali, che resta in silenzio tutto il tempo. E' il suo compagno quello in grado di sbrigare la situazione. Gli dico di seguirmi e ci avviamo in questo corteo singolare, con la mia Apua a capo, in rappresentanza dei cani di Bucarest. Gli dico che Sarzana è bella e che ci sono tanti locali per divertirsi la sera. Non so quanto capiscano delle mie parole.Mi sforzo di essere positiva. Il sudamericano mi spiega che sono qua per lavoro, operai capisco, che si muovono di città in città. Li lascio davanti alla porta del b & b e alla loro notte, chiedendomi tra di loro in che lingua parleranno, questi due uomini, catapultati da parti opposte del mondo, fino a qua.

09 marzo 2008

La fiera delle nocciole.

Di solito la fiera delle nocciole, ritualità dionisiaca sarzanese, celebra l'avvento della primavera. Tuttavia essendo una fiera mobile, di quelle legate alla Pasqua insomma, quest'anno è capitata un po'troppo presto. Niente primavera, oggi piove. E io biecamente stamattina pensavo che nonostante la pioggia un giro me lo facevo, anzi ci sarebbe stato meno caos. Che di solito non ti riesci a muovere il giorno della fiera, anche perchè le persone si incontrano e si formano crocchi per la via e non riesci a camminare dal casino che c'è, si che i sarzanesi si divertono molto di più il lunedì, quando ci sono meno banchi, meno ressa dunque e si godono quello che loro chiamano "il fierino".
Io, nella vita, non ho mai avuto una propensione fieresca, fino a quando lo scorso anno ho scoperto che alla fiera delle nocciole di Sarzana VENDONO LE PIANTE! E così lo scorso anno, avrò fatto si e no 100 metri e mi sono fermata al primo banco per acquistare 3 succulente da un simpatico ometto di Lucca.
Stamani al lavoro non vedevo l'ora che il turno finisse, per precipitarmi a casa e da lì poi partire alla ricerca del mio amico lucchese, che tanto d'ora in poi nella vita io acquisterò solo piante che non m'impicciano, che non bevono, non ingombrano, non si potano, non sporcano, non abbaiano etc.
E sfogliavo quasi forzatamente il numero di Gardenia di febbraio stamani, per favore, nessuno lo dica al mio direttore amministrativo, ma se non c'era niente da fare, tanto valeva autoimpormi la lettura di quel giornale che è da un po 'che mi ha stufato, ma perchè continuo a comperarlo non lo so, che quasi non lo leggo nemmeno. E così mi sono fermata a leggere un articolo il cui incipit era dedicato a una daphne aureomarginata, un arbusto dai fiorellini rosa, meritevole soprattutto a giudizio dell'autore, per l'intenso profumo. C'era anche scritto dove la vendono. E pensavo che allora se a fine mese vado a Verdemura posso informarmi in modo da trovarla. Perchè mi è proprio venuta una voglia, di più, un furor, di avere nel giardino quel profumo. Che se un giardino non ha profumo che accidenti di giardino è?!
Una volta rientrata a casa prendo Apua, impegnata nella fase digestiva e ci dirigiamo sotto una leggera pioggerellina verso la fiera delle nocciole. A lei non piace molto andare alla fiera in mezzo al casino, però come al solito riceve tanti complimenti e poi indugia inebriata davanti ai banchi della porchetta. Io tiro dritto tra peruviani e cinesi, tra soprammobili in vimini e mutande pompea con lo sconto e arrivo dal mio ometto di Lucca. E mi piazzo davanti alle succulente "ce l'ho! ce l'ho! mi manca!" ne compro 7 per un totale di 11 euro e si che son piccine, ma tanto io poi gli do il dopping.
Ah! che donna austera che sono! invece di comperarmi che ne so, quei top carini a un prezzo convenientissimo o una bella gonnellina a fiori, praticamente ho fatto un investimento a lunga durata! Del resto me l'ero promessa, solo 3 piantine e si che ne ho prese 7, però voglio dire c'era la promozione, è come se ne avessi pagate 6, anzi, 5 e 1/2.
Eh Apua, che mamma saggia hai! E mi trascino il caninide lungo i banchi che sono in prossimità delle sponde del Calcandola. E arrivo ad un tratto dove non c'è il banco, ma a terra, nel prato, ovunque è tutto PIENO DI CAMELIE! Camelie ovunque. Acc...mi confondo. Devo avere una camelia! Si ne ho una a casa, grossa, praticamente la classica camelia dai fiori di un rosa intenso. Ah! io con le acidofile nella vita ho sempre avuto dei problemi!
Però tutte queste camelie, bianche, dai fiori screziati, dai fiori eleganti, dai diversi colori...tutte così, tutte insieme, MI SONO INNAMORATA DELLE CAMELIE! Un rapido colpo d'occhio e ne vedo tre che mi piacciono e alla portata delle mie tasche. E mi dirigo verso il tipo, se non che, vedo lei, lì, tra le camelie. La daphne odora aureomarginata. Lì. Oggi. Per me. Alla fiera delle nocciole di Sarzana. Mia. A soli 30 miserabili euri. Più altri 20 e mi prendo anche quella camelia dai fiori di un rosa tenue che sembrano delle farfalle. Tra le tre che mi hanno colpito, non ho alcun dubbio, è lei la più bella! La vedo già negli anni a venire che mi regalerà questi fiori come farfalle.
E allora mi relaziono con i venditori, loro più che altro si relazionano con Apua e le fermo, le pago. Torno subito. Che ho già 7 succulente e un cane. Rientro a casa di corsa, mollo Apua che con grande sollievo si piazza sul divano e prendo la bici e corro nuovamente verso la fiera. Regalo al tipo il numero di Gardenia che parla della Daphne odora aureomarginata e mi carico queste due bellezze giardinicole sul mezzo. Me ne rientro pedalando felice verso casa, tra gli sguardi incuriositi di chi passa in auto, mentre sta scrosciando il diluvio sulla fiera delle nocciole di Sarzana.

17 febbraio 2008

Se tu riguardi Luni...

O animal grazïoso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.

Quando Dante venne in Val di Magra, tra gli autoctoni si diffuse una certa agitazione. Un po' come quella volta che dove lavoro io si sparse la notizia che sarebbe venuto il Ministro, anzi la Ministra e i nostri dirigenti fece arrivare ben 4 donne delle pulizie, io stessa pulii a fino molte finestre in quella circostanza, se non che la Ministra invece non venne e tirò innanzi fino a Sarzana.
Che siamo un po'sempre i soliti, noi liguri apuani, con il senso di essere inadeguati innanzi al "foresto" e poi quanti aspettavano lui, nel 1306, figuriamocelo un po'! Sapevano che era un fiorentino, un istruito, uno che viene dalla città, insomma più o meno come recita l'incipit dell'Odissea, uno che aveva viaggiato molto e aveva conosciuto l'indole di molte persone...
Quindi arrivò a Fosdinovo e piazzò le sue cose in una piccola stanzetta del castello e i padroni di casa, i marchesi Malaspina, erano tutti contenti di averlo con loro,sebbene lui fosse piuttosto triste per via dell'esilio.
Io ho idea che gli furono affidati due accompagnatori per condurlo a zonzo per la mia valle, uno giovane, robusto, dai modi un po'spicci, casomai ci fosse stato da redarguire qualcuno che avesse voluto fare lo spiritoso con il Poeta, che mica ci si poteva permettere di fare brutte figure con uno così, che poi dopo lo scriveva e restavamo sputtanati a imperitura memoria!
L'altro accompagnatore, secondo me, era un chierico anzianotto, uno di un certo spessore culturale, onde evitare di fare la figura degli ignoranti presso i posteri; voglio dire, ci voleva pur qualcuno che potesse rispondere alle curiosità del Poeta, circa la mia terra. E dunque i due lo portarono in giro.
Egli volle andare anche a Luna. Dove però non vide quasi niente, dal momento che la città era ancora tutta interrata e i suoi due accompagnatori stavano sulle spine a stare lì, in mezzo a quelle rovine antiche, perchè lì c'era ancora il rischio di prendersi la malaria e glielo dissero. Ma Dante lo sapeva già, purtroppo e si fece ancora più triste: proprio in quella piana malsana si era preso la malaria il suo amico/collega Guido, quando era stato esiliato a Sarzana. Gli mancava tanto il suo amico/collega.
E allora il suo accompagnatore istruito, un po'per lenire la tristezza ,gli raccontò di quella grande Babilonia che un tempo era la città di Luna, del marmo più bello del mondo che dal suo porto veniva imbarcato per ogni dove, di quell'anfiteatro, di cui loro potevano vedere solo un arco che spuntava. Lì dove un tempo era tutto un via vai di soldati, mercanti, puttane di lusso, direttori amministrativi, che in settemila addirittura trovavano posto a sedere lì, dentro all'anfiteatro.
E lui, il Poeta, che pur a suo modo, un po'inconsapevole, lui suo malgrado, era pur sempre un figlio di Sant'Agostino, come lo erano un po'tutti nel Medioevo, aristotelici d' ogni risma compresi, pensò alla vanitas mundi, alla città pagana ricca e bella e doverosamente andata in rovina, a fronte della Città Celeste. E pensò a Guido. E pensò alle cose che passano.
Che poi già Agostino si era chiesto: "ma perchè Dio ha aiutato tanto i Romani che erano pagani?!" Che Agostino ha questo vezzo di porsi domande a cui non si può rispondere:"Ma cosa faceva Dio prima di creare il mondo?" e poi si risponde da solo:"Va beh, noi non possiamo saperlo". E Dante stesso avvertì un po'di livore, perchè comunque anche in quella giornata grigia d'un autunno precoce, le poche mura rimaste, rivelava una ricchezza materiale che si percepiva ancora.
E tornarono al castello a Fosdinovo e nella sua stanza il Poeta ripensando alle cose che passano, agli amici che perdiamo, scrisse di Luna e la assunse come esempio di città morta. Ma io non so per quale motivo, forse perchè gli tornava meglio,ma vi cambiò nome e scrisse Luni.

«Se tu riguardi Luni ed Urbisaglia
come son ite, e come se ne vanno
dirietro ad esse Chiusi e Sinigallia

udir come le schiatte si disfanno
non ti parrà nuova cosa né forte,
poscia che le cittadi termine hanno.

Le vostre cose tutte hanno lor morte
sì come voi; ma celasi in alcuna
che dura molto, e le vite son corte».

E allora, da Dante in poi ogni pennivendolo, ogni scribacchino di terz'ordine che parla di Luni, ne parla come una città morta.
A parte il mio amico Franco Romanò che è un Poeta vero e dirige la rivista "Il Cavallo di Cavalcanti" e lui lo sa che le parole sono importanti e ha saputo cogliere la "divini gloria ruris" della Luni odierna e metterla in versi di serenità, memoria e attesa .
Ora ai tempi di Dante gli autoctoni la pensavano come lui, quindi non si fecero problemi per la nomea di città morta.
Del resto della Val di Magra il Poeta parlò poco, ma ne parlò decisamente meglio.
I suoi accompagnatori un giorno lo portarono fin sul Caprione, com'è noto, a Punta Corvo. Da lì secondo me presero quel sentiero che porta fino alla Gruzza ( località oggi detta "Amagama") e così Dante si affacciò sul Golfo (che non si chiamava ancora "Golfo dei Poeeti") e guardò le rocce che cadevano a strapiombo sul mare e respirò il profumo dei pini d'Aleppo, stropicciò tra le mani un ramoscello di lentisco e posò lo sguardo su quella distesa sterminata di mare e cielo.
E quella visione dell'Assoluto, che può pigliare a chiunque si affacci alla Gruzza, gli restituì nella sua finitudine umana, l'Infinito, l'Eterno . Si riconciliò con se stesso,con le scelte dolorose del passato, il suo impegno civile, prima che politico di adoperarsi per garantire la pace nella sua città. Si risollevò il Poeta, gli si placarono un poco i dubbi che tormentavano il suo esilio, quasi in modo più doloroso, che non l'essere lontano dagli affetti più cari.
E confidò tuttavia che tra le maglie di quell'Assoluto, intravisto lassù a la Gruzza, ci fosse un posto anche per Guido.
Girò la mia terra il Poeta e ne assaggiò i vini diversi e ne gustò i vari tipi d'olio su un pezzo di pane. Gli piacque più di ogni altro, quello che si produce ancora oggi sopra a una collina di San Martino. Gli piacque così tanto che avrebbe voluto magnificarlo quell'olio nei suoi versi e lo disse al contadino ortonovese il quale però non volle: "Se no i vegno tuti chi!".
Che erano poveri gli autoctoni, oltretutto vessati, da una parte c'era il vescovo di Luni, dall'altra i Malaspina di Fosdinovo, che erano in confllitto tra loro, per decidere chi dei due avesse il dominio su quelle povere anime liguri apuane. A chi andavano pagate le tasse, insomma.
Gente litigiosa,'sti liguri apuani, accidenti! Pure il vescovo di Luni, che per altro già da un secolo se ne era andato via da Luni ed era riparato a Castelnuovo Magra in collina, causa malaria, mentre il capitolo della diocesi se ne era andato a Sarzana. Ma come il vescovo da una parte, il capitolo della diocesi dall'altra, il tutto senza autorizzazione papale!
Gente refrattaria alle istituzioni i liguri apuani! Che veramente il vescovo l'aveva anche chiesta l'autorizzazione, ma il papa non gliela diede per una vecchia ruggine e allora lui stufo di aspettarla nel 1204 se l'era mollata da Luni, ma non era di certo andato a Sarzana, perchè i sarzanesi il vescovo di torno non lo volevano. Ne hanno pure ammazzato uno nel corso della loro storia. E così lassù a Castelnuovo, da più di un secolo si davano il cambio i vescovi di Luni, che di Luni conservavano solo il nome.
A chi venne l'idea non lo so, ma secondo me venne proprio a lui, che di politica se ne intendeva sicuramente più dei miei concittadini "duri atque agrestes". Fu questo, credo, il suo modo per ricambiare questa terra che l'aveva ospitato. Si Dante pensò :"C'è un conflitto?Volete la pace? E pace sia!". O forse furono invece proprio i miei concittadini, che magari proprio non hanno capito bene la levatura del personaggio che avevano davanti, liguri apuani com'erano, però qualcosa hanno intuito, quella luce l'hanno vista.
E fu così che Dante ci finì di mezzo. Ed era una bella giornata d'ottobre di quel 1306,sulle sponde del torrente Calcandola a Sarzana, cioè più o meno vicino a casa mia, quando lui, come uomo, entrò nella storia della Val di Magra, firmando un trattato di pace tra i marchesi Malaspina e i vescovo di Luni.
E così, in qualche misura, come firmatario di un trattato di pace, riparò anche al fatto di aver cantato Luni come una città morta e desolata.
Ma avere Dante come firmatario di pace, nella propria tradizione, non è cosa da tutti, perchè Dante è il Poeta della Pace. Quella interiore a cui anela l'uomo che si smarrisce "nel mezzo del cammin...", quella pace politica che Dante ha cercato, per cui si è adoperato, che tanto gli è costata. E quella pace cosmica che si articola e culmina nell'impianto della sua opera più grandiosa,a cui devo dire, un certo contributo l'ha dato senza dubbio, quel passaggio per la Gruzza.


Alla fine i sarzanesi, volenti o nolenti si beccarono il vescovo. Ebbero pure un loro papa, Nicolo V, al secolo Tommaso Parentuccelli, al quale è intitolato oggi uno dei due licei classici che abbiamo fatto io e la Ele. Sistemò un po'le cose, cancellò Luni come diocesi e al suo posto nominò Sarzana. Se non che poi toccò ai sarzanesi perdere definitivamente il vescovo, quando durante il ventennio fascista la sede vescovile fu portata a La Spezia, città che si è sviluppata nel medesimo periodo e ne porta ancora la fisionomia urbana.
C'è anche chi dice che fu una sorta di punizione quella di togliergli la diocesi ai sanzanesi, perchè, ovviamente liguri apuani, quando il 21 luglio 1921 gli arrivò in stazione una colonna di 600 fascisti, i carabinieri e la popolazione li rispedirono al mittente, anche con l'ausilio di forconi e penati.
E così oggi il vescovo è a La Spezia, a in compenso Sarzana che è una cittadina bellissima c'è la movida, e la chiamano anche "la piccola Atene". Però come incarico onorifico è ancora in vigore il titolo di "arcivescovo di Luni", del resto è una diocesi antichissima, dato che San Eutichiano, eletto papa nel 275, ben prima dunque che Costantino facesse, come ha detto Dante "la sua conversion", era di Luni.
Non so se mi spiego: San Eutichiano di Luni e Nicolò V di Sanzana, ovvero, due papi in 6 km! Che noi non siamo mica tantissimi da queste parti, voglio dire, è una bella media.
Che dici "non c'è due senza tre" e io quasi quasi confidavo che l'arcivescovo di Luni avanzasse di grado...
Si chiama Edward Novak, l'arcivescovo di Luni. Polacco. Ha questo titolo e chissà quanti altri.
Che io non lo so se lui lo sa, c'è un corso curioso e bello della Storia, da Dante che ha firmato la pace dei Vescovi di Luni a lui, che invece ha firmato un altro documento, insieme a Ruini (che non è che incontri invece proprio le mie simpatie), ossia la richiesta di beatificazione per Giovanni Paolo II. Quindi da Dante, al papa che ci ha lasciati tre anni fa, il nome di Luni incontra e si accompagna, almeno sulle carte, a due grandi uomini di pace.
E come diceva la mia professoressa d'italiano del liceo "Non vi fidate mai, di chi non ama Dante!"


n.d.r. la città gemella di Luni nei versi di Dante, Urbisaglia, merita assolutamente di essere visitata, per molte ragione, ma soprattutto perchè da quelle parti producono vini eccellenti e una ricotta salata che è uno spettacolo

di Franco Romanò ho il link http://www.bloggers.it/zeppo1947 a destra dello schermo(alle volte non funziona), se volete la poesia su Luni potete chiederla a lui, io non posso scriverla qua per motivi di copyright, ma via anticipo che parla anche "della giovane vestale..."