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03 aprile 2016

La logica dell'echium

Cinque mesi fa ho compiuto 45 anni e da allora, anticipandola  in un sonno premonitore, il destino mi ha riservata una pesante vicenda da affrontare, una storia di carabinieri, giornali e morbosita', che ha fatto da sfondo alla scomparsa del mio ex  marito. 

19 settembre 2011

I gatti lo sapranno...

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The cats will know
di Cesare Pavese


Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l'alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole-
viso di primavera
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l'alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell'alba,
viso di primavera.

10 aprile 1953

Ahi settembre, mi dirai....

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che sono fioriti gli astri settembrini!!!

Invece la canzone Settembre di Alberto Fortis si può sentire QUI
è un testo del 1981, quindi quest'anno compie 30 anni!!!

dedicato al grande, grandissimo Alberto Fortis, in qualsiasi parte dell'universo si trovi in questo momento, per la poesia, l'energia(si!) e l'inossidabile freschezza dei suoi testi!


25 gennaio 2011

...il Battaglione Sacro dei Tebani era composto da 300 uomini scelti, mantenuti ed esercitati dallo stato. C'è chi sostiene che questo corpo fosse composto da amanti ed amati e si cita questa frase di Pammene : "Bisogna schierare l'amante vicino all'amato, perché una schiera composta di uomini innamorati non si può mai rompere né scomporre, perché quelli che ne fanno parte sono disposti ad ogni pericolo, l'uno per attaccamento all'oggetto del proprio amore, l'altro per paura di disonorarsi agli occhi del proprio amante"...

Plutarco di Cheronea, Dialogo sull'amore, Moralia, ed. Adelphi 1988

17 gennaio 2011

Deh, non v'incresca la spesa e l'affanno...

Deh, non v'incresca la spesa e l'affanno,
o cari cittadin d'esta cittade;
per mantener la vostra libertade
ispecchiatevi in quelle cose che non l'hanno.
Considerate che cosa è il tiranno:
chi più si fida in sua amistade
ispesse volte in grandi strazii cade,
e non gli vale il penter dopo 'l danno.
Tiranno tira a sé tutte sue voglie:
chi priva dell'aver, chi della vita,
a chi toglie la figlia, a chi la moglie:
purché gli piaccia, la cosa è fornita;
condanna il giusto e il peccator proscioglie
e non si può dir non quando dice ita.
però con forza ardita
fate difesa e mai niuno si stanchi:
prima morir che libertà vi manchi.


Simone Serdini, detto Saviozzo
Siena 1360 - Toscanella 1419

27 settembre 2010

sulla mietitura

"Perdono tempo. I giornalieri che si mettono a discutere col padrone, perdono tempo. La paga diminuisce ugualmente. Un padrone non si fa mai commuovere da ragionamenti. Un padrone si regola secondo l'interesse. Non diminuisce la paga solo se si accorge che va contro i suoi interessi. In che modo? In un modo semplice. Per la pulitura del grano, la paga dei ragazzi è scesa da sette a cinque lire. Dietro mio consiglio, i ragazzi non hanno protestato, ma invece di sradicare la gramigna l'hanno semplicemente ricoperta di terra. Dopo le piogge d'aprile i padroni si sono avvisti che la gramigna era più alta del grano. Quel poco che credevano di aver guadagnato diminuendo la paga, lo perderanno dieci volte fra alcune settimane, quando trebbieranno. La paga dei mietitori diminuirà. E'inutile protestare. E'inutile discutere. Non c'è una sola maniera di mietere il grano , ma dieci maniere: ogni maniera corrisponde a un determinato salario. Il salario è buono?La mietitura sarà buona. Il salario è cattivo? la mietitura sarà pessima".

da Fontamara di Ignazio Silone

certe volte sono contenta di andare a Genova

05 settembre 2010

You, wind of March


di Cesare Pavese

Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda -
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
- anemone o nube -
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.

Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torbido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.

Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la terra trema
di un antico tremore.

Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera.

02 giugno 2010

Innamorato pruno

Innamorato pruno
già mai non vidi, come l'altr'ier uno.
Su la verde erba e sotto spine e fronde
giovinetta sedea,
lucente più che stella.
Quando pigliava il prun le chiome bionde,
ella da sé il pignea
con bianca mano e bella;
spesso tornando a quella,
ardito più che mai fosse altro pruno.
Amorosa battaglia mai non vidi,
qual vidi, essendo sciolte
le trecce e punto il viso.
Oh quanti in me alor nascosi stridi
il cor mosse più volte
mostrando di fuor riso,
dicendo del mio aviso:
- Volesse Dio ch'i' diventasse pruno! -


di Franco Sacchetti (1330- 1400)

21 marzo 2010

The cats will know

di Cesare Pavese

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l'alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole-
viso di primavera
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l'alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell'alba,
viso di primavera.

10 aprile 1953

07 febbraio 2010

semi oscuri

Semi oscuri (di T. Kemeny)

Il boato del tuono
colma di semi oscuri il giardino;
il vento replica il suo fischio
- un pugnale teso nel torso dell'aria -
e la lingua scarlatta del tramonto
s'assottiglia nel respiro ardente.
Mille volte ti spoglio nella mente
ma non sei mai nuda abbastanza
perchè io viva



mi piace tanto questa poesia che è erotico-giardinicola, credo che sia pertinente l'attribuzione a Kemeny. Ho conosciuto questo testo perché anni fa me lo spedì un tale dandomi da intendere che l'avesse scritto lui...un ladro di poesie!

28 gennaio 2010

liceo classico

Catullo

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus
Rumoresque senum severiorum
Omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum
deinde usque altera mille, deinde centum.
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut nequis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum

07 gennaio 2010

Ad un'ignota

di Guido Gozzano


Tutto ignoro di te: nome, cognome,
l'occhio, il sorriso, la parola, il gesto;
e sapere non voglio, e non ho chiesto
il colore nemmen delle tue chiome.

Ma so che vivi nel silenzio; come
care ti sono le mie rime: questo
ti fa sorella nel mio sogno mesto,
o amica senza volto e senza nome.

Fuori del sogno fatto di rimpianto
forse non mai, non mai c'incontreremo,
forse non ti vedrò, non mi vedrai.

Ma più di quella che ci siede accanto
cara è l'amica che non mai vedremo;
supremo è il bene che non giunge mai!

10 dicembre 2009

The cats will know

di Cesare Pavese

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l'alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole-
viso di primavera
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l'alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell'alba,
viso di primavera.

10 aprile 1953

20 novembre 2009

Lamento di Arianna di F. Nietzsche

Chi mi riscalda, chi mi ama ancora?
Date mani ardenti,
date bracieri per il cuore!
Giù prostrata, inorridita,
quasi una moribonda cui si scaldano i piedi,
sconvolta da febbri ignote,
tremante per gelidi dardi pungenti, glaciali,
incalzata da te, pensiero!
Innominabile! Velato! Orrendo!
Tu cacciatore dietro le nubi!
Fulminata a terra da te,
occhio beffardo che dall'oscuro mi guardi!
Eccomi distesa,
mi piego, mi dibatto tormentata
da tutte le torture,
colpita da te crudelissimo cacciatore,
sconosciuto - dio...
Colpisci più in fondo!
Colpisci una volta ancora!
Trafiggi, infrangi questo cuore!
A che questa tortura
con frecce spuntate?
Perché guardi di nuovo
insoddisfatto da questo tormento,
con divini occhi lampeggianti?
Non vuoi uccidere,
torturare solo torturare?
A che - torturarmi,
tu malvagio dio sconosciuto?
Ah! Ah!
Ti avvicini furtivo
proprio in questa mezzanotte?
Che vuoi?
Parla!
Mi stringi, mi opprimi,
ah! troppo vicino!
mi ascolti respirare,
il tuo orecchio spia il mio cuore,
o geloso
-ma di che geloso?
Via, via!
perché la scala?
vuoi salire sin dentro, nel cuore,
nei miei più segreti
pensieri salire?
Svergognato! Ladro!
Che speri di rubare?
Che speri di scoprire spiando?
tu - dio carnefice!
Oppure devo, come il cane,
dinanzi a te adagiarmi?
Devota, rapita fuori di me
prostrarmi- amore?
E' inutile!
Trafiggi ancora,
spina crudelissima!
Non sono un cane - solo la tua preda,
crudelissimo cacciatore!
La più superba tua prigioniera,
tu, rapitore dietro le nubi...
Parla infine!
Tu velato dal fulmine! Parla!
Che vuoi, predone, da me?
Come?
Prezzo di riscatto?
Quanto vuoi per riscattarmi?
Chiedi molto - consiglia il mio orgoglio,
e parla poco - consiglia l'altro orgoglio!
Ah! Ah!
Me - vuoi me?
me - tutta...
Ah! Ah!
E mi torturi, folle che sei,
distruggi il mio orgoglio?
Dà amore a me - chi mi scalda ancora?
dà mani ardenti,
dà bracieri al cuore,
dà a me, la più solitaria,
cui ghiaccio, ah! sette strati di ghiaccio
a bramare nemici insegnano,
persino nemici,
dà a me - te,
nemico crudelissimo,
anzi arrenditi a me!...
E' andato!
Ecco anche lui fuggì,
il mio unico compagno,
il mio grande nemico,
il mio sconosciuto,
il mio dio carnefice!
No!
torna indietro!
Con tutte le tue torture!
Tutte le lacrime mie
corrono a te
e l'ultima fiamma del mio cuore
s'accende per te.
Oh, torna indietro,
mio dio sconosciuto! dolore mio!
felicità mia ultima...

Un lampo e Dioniso si manifesta con una bellezza smeraldina
Dioniso:
"Sii saggia Arianna!
Hai piccole orecchie, hai le mie orecchie:
metti là dentro una saggia parola! -
Non ci si deve prima odiare, se ci si vuole amare?...
Io sono il tuo Labirinto..."

16 settembre 2009

Guido mi lascia sola...

...nei profili di blog.spot!
Cliccando a destra sullo schermo, c'è infatti il mio profilo, corredato da una foto che mi aveva fatto la Catia.
Tra gli interessi ho messo Guido Gozzano, che unitamente a Yeats è il mio poeta preferito.
Eppure sono sola nei profili di blog.spot.
Come?!
Solo io per guidogozzano?! o gozzanoguido?!


Ad un'ignota

Tutto ignoro di te: nome, cognome,
l'occhio, il sorriso, la parola, il gesto;
e sapere non voglio, e non ho chiesto
il colore nemmen delle tue chiome.

Ma so che vivi nel silenzio; come
care ti sono le mie rime: questo
ti fa sorella nel mio sogno mesto,
o amica senza volto e senza nome.

Fuori del sogno fatto di rimpianto
forse non mai, non mai c'incontreremo,
forse non ti vedrò, non mi vedrai.

Ma più di quella che ci siede accanto
cara è l'amica che non mai vedremo;
supremo è il bene che non giunge mai!

08 luglio 2009

AUTOCELEBRAZIONI

Bravissimo come sempre Pino Daniele!
Quando ero ragazza e andavo a ballare all'Alhambra, al momento cruciale dei lenti, capitava di ballare questa. Ricordo un ragazzo di Carrara: mentre ballavamo questa canzone io gli dissi "S'intitola Sara". Ballando quella sucessiva lui mi disse "questa invece s'intitola Roberto". Va beh...
Paulo maiora canamus...
Praticamente un mito .
Beh c'è anche questa di Paolo Meneguzzi, che ho scoperto solo stasera.
Ma la mia preferita resta sempre una sola, indimenticabile!

27 aprile 2009

La casa dei doganieri/ E. Montale

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.
Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

29 marzo 2009

Catullo

Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis!
soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum
.

Viviamo, mia Lesbia, ed amiamoci
e le chiacchiere dei vecchi malvagi, stimiamole solo un soldino!
I soli possono tramontare, ma poi risorgono,
noi invece, dopo che si è spenta la nostra breve luce,
dobbiamo addormentarci in una notte eterna.
E allora dammi mille baci, e poi altri cento
e ancora altri mille e ancora cento!
E poi quando saranno ormai migliaia,
mescoliamoli tutti,
perchè nessuno sappia quanti sono tutti quei baci
e ci getti sopra un'occhiata meschina.

(trad. mia)

16 novembre 2008

La Bufera di E. Montale

La Bufera di E. Montale

La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,

(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell'oro
che s'è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)

il lampo che candisce
alberi e muro e li sorprende in quella
eternità d'istante - marmo manna
e distruzione - ch'entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l'amore a me, strana sorella, -
e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa...
Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,

mi salutasti - per entrar nel buio.