blog di SARA

una femmina giardinicola, fervente ligure apuana, metodica gattara e appassionata persecutrice di cause perse!

22 novembre 2009

NON LO SAPEVO

NON LO SAPEVO

20 novembre 2009

Dialogo tra una femmina giardinicola e un giardiniere

la scena si svolge nel cortile di un prestigioso palazzo genovese: una splendida balconata di sole, dove in un giardino dallo stile incerto, spiccano aiuole di rose rosse.

Lei, la femmina giardinicola, sono giorni che tiene d'occhio quelle rose sevillane: e pensa che tutto sommato non sono male, anzi ne vorrebbe fare un paio di talee. Si è pure portata appresso le forbici allo scopo.
Se non che di colpo si materializza nei pressi delle rose, proprio lui, il giardiniere! Anzi i giardinieri! Sono due.
Lei aveva già preso informazioni in giro tra gli uffici "ma sono giardinieri o operai del verde?". Scettica. Questa gente di città non sa distinguere i professionisti del settore!
E dunque lei gli si para innanzi: "Cosa fate? Ma le potate?" e si riferisce ovviamente alle rose agognate "SI!" risponde quello più alto.
"Ma come! le potate ora?" Come dire, ma vi rendete conto del vostro livello di crudeltà e incompetenza?
Come parlare ai muli, ma non demorde e incalza il più propenso dei due: " Ma con cosa le potate?"
E lui apre il polso e fa vedere la forbice.
"Ah...temevo che le potaste con il decespugliatore, si che queste sono sevillane...però ora non va bene potarle, vengono sollecitate a emettere nuova vegetazione e se poi viene il freddo, se nevica..."
E quello ribatte "siamo a Genova, qua non soffrono il freddo, se nevica dura un giorno..."

"Mi dai una talea?" .
E lui taglia due bei rami con le rose rosse: "No, ma non devi tagliare quei rami lì!" esclama la femmina giardinicola e lui dal canto suo ribatte "ma tanto in questo periodo non ti prendono le talee?"
"Come non mi vengono le talee?! Io sono bravissima a fare le talee!" Ma che scherziamo?!
"Ma queste hanno avuto il fiore non ti vengono?"
"Ma come non mi vengono?! " come dire "ma sei scemo?"
"Queste hanno portato il fiore e ruba a loro energia".
"no, guarda, a me le talee vengono sempre e poi anche quelle estive le faccio dai rami sfioriti. Io sono bravissima, se non ci credi tra un anno torno qua e te le faccio vedere se non ci credi che mi hanno radicato!".
E lui dice rassegnato "va bene".
Poi lei indaga nel folto di rose e gli suggerisce "taglia lì! vedi che lì c'è secco?!" e aggiunge "io ho fatto il corso da Barni! Si ma sapevo già potare, eh? non è che ne avessi bisogno...." e pensa "figurati se 'sto qua sa chi è Barni".
"Ci vuoi rubare il mestiere?" ridacchia lui...
"Ma dove hai studiato?" lo arringa la femmina giardinicola come dire, mo ti ho beccato che sei un avventizio e non un professionista!
"ho fatto Agraria".
"Ah..Agraria...ma tu non hai fatto la scuola del Parco di Monza?!"...come dire "che razza di giardiniere sei se non hai fatto la scuola del Parco di Monza?!
A quel punto il tipo inizia a spazientirsi, e lei invece, la femmina giardinicola è un po'delusa che costui non le tributi le dovute attenzioni, bene inteso, attenzioni giardinicole e preferisca continuare a potare le rose, così gira sui tacchi e se ne va pensando tra se e se che certe persone sono proprio ingrate : gli offri un'occasione formativa estemporanea e non sanno apprezzarla.
E dunque reggendo trionfalmente i due rami di rose , fa ritorno dalle sue colleghe, le quali, in quattro o cinque, alle vista dei suddetti bei fiori rossi, si alzano immediatamente dalle loro scrivanie,lasciano la stanza e corrono nel cortile alla volta del (povero) giardiniere per farsi fare lo stesso regalo.

Lamento di Arianna di F. Nietzsche

Chi mi riscalda, chi mi ama ancora?
Date mani ardenti,
date bracieri per il cuore!
Giù prostrata, inorridita,
quasi una moribonda cui si scaldano i piedi,
sconvolta da febbri ignote,
tremante per gelidi dardi pungenti, glaciali,
incalzata da te, pensiero!
Innominabile! Velato! Orrendo!
Tu cacciatore dietro le nubi!
Fulminata a terra da te,
occhio beffardo che dall'oscuro mi guardi!
Eccomi distesa,
mi piego, mi dibatto tormentata
da tutte le torture,
colpita da te crudelissimo cacciatore,
sconosciuto - dio...
Colpisci più in fondo!
Colpisci una volta ancora!
Trafiggi, infrangi questo cuore!
A che questa tortura
con frecce spuntate?
Perché guardi di nuovo
insoddisfatto da questo tormento,
con divini occhi lampeggianti?
Non vuoi uccidere,
torturare solo torturare?
A che - torturarmi,
tu malvagio dio sconosciuto?
Ah! Ah!
Ti avvicini furtivo
proprio in questa mezzanotte?
Che vuoi?
Parla!
Mi stringi, mi opprimi,
ah! troppo vicino!
mi ascolti respirare,
il tuo orecchio spia il mio cuore,
o geloso
-ma di che geloso?
Via, via!
perché la scala?
vuoi salire sin dentro, nel cuore,
nei miei più segreti
pensieri salire?
Svergognato! Ladro!
Che speri di rubare?
Che speri di scoprire spiando?
tu - dio carnefice!
Oppure devo, come il cane,
dinanzi a te adagiarmi?
Devota, rapita fuori di me
prostrarmi- amore?
E' inutile!
Trafiggi ancora,
spina crudelissima!
Non sono un cane - solo la tua preda,
crudelissimo cacciatore!
La più superba tua prigioniera,
tu, rapitore dietro le nubi...
Parla infine!
Tu velato dal fulmine! Parla!
Che vuoi, predone, da me?
Come?
Prezzo di riscatto?
Quanto vuoi per riscattarmi?
Chiedi molto - consiglia il mio orgoglio,
e parla poco - consiglia l'altro orgoglio!
Ah! Ah!
Me - vuoi me?
me - tutta...
Ah! Ah!
E mi torturi, folle che sei,
distruggi il mio orgoglio?
Dà amore a me - chi mi scalda ancora?
dà mani ardenti,
dà bracieri al cuore,
dà a me, la più solitaria,
cui ghiaccio, ah! sette strati di ghiaccio
a bramare nemici insegnano,
persino nemici,
dà a me - te,
nemico crudelissimo,
anzi arrenditi a me!...
E' andato!
Ecco anche lui fuggì,
il mio unico compagno,
il mio grande nemico,
il mio sconosciuto,
il mio dio carnefice!
No!
torna indietro!
Con tutte le tue torture!
Tutte le lacrime mie
corrono a te
e l'ultima fiamma del mio cuore
s'accende per te.
Oh, torna indietro,
mio dio sconosciuto! dolore mio!
felicità mia ultima...

Un lampo e Dioniso si manifesta con una bellezza smeraldina
Dioniso:
"Sii saggia Arianna!
Hai piccole orecchie, hai le mie orecchie:
metti là dentro una saggia parola! -
Non ci si deve prima odiare, se ci si vuole amare?...
Io sono il tuo Labirinto..."

14 novembre 2009

Ahi, Velasquez, fino a quando inventeremo
un nido di rose ai piedi dell'arcobaleno
e tante stelle, tante nelle notti chiare
per questo mondo, questo mondo da cambiare?

13 novembre 2009

15 NOVEMBRE 2009; GIORNATA MONDIALE DEL RICORDO DELLE VITTIME DELLA STRADA

Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus

ogni anno nel nostro Paese muoiono 7000 persone a causa degli incidenti stradali,troppe volte, oltra alla tragedia, le loro famiglie devono subire anche l'onta dell'ingiustizia di un sistema che accetta queste morti come inevitabili.

in_forma_giovani

Premesso: io amo i computer. Li considerò un'invenzione straordinaria, al pari della macchinetta da fare il caffé e della lavatrice.
Bene inteso, in capo al mondo, se proprio dovessi scegliere, porterei solo la macchinetta da caffé. Quella normale. La moka insomma.
Allo stato attuale vivo invece munita di instancabile lavatrice (perché non mi si rompa, pronuncio formule apotropaiche, mentre la carico), con la macchinetta da caffé e con un numero imprecisato di strumenti informatici, che lui, l'amato bene, mi porta in casa. So che frequenta dei luoghi settari, in primis il negozio di computer di un nostro amico, dove bazzicano altri fissati come lui, però non mi spaventano queste assidue frequentazioni, dato che di solito in queste odierne botteghe socratiche, si reca portandosi appresso anche la nostra volpina.
Conoscevo questa sua passione ancor prima di sposarlo, del resto, tra di noi, galeotto fu un modem che lui venne ad istallarmi.
Io con il mezzo ho un rapporto più rude, ho preso qualche attestato secoli fa, però ho sempre un po'di curiosità e ogni tanto unitamente a Cosmopolitan e a Gardenia ci scappa anche qualche pubblicazione informatica.
Più che è altro è una questione di fiducia, sono strumenti che abbiamo a disposizione per migliorarci (?!) la vita. Non mordono!
Certo non ci nasci con la scienza infusa. Come con le talee di rose, un po'ti devi sbattere, non è che impari subito.
Solo che per le talee non ti certifica nessuno, invece tutti hanno sentito parlare della patente europea del computer, no? Tutti!
A me non interessava molto, però se fosse una cosa che si può fare, perché non provarci?
E così stamani mentre cammino spedita sotto la pioggia, vedo uno sportello INFORMAGIOVANI e mi viene in mente di entrarci. Sono passati almeno 15 anni dall'ultima volta che ho messo piedi in un INFORMAGIOVANI.
Entro e vedo due scrivanie e due impiegati. Un ragazzo e una ragazza sui 26, 27 anni.
E faccio la domanda fatidica, cioè se mi indicano un ente autorizzato a certificare la patente europea del computer.
Cioè non gli ho chiesto come fare a diventare cavaliere della tavola rotonda o dove posso imparare lo scivaismo tantrico di stile dionisiaco.
Panico.
Il meno terrorizzato dei due o forse il più gentile si alza in piedi e mi porta davanti a un pannello dove c'è il nome di una scuola privata di informatica. "Potresti chiedere a loro..."azzarda.
No,non ci siamo capiti. E da quel dì che le ho apprese certe cose, volevo certificarle. Mi sembra chiaro che una scuola privata s'impiccerà dei suoi allievi a pagamento. Che gli frega di me? Per questo mi sono rivolta ad un INFORMAGIOVANI, cioè una struttura pubblica.
E lui rimarca con la scuola privata "ma magari sanno dirti come fare...".
Non è che gli viene in mente di chiamare qualcuno. Di fare una telefonata in Provincia o dove cavolo ci sia qualcuno che sia più INFORMATO di lui. No!
In palese imbarazzo il giovanotto mi dice "Non ci è mai capitata una richiesta del genere". Quasi che fosse colpa mia.

Arrivo a casa e racconto un po'divertita un po' amareggiata a mio marito la disavventura in cui sono incappata con lo sportello INFORMAGIOVANI e lui, la mia metà ricara amorevolmente la dose "si vede che hanno capito che non sei giovane!"

12 novembre 2009

...con il favore delle tenebre...

...l'idea mi è comparsa, a guisa di sogno, certe notti in cui tardavo ad addormentarmi, indugiando con il pensiero sui rami di una Dorothy Perkins che si protendono dal giardino di una casa abbandonata. (Tutti hanno quella rosa, perché io non ce l'ho!?) Oppure quel pensiero mi si parava certe mattine, mentre in auto accettavo paziente la fila di macchine innanzi alla scuola. Con le belle vigilesse impegnate a insegnare l'educazione stradale ai bambini e i loro genitori che si ripiombavano nel traffico dopo averli lasciati davanti a scuola, a dare insegnamenti pratici in senso opposto.
E io lì, nella fila delle auto. Colpita, anzi no, quasi baciata da un raggio di sole che filtra dal parabrezza, un'occhiata allo specchietto "si, il rossetto è ok!", e un'altra all'aiuola a margine della carreggiata "ah! però! le rose paesaggistiche. Ma tu guarda quanti fiori portano ancora!".
Così dopo un pisolino pomeridiano, anzi un mezzo incubo in cui ho sognato che il mio luogo di lavoro si riempiva di direttori amministrativi ( così imparo ad abbondare con l'aglio!), mi alzo e decido che devo andare a fare un giro con Apua per accelerare il mio metabolismo di ex fumatrice e per schiodare dalla sua pigronite acuta la mia meravigliosa randagetta.
Ma nonostante il rimbambimento post pennica pomeridiana ho un guizzo e esco di casa con Apua a piedi, alla volta del centro città. Con indosso una vecchia tuta nera, un giubbotto nero, un cappello nero (c'è bisogno di dirlo?): sono irriconoscibile, almeno spero. Lo scopo è questo.
Con un paio di forbici da giardinaggio e un sacchettino di plastica, ci sono tante rose che mi aspettano:
ladra di talee!!!

11 novembre 2009

da un post della Ele...

ovvero: riflessione storico sociologica sulle mutande da donna.
La Ele ha senza dubbio ragione: quelle con i pizzi belli costano un accidente, quelle che costano un po'meno, fanno l'effetto sgradevole che la Ele definisce mirabilmente come "escort di seconda scelta".
L'intimo femminile, quello un po'impegnativo per intenderci, fu sdoganto nelle vetrine della nostra realtà di provincia, all'inizio degli anni '80, cioè quando la Ele ed io facevamo il ginnasio. (Gli odiosi anni del ginnasio! Siamo sopravvissute in quanto eravamo giovani e forti e anche un po'gonze. Magari proprio giovanissime non lo siamo più, di sicuro restiamo un po'gonze, ma siamo indubbiamente forti!n.d.r.)
Prima d'allora quel genere di biancheria intima, quella riservata a un certo tipo di donne, che ovviamente non appartenevano al circondario delle nostre mamme-zie-etc. dove la potevi vedere? Nei cataloghi di vendita per corrispondenza, cioè i vari Vestro, Postal Market, Euronova etc. quelli che per intenderci hanno alimentato la fantasia di almeno tre generazioni di maschi e fatto ghignare di nascosto noi ragazzine innanzi a quei baby doll trasparenti di velo nero, quelle sontuose guêpière indossate da belle ragazzone tutta-salute e quelle mutandine ine, talmente minuscole che avevano l'unica funzione evidente di essere indossate per ...insomma per essere al più presto sfilate!
Insomma di questo fatto curioso ne ho già parlato: anche una donna d'altri tempi come la mia nonna Elia (colei a cui devo i geni del giardinaggio ,dell'uncinetto e quelli di Antigone n.d.r. ) si fece tentare dagli acquisti via catalogo. All'epoca lei era una donna un po'corpulenta, intorno ai 70 anni e pensò bene di aggiungere all'ordine di Vestro, tra una rotella per fare i ravioli e un nuovo cestino per i ferri, anche una bella panciera.
E fu così che il pacco di Vestro le fu recapitato dalla nostra brava postina: parliamo di circa 30 anni fa e quando in una casa di gente normale arrivava il pacco dell'ordine a distanza era davvero un po' una festa, come cantava la pubblicità...(com'eravamo tutti più ingenui, cioè migliori!)
E così mia nonna apre il pacco e ci trova tra le tante cose, un pacchettino strano e esclama a mia mamma "Uh! i m'han mandà 'l argalo" Cioè credeva che le avessero spedito un omaggio e invece si trattava di un minuscono perizomino nero! Una roba che nelle "nostre" case non si era mai vista! E scarta, e scarta il pacco di Vestro la mia nonna "Uh! e 'ndov'al'è la mi pancera?!".
C'era evidentemente stato uno scambio di biancheria intima. Un intreccio momentaneo di esistenze.
Chissà la delusione di colei che aspettava il suo perizoma e invece si è vista recapitare la panciera di mia nonna.

04 novembre 2009

I miei quasi 40 anni

Ho compiuto 39 anni. Volevo regalarmi un siero/viso di Guerlain che fa miracoli e costa una tombola, però ho pensato che al momento ancora non mi serve.
E ho preferito regalarmi 4 cosine della Passionata.

E in ogni caso, come sostiene Guccini:
"Ci vuole scienza, ci vuole costanza, ad invecchiare senza maturità".