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14 febbraio 2021

Talee di rosa ( buono - no buono)




Oggi ho fatto le talee di rosa, o meglio, oggi ho iniziato a potare le rose e con gli scarti delle potature ho fatto diverse le talee BUONO - recupero materiale vegetale altrimenti scartabile , insomma un conto tagli un pezzo di rosa per fare una talea, altro se pigli una cosa che tanto butteresti. Non è questione di essere ligure, ma rispettare la pianta.

Ho agito oggi, perchè siamo a metà febbraio, se non che un mio amico abbastanza esperto mi ha detto che dovevo farlo a gennaio. No, perchè un caldo come quello dei giorni scorsi avrebbe favorito le nuove gemme, che poi sarebbero state compromesse dal freddo che  seguirà ancora un po'di tempo.  Poi dipende da dove uno vive, per me la seconda metà di febbraio è il periodo BUONO, prima sarebbe stato NO BUONO. 

Purtroppo nel posto dove sono solita mettere le talee a radicare non ho più posto, cioè ho già altre talee lì da mesi. Questo posto mi va bene perchè ė a ridosso di una casetta di legno, le talee radicano protette dal vento del nord e da una minima tettoietta che le ripara dalla pioggia violenta BUONO. Dato che il posto idoneo era occupato ho messo le talee altrove, non avevo scelta NO BUONO, però dato che di solito metto i vasetti di plastica a diretto contatto con il terreno, questa volta li ho messi sopra una base di cemento. Ho pensato che il cemento si riscalda e si asciuga rispetto al terreno che resta freddo e umido a lungo. Proviamo!

Ho visto le talee dello scorso autunno, quelle nella foto.  Qualcosa dovrebbe aver radicato, ma mi rendo conto di aver fatto una scelta sbagliata, ho messo più talee in vasi grandini, ma il vaso ideale è quello classico di plastica 18 cm di diametro BUONO, i vasi di plastica più grandi tengono il terriccio troppo freddo e umido  NON BUONO.
I vasi di coccio per fare le talee sono NO BUONO, poi se avete fortuna è un altro discorso.
A lato del blog, cliccando  sulla bellissima rosa Cardinal Richelieu, si apre il mio tutorial COME FARE LE TALEE DI ROSE 






 

12 aprile 2016

mail alla Coop

Spett.le Coop
mi chiamo Sara M.  e sono una socia Coop dell'IperCoop di Sarzana, scrivo per riferire le seguenti osservazioni:

1. sono assolutamente contraria alle casse automatiche dell'Ipercoop di Sarzana, perché credo che sia DOVEROSO che Coop assuma personale per la cassa, per altro quella della cassiera è una professione femminile che va difesa, risparmiare sul personale come sta facendo Coop in questo momento è un atteggiamento socialmente ingiusto , semmai Coop  se ha risparmi da dover adottare, lo faccia sugli stipendi dei suoi dirigenti. Che in un momento come questo Coop voglia risparmiare sul personale esecutivo, non solo è moralmente riprovevole, ma credo che le sia anche economicamente pregiudizievole, perché avere più personale significa fare un investimento in termini qualitativi.

30 ottobre 2015

La cucinina carrarina e cose che cambiano


Io non sono un tipo da cucina, sara'che ho iniziato a fare la massaia troppo presto, ma le attivita'domestiche, compreso cucinare, per me sono una scocciatura. Pero'ora che ho la mia nuova cucina, cucinina, insomma cucinotta, vuoi vedere che mi mettero'a spignattare?

15 settembre 2015

segnali d'amore

Nei miei ricordi d'infanzia era  abbronzata per il lavoro nei campi e aveva riflessi dorati tra il castano dei capelli mossi ed era  sempre sorridente. Quando cambiò casa ci rimasi sinceramente male e anche oggi non posso passare innanzi a quella che era la sua aia, senza pensare a lei, anche se per un attimo.
Mi hanno detto che aveva molti amanti, io mi ricordo infatti che scherzava con mio nonno in modo un po'boccacesco, ma lei si vantava che gli uomini del posto li aveva conosciuti bene. Proprio tutti.

16 agosto 2015

non solo pomodori (prima parte)

Oggi sono andata a Pontremoli, prestigioso paese della Lunigiana, per vedere la Terza mostra nazionale del pomodoro.Anche quest'anno la location e' il Teatro della rosa e da queste parti  mica scherzano quelli di Lunigiana Arborea e dell'Adipa, perche'hanno preparato l'esposizione di ben 700 varieta'di pomodoro!
In arrivo verso la mostra

03 agosto 2015

i ragazzi della fontana

Una ventina d'anni fa quando erano arrivati qualcuno aveva perfino mugugnato, e si che qua non e'gia'piu'Liguria, per quel loro andare venire alla fontana. Questi giovani uomini dalla pelle nera li vedo quando sono in coda al discount e anche loro, come me,  passano la tessera fedelta'. Li vedo salire sulle bici, muscolosi e slanciati, rivestire di classe una vecchia camicia recuperata chissa' dove. Li incrocio elegantissimi, quasi ieratici, negli abiti tradizionali del loro paese, camminare lentamente, con l'auricolare fisso e immagino che dall'altro capo ci sia la giovane moglie  innamorata.

17 novembre 2014

Più brava che bella! ( e non fate talenti!)

                                     E'stata una grande estate quella che vissi tra gli 11 e i 12 anni. L'estate del 1982. Quella del Mundial di Spagna, del Presidente Pertini, quella in cui Elio De Angelis vinse il Gran Premio di  Zeltweg e molto altro ancora. I talent-sciò non esistevano, ma c'era il Festivalbar che ti teneva incollata alla tv. E la sera della finale rimasi senza parole, quando sul palco arrivò Loredana Bertè vestita da sposa: bellissima!
E l'intera Arena di Verona quella notte sposò coralmente la Loredana nazionale.

05 novembre 2014

adsuetumque malo Ligurem

... adsuetumque malo Ligurem

Virgilio, Georgiche, II, 167

Un po'mi verrebbe pure da piangere, perché ogni anno in questo periodo ci alluvioniamo e non c' è scampo, come la necessità in Anassimandro e non basta dire di chi è la colpa, qua piove perché credo si forma un gioco perverso di correnti, tra le montagne e il mare e da questo non abbiamo scampo. Ogni anno è così. 
Poi ci sono anche le cose che funzionano, un po's'impara a vivere nell'allerta meteo, ma alle tragedie no.
E dato che siamo al confine, tra Liguria e Toscana, pigliamo la pioggia da entrambi i versi, dato che siamo Liguri Apuani,

17 agosto 2014

Pontremoli : mostra di pomodori e la Gallina Cubista.



 Che il paese di Pontremoli meriti d'essere visitato, non c'è alcun dubbio. La sua storia risale addirittura all'epoca dei Liguri Apuani e si ipotizza che qua un tempo sorgesse la loro capitale : Apua.

08 maggio 2014

La Val di Magra

«se novella vera
di Val di Magra o di parte vicina
sai, dillo a me, che già grande là era.

Fui chiamato Currado Malaspina;
non son l'antico, ma di lui discesi;
a' miei portai l'amor che qui raffina».

Dante, Purgatorio, VIII, v. 115-120



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la Val di Magra vista dal promontorio del Caprione, lato Alpi Apuane


Com'è bella la mia Val di Magra! 
Prende il nome dal fiume che scorre in questa piana dell'estremo ponente ligure, il fiume Magra. Alle volte sui libri ho letto la Magra, cioè al femminile, ma dalla gente del posto, io ho sempre sentito chiamare il nostro fiume al maschile: il Magra. Aggiungo che mio padre quand'ero piccola di questo fiume diceva "tant'acqua e pochi pesci". 
Se i pesci ci siano ancora oggi lo ignoro, ma se fate un giro a Bocca di Magra, cioè dove c'è l'estuario del nostro fiume, qualche pescatore solitario sul suo scoglio lo troverete di sicuro, ma è più facile che verrete distratti da una serie di yacht mica male, accipicchia! 
Però se risalite invece il promontorio del Caprione, lungo i sentieri che profumano di felci e di pini, le opere dell'Umanità vi sembreranno diventare piccine, innanzi alla grandiosa bellezza con cui il Giardiniere dell'Universo ha allestito il nostro splendido giardino, lasciandolo pure a tratti un po'selvaggio, perchè no?

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la Val di Magra vista dal promontorio del Caprione , lato Santo Stefano

30 dicembre 2013

Battilana

post di reimpiego dedicato al paesino della mia infanzia

Quando tutti gli abitanti di Luna se stavano andando alla grande per non cadere preda della malaria che attanagliava la Splendida Civitas, una parte di loro decise di non lasciare la piana. Si spostarono da là, è vero, ma giusto qualche centinaio di metri, guadarono il torrente Parmignola, che loro chiamavano La Iara e andarono a fondare Battilana. 
Non so perchè non se ne andarono come tutti a Sarzana: forse perchè amavano tanto la piana di Luni o forse perchè appartenevano al ceppo più riottoso a più autentico  dei Liguri Apuani, quello dei bastian contrari.
Battilana nacque, visse e prosperò e prospera tutt'oggi, anche se sono cambiate molte cose rispetto alle memorie della mia infanzia.
Se uno arriva in auto e suona il clacson nelle curve di via Macchione, la principale e credo unica arteria battilanese, viene immediatamente classificato come "foresto", dato che il clacson a Battilana si usa solo per salutare.
Via Macchione è lunga circa due km e il suo ultimo tratto conduce direttamente nei domini del più consistente clan battilanese, quello dei Menconi, da cui io stessa provengo. Anche se sono una battilanese spuria.
Il patriarca dei Menconi fu fino al 1989 il mio bisnonno Ottavio, un ragazzo del '99 . Ci siamo conosciuti molto poco, perchè avevo un timore reverenziale di nonno Ota' , gli chiesi qualcosa della guerra che aveva fatto da ragazzino e lui mi lasciò i pochi versi di una canzone :" Il General Cadorna dice ai soldati, non pensate alle mogli, che alle mogli ci pensano i fuoriusciti...". E mi parlò poi del suo comandante [Goffredo] Cucurnia, che a suo dire "'i er'un brav om'".
Ho conosciuto solo la terza delle sue tre mogli, si chiamava Zelinda e era originaria di Gragnana, un paesino vicino a Carrara, noto per la pertinacia del suo marmo. Tutto sommato mi dispiace che Zelinda non sia stata mia bisnonna anche di sangue, mi piacerebbe avere un ramo gragnanino.
L'unico figlio maschio di Ottavio, in mezzo ad un nugolo di sorelle, fu mio nonno Giuseppe, universalmente conosciuto come Il Nandino della Battilana. Raccontare mio nonno è difficile: spero che nel paradiso dei comunisti gli abbiano messo a disposizione un trattore e una fisarmonica e ora che ci penso pure un po'di vino di Candia.
In linea di massima il clan dei Menconi è molto solidale, ad eccezione di una, tutte le case sono prive del muro di cinta. Il tratto tra la strada e l'aia, più spesso è promiscuo, del resto a Battilana non ci sono parcheggi.
Un tempo le battilanesi comperavano un settimanale ciascuna, quali Bolero, Sogno e Grand Hotel e se li passavano secondo un principio di rotazione, non sempre esente da qualche intoppo. Quando ancora si adoperavano i materassi di lana, da una casa all'altra si passavano l'ago gigante per cucirli una volta disfatti e lavati. Se non che, di mano in mano, colei che aveva la sventura di rompere "la gocchia della matarassa", diventava inevitabilmente il bersaglio per il disappunto generale, almeno per un paio di giorni, da parte del clan. 
In ogni caso stiamo parlando di persone molto legate tra loro: il caffè dopo pranzo, ad esempio, viene annunciato a gran voce, in modo da prenderlo in compagnia. Così se uno da Battilana deve andare in farmacia ad Avenza, fa il giro dei parenti a chiedere se vogliono qualcosa. Va detto tuttavia che la privacy non esiste a Battilana, nonostante i tentativi delle generazioni più recenti di arginare il trattamento collettivo di dati personali: dalla prima mestruazione all'ultima esalazione di respiro, è tutto condiviso.
Per il gioco del lotto, sport nazionale in Battilana, esiste un collaudato sistema di ricezione che da anni è affidato a una nipote di mia nonna. Certo una volta si giocava solo il sabato, ora da quando ogni governo aggiunge un giorno infrasettimanale di estrazione, penso che la cosa sia piuttosto complicata per la mediatrice ricevente.
Comunisti per natura (almeno un tempo...), i battilanesi hanno agognato a lungo un edificio religioso: ricorda da piccola una messa celebrata in una stalla. In seguito l'officio sacro fu trasferito nelle scuole elementari, fio a quando intorno agli anni 80, arrivò la Chiesa vera e propria. Un prefabbricato di lamiera.
Mio nonno era solito dare i soprannomi alle persone, Il Negus, Il Marziano, sono tra quelli più popolari, d'altro canto i battilesi si divertono a prendere in giro il loro prossimo, o meglio, a coionarlo, come dicono loro. Se per esempio esitate con eccessiva prudenza, uscendo da via Macchione ad immettervi sull'Aurelia, verrete apostrofato da una deliziosa ragazza in suv "o belo! se 'nt sen'bon a guidar la machina, comprati na'bicleta". Mi raccomando le doppie, che a Battilana non si usano mai.

24 ottobre 2013

il tempo e la zucca

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"Dura quanto un zucco in bocca a un porco"espressione   apuana per significare un oggetto fragile, suscettibile alla rottura in poco tempo.

23 ottobre 2013

georeferenza

C'è un campo a Battilana (MS), il paesino dei miei nonni, che si chiama "campo al lupo", o come diceva mio nonno "camp al lup". 
E'quello il campo più lontano da casa loro, che per andarci devi camminare un po', meglio ancora andarci in bici, anche se la strada sterrata è sconnessa, almeno come me la ricordo io. Non ho mai saputo come nascesse quel nome, se fossero stati i miei nonni ad attribuirlo a quel loro terreno più defilato, o se fosse nato in antico, chissà chi fu il primo e poi generazione dopo generazione, arrivato fino a noi. 

17 ottobre 2013

doni dionisiaci

menade al teatro di Luni

Dopo che Dioniso fece il suo debutto a Tebe, in quella città, passata l'euforia ci furono un po'di problemi. Penteo ucciso da sua madre,lei, Agave disperata, Cadmo amareggiato etc. Ora Euripide non fece in tempo a scrivere come proseguì la faccenda perchè morì quindi la sua tragedia fu rappresentata postuma.
Ad ogni buon conto, nei fatti, i Tebani penarono non poco a far rientrare le menadi, cioè le donne che seguivano il culto del Bromio, dal Citerone, il monte in cui si erano ritirate in compagnia del dio, così che i sondaggi non lo davano più per favorito. 
Riuniti a consiglio gli dei gli dissero "Dioniso è meglio che ti defili per un po', giusto il tempo che le cose tornino al loro posto, cioè le femmine se ne tornino ai telai e gli uomini a dominare i destini delle poleis come hanno sempre fatto". Cioè con il sangue e la violenza.


Dioniso ci rimase molto male, dato che lui sentiva proprio come un suo compito precipuo quello di emancipare quanti venivano esclusi dalla polis, le donne in primo luogo, ma anche i poverissimi e quanti erano così alieni dal sangue, che rifiutavano le ragioni della guerra, che era la virtù dominante del tempo. Che lui l'aveva detto subito una volta fatto il suo ingresso a Tebe: "Io sono il dio della Pace..."


Afrodite in persona andò a consolare il giovane dio e gli disse:"Vuoi andare tra gli esclusi? tra gli ultimi? tra i reietti? scusa ma perchè non vai tra i liguri apuani? ". E la bella Afrodite nel augurargli buon viaggio lo baciò, stando bene attenta che in quel momento passasse di là Apollo, così che a lui fossero evidenti le preferenze della dea. 
Perchè l'Amore vuole l'Ebbrezza. Perchè l'amore e le sue passioni, non si giustificano con il logos.  E Apollo, un po' stizzito, passò innanzi.
E allora Dioniso riparò in Apuania e i liguri apuani accolsero amichevolmente quel giovane dai cui riccioli scarmigliati spuntavano tralci di vite. Loro nel frattempo erano tristi perchè avevano subito una pulizia etnica e i Romani gli avevano tagliato le vigne al ciocco.
Dioniso non li poteva vedere i Romani, che oltre tutto di lui e del suo culto non capivano niente e allora si adoperò per restituire a quella povera gente che aveva perso la libertà, quanto meno il nettare del vino.
E allora girò a lungo per le contrade ad un tempo aspre, ad un tempo dolci di Apuania e quando trovava un posto che gli piaceva si toglieva una frasca di vite dai capelli e la piazzava in terra.
Va detto il figlio di Zeus e Semele che non ci andava da solo a fare quei giri, ma ogni tanto lo seguiva qualche ragazzotta del posto, qualche menade autoctona insomma. Giovane e bello com'era, non sapeva mai decidersi a prendersi una sola fidanzata, ma non perchè fosse un farfallone, semplicemente perchè amava le donne in generale. E le donne amavano lui, anche perchè era il dio della Pace. E allora il Bromio diceva a una delle Cinque Terre "se vuoi un vino che ti assomigli,di un colore biondo scaldato dal sole come i tuoi capelli, suadente come la tua voce, prezioso come la tua amicizia, devi darmi un bacio".
Sulle colline di Candia invece ebbe a dire a una menade il giovane dio:"Se vuoi un vino allegro come il tuo sorriso, dolce come la tua bocca,prezioso come un giorno di festa, devi darmi un bacio!" . 
E sui Colli di Luni si rivolse così a una fortunata "se vuoi un vino diretto come le tue passioni, fruttato come l'estate, indimenticabile come solo tu sei, devi darmi un bacio". E così via. E ogni volta un bacio benediceva il tralcio di vite messa a radicare.
E fu così che Dioniso in persona, ci diede i nostri vini e che vini! non certo gli Etruschi o i Romani, come sostengono arbitrariamente i libri di Storia, che dopo aver cercato di cancellare la nostra identità, hanno voluto negare anche il legame tra noi e il dio dell'Ebbrezza, che amò invece tanto questi luoghi e chissà prima o poi farà pure ritorno.
Almeno io lo presumo dato che sul Caprione ci sono ancora i "cavanei", delle grandi strutture in pietra dove un tempo abitavano le nostre menadi. Una volta quando facevo la boscaiola ho passato un pomeriggio intero a liberarne uno dai rovi e io credevo che fosse una cosa un po'insensata agli occhi altrui quella in cui mi ero imbarcata e invece le mie colleghe si sono precipitate ad aiutarmi con i loro penati. E mentre tagliavamo i rovi, ci si attorcigliavano alle braccia tralci di edera e di salsapariglia e ci dicevamo l'una con l'altra "per le menadi! per le menadi!" E giù colpi con il penato. Dunque può essere che una menade ci abbia ascoltate e risvegliata dal suo lungo sonno, ora sia lassù,sul Caprione in attesa del dio.


nota di Sara: questo post è del 2008, lo riciclo perchè stasera volevo scrivere una cosa, ma è tardi.
Questo post rappresenta una parte della mia vita, o almeno di quello che è stato nel mio approccio tra il "naturale" e "sovrannaturale", che troppo spesso mi appaiono contigui.
questo post è una dedica al mio territorio, alla mia terra apuana, che amo smisuratamente, come direbbe Yeats "luoghi più cari della vita stessa".

02 ottobre 2013

il tiranno

Deh, non v'incresca la spesa e l'affanno,
o cari cittadin d'esta cittade;
per mantener la vostra libertade
ispecchiatevi in quelle cose che non l'hanno.
Considerate che cosa è il tiranno:
chi più si fida in sua amistade
ispesse volte in grandi strazii cade,
e non gli vale il penter dopo 'l danno.
Tiranno tira a sé tutte sue voglie:
chi priva dell'aver, chi della vita,
a chi toglie la figlia, a chi la moglie:
purché gli piaccia, la cosa è fornita;
condanna il giusto e il peccator proscioglie
e non si può dir non quando dice ita.
però con forza ardita
fate difesa e mai niuno si stanchi:
prima morir che libertà vi manchi.


Simone Serdini, detto Saviozzo
Siena 1360 - Toscanella 1419

26 maggio 2013

Lo scotto in Battilana


post del 2009, dedicato all'epoca e oggi alla memoria di mio zio Oreste di Bonascola, uomo mite, onestissimo e distributore di sorrisi e anche di qualche lacrima pure a distanza di 25 anni da quando ci ha lasciati.

Credo siano passati quasi una trentina d'anni. All'epoca anche persone di estrazione modesta potevano farsi una casa senza tribolare più di tanto. E così i miei nonni di Battilana acquistarono una vecchia casa per risistemarla insieme a mio zio e farne l'abitazione per lui e la sua famiglia (per Battilana si rimanda nota n.1).
Ricordo che anche se certamente il grosso del lavoro lo fecero i muratori,ci furono contributi un po'tutta la famiglia, bimbi compresi. In modo particolare è restata impressa nella mia memoria una divertentissima giornata di demolizione, di mura e calcinacci che mi sembrò un gioco. Anzi, era un gioco! 
Nelle campagne, nei contesti rurali e di clan, come Battilana appunto, era normale che i ragazzini dessero una mano alle faccende dei grandi, che si trattasse della vendemmia o della raccolta delle patate, era vissuto tutto spensieratezza e poi mio fratello ed io lo sentivamo anche un po'come un nostro dovere.
Le mie cugine no, loro non venivano nemmeno a fare la vendemmia, però si sono pregiudicate per sempre, secondo me, quelle bellissime parate sul carro trainato dal trattore di mio nonno Nandino, al ritorno dai campi, quando noi bambini  ci sperticavamo in saluti per farci vedere da tutti , nel privilegio di esser seduti sul carro, tra i bigonci pieni d'uva bianca e nera.
I miei nonni sono sempre stati dei lavoratori infaticabili, all'epoca della casa in costruzione poi erano giovani e quindi il progetto di mio zio andò a buon fine. Era usanza a quei tempi che  una volta che i lavori terminavano il tetto della casa, fosse issata una bandiera sull'edificio. Di solito ci piazzavano la bandiera italiana: attenzione sto parlando di un'usanza che precede cronologicamente i clamori del Mundial del 1982 e tanto meno la voglia di bandiere, divise e istanze similmonarchiche che da oltre un decennio pervade,nella forma, un Paese sempre più allo sfascio e allo sbagascio.
No!All'epoca si piazzava sul tetto della casa una bandierina tricolore e stop. Senza tante storie. Un piccolo rettangolo di stoffa poco più grande di un fazzoletto.
I miei nonni invece fecero svettare sul tetto della casa una bandiera rossa : eravamo o no in Battilana?!
E' palese che in questa ritualità ci sia qualcosa di arcaico: l'eco di una leggenda, presente un po'in tutte le culture, che vuole che la fondazione di una città, di più di una civiltà, sia caratterizzata alla sua origine dall'uccisione di un serpente, di un drago, insomma, di un bestio infilzato da un'asta. 
Oggi non lo so se si usa sempre piantare la bandiera italiana sul tetto di una casa di nuova costruzione. Non credo. Intanto perché ci sono sempre meno privati che si possono fare una casa per fatti loro, proliferano infatti le villette a schiera, le ditte edili vanno di fretta, ma soprattutto, i muratori sono per lo più stranieri, magari nella stessa ditta operano nazionalità diverse, ragion per cui non mi sembra chiaro quale bandiera sarebbe legittimo piantare. 
Ma la ritualità battilanese non terminò con la bandiera, proseguì infatti  con "lo scotto". Io, bambina che andava per i 10 anni o giù di lì, non sapevo cosa fosse , salvo poi viverlo in prima persona in quella notte d'estate in cui i miei nonni, per "pagare lo scotto" invitarono a cena tutti i loro parenti di Battilana e anche alcuni di Bonascola, cioè mia zia Maria "di Candia", sorella di mia nonna Beatrice e il marito di Maria, lo zio Oreste.
E così ci fu festa nell'aia dei miei nonni quella sera, dove in tantissimi mangiammo spaghetti conditi con un memorabile sugo di granchi preparato per tutti dallo zio Orè.
Quanti eravamo quella sera seduti ai tavoli imbanditi nell'aia dei miei nonni!
Forse eravamo anche in troppi, almeno per i miei gusti perché tra i convenuti c'era un mio cugino di secondo grado, tale Francesco, un ragazzino poco più grande di me, il quale da buon antipatichello mi disse che il completino di raso rosso, con i pantaloncini e la canotta,che indossavo non era un originale della Adidas! Me lo disse come se mi fossi macchiata di chissà quale onta! Francesco! così giovane e così st..zo! E ora che ci penso anche bugiardo!
Ma a parte il Pierino battilanese, fu una serata di allegria condivisa, che dopo la cena proseguì con la musica della fisarmonica di mio nonno Nandino.
Nonno se ora mi stai ascoltando dal Paradiso dei Comunisti, ti voglio dire che se all'epoca ti avrò dato l'impressione di preferire le canzoni di Miguel Bosè alla tua musica,  (sempre meglio delle mie cugine che erano fissate con Pupo!) tuttavia vorrei farti sapere che per me era un privilegio quando ci facevi ascoltare la tua fisarmonica, era impossibile resistere al quel buonumore contagioso!
Come fu la notte d'estate dello scotto, tra le risate, i motti di spirito che passavano da un tavolo all'altro, divertenti, ma mai salaci, perchè io non mi ricordo di avere udito nella mia infanzia battilanese, cose sconvenienti per i bambini (vedi nota 2).
Ma colui che strappò più sorrisi e risate a tutti, fu come al solito lo zio Oreste, la cui presenza era già di per sé garanzia di buonumore. E si rincorrevano le voci e si levavano dai tavoli "Oh Orè!" "Ne Orè, ven po'chi! Ven'a ber un po'd'vin'!" E ancora "e per il cuoco Orè hip hip urrà!"
E tutti quanti in coro, a squarciagola: urrà!!!
Non era certo un campione quanto a bellezza, mio nonno Nandino  infatti per pigliare in giro bonariamente quel suo cognato, lo chiamava Rodolfo Valentino (sempre meglio di colui  che sempre a causa della mancata avvenenza  da mio nonno si beccò l'appellativo di Negus o dell'altro che restò a vita soprannominato Il Marziano, soprannome poi ereditato dal figlio detto Il Marzianin), nondimeno tutti adoravano Oreste,  quel uomo alto, dal sorriso dolcissimo, a cui la mia famiglia deve tanti momenti felici.
E'mancato pochi anni dopo, non ancora sessantenne, non so se fece in tempo ad andare in pensione dalla fabbrica in cui lavorava, la storica Coca Apuania(vedi nota 3). 
Quantunque acquisito, mio zio Orè è una delle persone che ha lasciato i ricordi più belli della mia infanzia e voglio ricordare a distanza di tempo la sua grande bontà e tutta questa storia della festa dello scotto in Battilana è dedicata a lui.


note
1)Battilana è in provincia di Massa Carrara, al limite tra la Toscana e la Liguria: i suoi abitanti si caratterizzano per non avere i tratti rinomati degli abitanti né dell'una né dell'altra regione, dal momento che noi liguri apuani, non siamo come pensa erroneamente qualcuno "misti", siamo decisamente ALTRI. E siamo soliti a frequentazioni prestigiose. Su Battilana , sui costumi dei suoi abitanti e sul lessico e sulla mitologia battilanese ho scritto in diverse occasioni, in altro a sinistra nella pagina, è possibile effettuare un'interessante ricerca, fermo restando il fatto che io sono una battilanese per metà, per giunta trapiantata e cresciuta altrove, cioè a almeno due km da Battilana centro.

2) devo precisare il concetto: all'epoca mi capitava di udire assai di frequente espressioni , per altro gratuite, pronunciate in linguaggio poco riguardoso nei confronti di Santa Romana Chiesa, ma diciamo che non ricordo nel corso delle mie estati infantili battilanesi di aver udito un modo di scherzare volgare, o comunque non adatto a orecchie infantili che avessero a che fare con la sessualità.

3)davvero storica la cosiddetta "Coca Apuana" come l'hanno sempre chiamata da queste parti, il cui nome vero è Italiana Coke.

25 marzo 2013

il conte zio


- Se lei sa positivamente, - disse il provinciale, - che questo religioso abbia commesso qualche errore (tutti si può mancare), avrò per un vero favore l'esserne informato. Son superiore: indegnamente; ma lo sono appunto per correggere, per rimediare.
- Le dirò: insieme con questa circostanza dispiacevole della protezione aperta di questo padre per chi le ho detto, c'è un'altra cosa disgustosa, e che potrebbe... Ma, tra di noi, accomoderemo tutto in una volta. C'è, dico, che lo stesso padre Cristoforo ha preso a cozzare con mio nipote, don Rodrigo ***.
- Oh! questo mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace davvero.
- Mio nipote è giovine, vivo, si sente quello che è, non è avvezzo a esser provocato...
- Sarà mio dovere di prender buone informazioni d'un fatto simile. Come ho già detto a vostra magnificenza, e parlo con un signore che non ha meno giustizia che pratica di mondo, tutti siamo di carne, soggetti a sbagliare... tanto da una parte, quanto dall'altra: e se il padre Cristoforo avrà mancato...
- Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire. Mio nipote è giovine; il religioso, da quel che sento, ha ancora tutto lo spirito, le... inclinazioni d'un giovine: e tocca a noi, che abbiamo i nostri anni... pur troppo eh, padre molto reverendo?... [...]
E quando il conte ebbe finito, e messo un lungo soffio, che equivaleva a un punto fermo, - intendo benissimo, - disse il provinciale, - quel che il signor conte vuol dire; ma prima di fare un passo...
-È un passo e non è un passo, padre molto reverendo: è una cosa naturale, una cosa ordinaria; e se non si prende questo ripiego, e subito, prevedo un monte di disordini, un'iliade di guai. Uno sproposito... mio nipote non crederei... ci son io, per questo... Ma, al punto a cui la cosa è arrivata, se non la tronchiamo noi, senza perder tempo, con un colpo netto, non è possibile che si fermi, che resti segreta... e allora non è più solamente mio nipote... Si stuzzica un vespaio, padre molto reverendo. Lei vede; siamo una casa, abbiamo attinenze...- Cospicue.
- Lei m'intende: tutta gente che ha sangue nelle vene, e che, a questo mondo... è qualche cosa. C'entra il puntiglio; diviene un affare comune; e allora... anche chi è amico della pace... Sarebbe un vero crepacuore per me, di dovere... di trovarmi... io che ho sempre avuta tanta propensione per i padri cappuccini...!